Beta presenta Evo 300 4T e la serie Evo 80 per il 2026

Beta presenta la gamma trials 2026: la Evo 300 4T punta su peso ridotto e erogazione lineare; Evo 80 Jr e Sr promuovono i giovani con la Beta 80 Cup.

Beta presenta Evo 300 4T e la serie Evo 80 per il 2026
M V
Massimiliano Vetrone
Pubblicato il 20 feb 2026

Con la presentazione della gamma 2026, Beta compie un passo deciso verso la democratizzazione della disciplina trials, introducendo tre nuovi modelli che mirano a rendere questa specialità accessibile a un pubblico sempre più ampio. I numeri parlano chiaro: 8.990 dollari per la nuova quattro tempi Evo 300 4T, 4.890 dollari per la versione junior Evo 80 Jr e 5.290 dollari per la sorella maggiore Evo 80 Sr. Ma non sono solo i prezzi a segnare la svolta, quanto piuttosto una strategia che punta a ridurre la distanza tra i neofiti, le giovani promesse e il mondo dell’off-road tecnico.

L’obiettivo della casa italiana è evidente: puntare tutto su controllabilità e accessibilità, rendendo il trial meno esclusivo e più praticabile, sia per adulti alle prime armi sia per i ragazzi che desiderano avvicinarsi a una disciplina ricca di tecnica e passione. Il cuore pulsante di questa nuova filosofia è rappresentato dalla Evo 300 4T, una moto pensata per chi cerca il fascino del trial ma vuole evitare le complessità gestionali tipiche dei due tempi. Qui, la leggerezza del motore, l’erogazione lineare e un impatto acustico ridotto diventano i punti di forza: qualità che permettono un controllo preciso del gas anche nelle aperture più contenute e rendono la moto perfetta per essere utilizzata in aree dove il rumore è un fattore critico, come spazi privati o zone urbane soggette a restrizioni.

Dal punto di vista tecnico, l’architettura del propulsore della Evo 300 4T è stata progettata per esaltare robustezza e semplicità di manutenzione, due elementi fondamentali in una disciplina dove la frizione viene utilizzata in modo intensivo e i regimi di rotazione sono spesso molto bassi. In questo contesto, Beta scommette su una progettazione essenziale, priva di inutili complicazioni, che possa garantire una lunga affidabilità e ridurre la necessità di frequenti passaggi in officina. Una scelta che risponde perfettamente alle esigenze di chi si avvicina per la prima volta al trial e desidera una moto che non sia solo performante, ma anche semplice da gestire nel tempo.

La gamma 2026 non trascura certo i più giovani, anzi, offre loro un accesso strutturato e stimolante alla disciplina. Le nuove Evo 80 Jr e Evo 80 Sr rappresentano due veri e propri punti di riferimento per i ragazzi tra i 9 e i 15 anni. La Evo 80 Jr, pensata per la fascia d’età 9-11 anni, è proposta a 4.890 dollari, mentre la Evo 80 Sr, destinata agli 11-15enni, è disponibile a 5.290 dollari. Questi modelli non sono semplici versioni ridotte, ma vere e proprie moto da trial in miniatura, progettate per accompagnare i giovani piloti nella loro crescita tecnica e agonistica.

Un ruolo centrale in questo percorso di formazione lo gioca la Beta 80 Cup, un circuito competitivo realizzato in collaborazione con l’American Motorcyclist Association e il North American Trials Council. Questa iniziativa offre ai giovani una piattaforma dove poter apprendere, mettersi alla prova e competere, con l’obiettivo di sviluppare non solo le abilità tecniche ma anche lo spirito sportivo. La Beta 80 Cup non si limita a proporre gare, ma premia i talenti emergenti con riconoscimenti concreti, tra cui la possibilità di vincere una moto Beta, stimolando così la passione e l’impegno delle nuove generazioni.

La strategia di Beta per il 2026 si dimostra dunque lungimirante, offrendo risposte concrete alle esigenze di chi si avvicina per la prima volta al mondo del trial, senza però dimenticare i puristi affezionati ai due tempi. Questi ultimi, infatti, continuano a preferire la reattività e il peso contenuto delle configurazioni tradizionali, ma la nuova Evo 300 4T si propone come una soluzione di equilibrio, capace di coniugare la maneggevolezza quotidiana con il feeling tecnico tipico del trial. Non si tratta di una rivoluzione totale, ma di un invito a esplorare una via intermedia, dove l’accessibilità non sacrifica il piacere di guida e la passione per una disciplina che, finalmente, si apre davvero a tutti.

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