Dr. Costa: Zanardi "meno grave" di Schumacher

L'ex-responsabile medico del Motomondiale commenta le condizioni del campione bolognese, che aiutò anche dopo l'amputazione delle gambe

Nel corso di un'intervista rilasciata a Il Messaggero, il Dottor Claudio Costa - ex-medico del Motomondiale e "fondatore" della Clinica Mobile - ha espresso il suo parere sull'attuale situazione di Alessandro Zanardi, ex-pilota automobilistico poi diventato pluri-medagliato atleta paraolimpico che pochi giorni fa è stato vittima di un grave incidente nel senese.

Durante una tappa della staffetta Obiettivo Tricolore, evento di cui era anche promotore, Zanardi avrebbe perso il controllo della sua hand-bike per andare a poi ad impattare contro un mezzo pesante che viaggiava in direzione opposta, uno scontro violentissimo che ha lasciato il 53enne bolognese privo di sensi e in condizioni giudicate da subito "gravissime".

Immediatamente eli-trasportato presso l'Ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena e sottoposto a un intervento neurochirurgico, Zanardi è da allora ricoverato presso la stessa struttura in coma indotto ed in terapia intensiva, con condizioni ripetutamente definite "stabili" dai susseguenti bollettini medici.

Come noto, nel Settembre 2001 Alex Zanardi fu vittima di un incidente automobilistico al Lausitzring, in Germania, episodio che - dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite - gli costò l'amputazione di entrambi gli arti inferiori. Grazie alle sue grandi doti umane e a un faticoso processo di riabilitazione in cui lo stesso Dr. Costa ebbe un ruolo fondamentale, l'emiliano diede poi il via alla sua grande carriera di paraciclista, tornando poi a gareggiare anche in auto.

Parlando con il quotidiano romano, Claudio Costa ha così commentato l'attuale quadro clinico dell'amico, che sta tenendo tutta Italia con il fiato sospeso:

"Il trauma subito da Alex Zanardi è gravissimo e lo dimostrano le oltre tre ore di intervento neurochirurgico, ma voglio essere ottimista. Nella terapia intensiva dell'ospedale di Siena ci sono medici di grande valore e so che Alex Zanardi è un guerriero che ha già cominciato la sua partita per la rinascita."

"Credo che ce la possa fare, in questo momento drammatico concedetemi questo sogno: forse sono troppo ottimista, ma potrebbe anche andare alle Olimpiadi di Tokyo".

La gravità della situazione ha spinto molti a paragonare quanto accaduto con lo sfortunato incidente sugli sci capitato a Michael Schumacher, il più titolato asso della Formula 1 della storia, che batté violentemente la testa e fu poi mantenuto in coma farmacologico prima di proseguire la riabilitazione nella sua casa in Svizzera, protetto dal grande riserbo della famiglia. Il Dr. Costa ha però fatto dei distinguo:

"La situazione viene accostata a quella di Michael Schumacher: è un'analogia comprensibile, ma da quanto mi risulta, dati anche i parametri cerebrali, credo che i medici di Siena siano abbastanza tranquilli. La situazione forse è meno grave e me lo auguro: quando arriverà il momento di svegliarlo vedremo in che condizioni è il cervello, ma a me sembra che, tutto sommato, abbia reagito molto bene."

Ricordando i giorni successivi all'incidente del Lausitzring, Costa ha sottolineato la grande forza d'animo di Zanardi, che meno di 3 mesi dopo il terribile impatto che lo privò delle gambe stupì il mondo ricevendo "in piedi" il Casco d'Oro nella 'sua' Bologna:

"A due mesi dall'incidente di Berlino nel 2001, con i monconi ancora parzialmente aperti e le arterie non ancora chiuse, col rischio di emorragie, mi chiese di metterlo in piedi al Motorshow perché dovevano consegnargli il Casco d'Oro e, fatalmente, doveva essere Michael Schumacher a farlo. Gli chiesi di darmi cinque minuti, mi stesi sulla poltrona e cominciai a pensare a come aiutarlo, perché non potevo dirgli "Non si può", non è una risposta contemplabile con lui."

"L'unica soluzione erano le protesi e l'aiuto di un fisioterapista, e alla fine di Dicembre, a Bologna, Alex era sul palco, in piedi e sorridente. Disse: "Questo è il primo passo per la vittoria più importante della mia vita". Erano passati solo due mesi e mezzo dall'incidente».

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