Il Vietnam dichiara guerra allo smog delle due ruote

Vietnam introduce ispezioni obbligatorie per motocicli con limiti più sever, obiettivi di elettrificazione al 2030.

Il Vietnam dichiara guerra allo smog delle due ruote
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Massimo Schimperla
Pubblicato il 22 gen 2026

Dopo anni di discussioni e preparativi, il Vietnam si appresta a compiere un passo epocale nella lotta contro l’inquinamento atmosferico generato dal traffico su due ruote. Il Paese, che conta oltre 70 milioni di motocicli in circolazione, è pronto a lanciare il più ambizioso programma di controlli emissioni mai tentato in Asia, con l’obiettivo di ridisegnare radicalmente la qualità dell’aria nelle sue metropoli e avviare una vera elettrificazione del parco veicoli.

Il piano, frutto di tre anni di lavoro e consultazioni, prevede un cronoprogramma ben definito: le prime città a essere coinvolte saranno Hanoi e Ho Chi Minh City, dove le ispezioni partiranno tra il 2026 e il 2027. A seguire, nel 2028, toccherà ad altri importanti centri urbani come Hai Phong, Da Nang, Can Tho e Hue, fino a raggiungere la copertura nazionale entro il 2030. Per rendere operativa questa rete di controlli emissioni, il governo vietnamita istituirà circa 5.000 centri di verifica, distribuiti strategicamente su tutto il territorio nazionale.

La normativa introduce una classificazione dei motocicli in quattro categorie, basata sull’anno di immatricolazione. I nuovi limiti imposti sono molto più stringenti rispetto al passato: il monossido di carbonio non potrà superare il 2%, mentre per gli idrocarburi le soglie scendono drasticamente – da 1.500 a 1.000 ppm per i motori a quattro tempi e da 10.000 a 2.000 ppm per quelli a due tempi. Ogni proprietario dovrà recarsi presso uno dei centri autorizzati per ottenere il certificato di conformità alle nuove norme, ad eccezione dei veicoli appartenenti ai ministeri della Difesa e della Sicurezza Pubblica.

Questa iniziativa si inserisce in una più ampia strategia nazionale di elettrificazione e decarbonizzazione dei trasporti. Non a caso, Hanoi ha già annunciato il divieto di circolazione per i motocicli a combustione interna nel centro città a partire da luglio 2026. A livello nazionale, l’obiettivo è ambizioso: entro il 2030, un terzo del parco veicoli dovrà essere elettrico, con oltre il 20% dei motocicli a zero emissioni. Un cambio di paradigma che, se realizzato, ridurrebbe drasticamente l’inquinamento atmosferico urbano, portando benefici tangibili sia per la salute pubblica che per la vivibilità delle città.

I vantaggi di questa rivoluzione sono evidenti soprattutto nelle aree urbane, dove il traffico di motocicli rappresenta la principale fonte di smog e particolato. Le autorità sottolineano i benefici attesi in termini di qualità dell’aria e riduzione delle malattie respiratorie. Tuttavia, l’implementazione del piano presenta non poche criticità. In primo luogo, i costi delle ispezioni ricadranno sui proprietari, che dovranno sostenere spese per l’adeguamento o la manutenzione dei propri mezzi. In particolare, chi possiede veicoli più datati – spesso appartenenti a fasce di reddito medio-basso – rischia di dover affrontare esborsi significativi per riparazioni o addirittura per la dismissione anticipata del proprio mezzo.

La logistica dell’operazione è altrettanto complessa: il coordinamento di migliaia di centri di controllo, la formazione del personale e la gestione dei flussi di utenti richiederanno uno sforzo amministrativo senza precedenti. Il settore della manutenzione e dell’assistenza tecnica, però, potrebbe trarre vantaggio da questa situazione, grazie alla crescita della domanda di servizi di adeguamento ai nuovi standard. Officine e centri specializzati dovranno attrezzarsi rapidamente per rispondere alle nuove esigenze e implementare i protocolli di controlli emissioni.

Ad oggi, il governo non ha ancora comunicato misure concrete di sostegno per i cittadini, anche se si ipotizzano incentivi per la rottamazione, sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici o agevolazioni fiscali che potrebbero alleggerire il carico economico sulle famiglie. La riuscita dell’operazione dipenderà soprattutto dalla capacità delle amministrazioni locali di coordinare infrastrutture, formazione e monitoraggio delle attività.

Nonostante la determinazione politica, permangono dubbi sulla reale fattibilità dei tempi previsti. Il possibile slittamento dell’avvio dei controlli nelle due principali metropoli al 2027 evidenzia già le difficoltà operative nell’affrontare una trasformazione così vasta. Sarà fondamentale garantire un enforcement rigoroso e trasparente: senza controlli efficaci, anche le normative più severe rischiano di avere un impatto limitato sulla qualità dell’aria e sul futuro della elettrificazione dei trasporti in Vietnam.

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