Alonso sfida l'aereo: il caso del video virale e le prove del fake
Un video virale mostra David Alonso in una gara contro un aereo; una seconda clip parla di incidente ma si dubita dell'autenticità.
Un caso che ha fatto discutere appassionati e addetti ai lavori nel mondo delle due ruote è quello che vede protagonista David Alonso, giovane talento della Moto2, coinvolto in una spettacolare sfida tra moto e aereo, immortalata in un video virale pubblicato da Red Bull Colombia. Ma ciò che sembrava una semplice esibizione adrenalinica si è trasformato rapidamente in un giallo mediatico, complice la circolazione di una seconda clip – diffusa da Mundo GP – che ha sollevato non pochi dubbi sull’autenticità dell’intera operazione. Analizzando a fondo i due filmati, emergono infatti tre incongruenze sostanziali che mettono in discussione la veridicità dell’evento e alimentano il sospetto di uno stunt pubblicitario orchestrato ad arte.
Il primo elemento che balza all’occhio riguarda la scomparsa dell’aereo. Nel filmato originario, diffuso sui canali ufficiali di Red Bull Colombia, la scena è perfettamente nitida: David Alonso è ripreso mentre, in sella alla sua CFMoto 675SR R, si lancia in una corsa mozzafiato contro un velivolo che lo accompagna per tutta la lunghezza della pista. Le immagini sono chiare, ben montate e accompagnate da una narrazione che esalta la straordinarietà della sfida, rendendo il video immediatamente virale tra gli appassionati e sui social network. L’impatto visivo è potente, e la presenza costante dell’aereo costituisce la cifra distintiva dell’intera impresa.
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Tuttavia, il secondo video – diffuso da Mundo GP – introduce una brusca rottura nella narrazione. In questa nuova clip, infatti, si assiste a un presunto incidente: il pilota, al termine della pista, perde il controllo della moto e si ribalta violentemente. Ma ciò che sorprende è l’assenza totale dell’aereo, elemento cardine del primo filmato. La mancanza del velivolo in una sequenza che dovrebbe essere la naturale prosecuzione della gara getta ombre sulla coerenza temporale e spaziale dei due video. Possibile che una sfida così spettacolare non sia stata ripresa in modo continuo, oppure che la presenza dell’aereo venga improvvisamente meno proprio nel momento clou?
Il secondo aspetto che desta sospetti riguarda l’equipaggiamento del pilota. Nel video della sfida, sono ben visibili i dettagli rosa sul casco e sui guanti, tipici della livrea del team CFMoto Aspar. Questi elementi distintivi, però, non compaiono o risultano poco identificabili nella sequenza dell’incidente. Il cambio di abbigliamento o la mancata corrispondenza cromatica suggeriscono che le due riprese potrebbero non riferirsi allo stesso protagonista o, quantomeno, non allo stesso momento. In un contesto così controllato come quello di una gara promozionale, ogni dettaglio viene normalmente curato con estrema attenzione: la discrepanza negli equipaggiamenti appare quindi quantomeno sospetta.
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Il terzo punto critico riguarda la qualità delle immagini. Se la prima clip si distingue per la nitidezza e la cura del montaggio, la seconda – quella dell’incidente – mostra un degrado anomalo della qualità video. Le immagini sono sgranate, i dettagli sfocati, come se si trattasse di una registrazione indiretta o di un montaggio effettuato in condizioni non ottimali. In un’epoca in cui ogni smartphone è in grado di garantire riprese in alta definizione, questa caduta di qualità appare difficilmente giustificabile e contribuisce ad alimentare il sospetto che la clip sia stata manipolata per fini narrativi o sensazionalistici.
A rendere il quadro ancora più enigmatico è il silenzio mantenuto da David Alonso e dal suo entourage. Nessun commento ufficiale è stato rilasciato né dal pilota né dal team, nonostante la diffusione virale delle immagini e le domande sollevate dagli appassionati. Un errore così grossolano nella valutazione dello spazio di frenata, per un pilota esperto come Alonso, appare quantomeno insolito. Questo silenzio, unito alle incongruenze evidenziate nei video, rafforza l’ipotesi che si tratti di uno stunt pubblicitario studiato per generare clamore e viralità sui social.