Motomondiale e coronavirus, fra speranze e timori, Chi paga il conto?

Coronavirus, anche il motociclismo, in tutte le sue discipline ad ogni livello, è nell’occhio del ciclone

Se il Motomondiale, così come il grande sport internazionale, pensava di essere un’isola felice, il coronavirus lo ha riportato alla realtà, sotto il tiro di un nemico invisibile e implacabile. Il mondo dello sport, in Italia e altrove, dopo le prime settimane dell’esplosione del virus, paga già pesanti conseguenze con il rinvio o la cancellazione di grandi e storici eventi e con il calendario 2020 stravolto per l’emergenza sanitaria. Anche il motociclismo, in tutte le sue discipline ad ogni livello, è nell’occhio del ciclone. Dorna e Fim, dopo le sottovalutazioni e i tentennamenti iniziali, hanno preso le giuste decisioni. Anche perché obbligate dai decreti di divieto e quarantene dei governi nazionali e dai moniti severissimi dell’Organizzazione mondiale della sanità, Dorna e Fim spostano ripetutamente in avanti le gare iridate già saltate in un balletto dei calendari sempre meno credibili mettendo a rischio la stagione 2020. Di fronte allo tsunami del coronavirus, che sta provocando - non solo in Italia - la crisi più pesante dal dopoguerra ad oggi, tutto può accadere. Nessuno oggi è in grado di misurare il tempo e i danni di questa pandemia mondiale in espansione che sta falcidiando vite umane travolgendo le economie con una recessione mondiale che investirà anche lo sport, tutto lo sport, ovunque. E’ un’emergenza sanitaria globale. Quindi, oggi, primum vivere, priorità alla salute, sapendo che stiamo andando verso un’economia di guerra che imporrà un cambio di passo generale. Niente sarà più come prima. Ciò vale anche per lo sport e per il motociclismo. Comunque la si giri, la situazione è difficile, come mai dal dopoguerra ad oggi: non resta che adeguarsi agli eventi e sperare che le decisioni governative e sanitarie e l’ausilio della scienza producano presto una svolta, uscendo dal tunnel. Fin quando lo stato di emergenza non passerà diventa assai difficile parlare di corse, di Motomondiale, di MotoGP tutt’ora al palo nel campionato.

In Italia, la FMI ha sospeso l’attività intanto fino al 27 aprile rinviando CIV, Coppa Italia, Minimoto ecc. A livello internazionale, allo stato delle cose, l’obiettivo di far ripartire la stagione 2020 a fine maggio dal GP d’Italia al Mugello pare esageratamente ottimistico, campato in aria. Se ciò dovesse accadere e se anche a giugno – purtroppo - tutto restasse come oggi, sarebbe davvero difficile non imboccare la strada che porta a sospendere ufficialmente la stagione 2020 di tutti i campionati di motociclismo, MotoGP in primis. Tante sono già le conseguenze negative, anche economiche, per gli stessi addetti e per tutto il “giro” del Circus. Già i club di Serie A nel calcio e l’NBA del basket sono pronti a congelare gli stipendi dei giocatori, primo anello di una catena che potrebbe essere presto stravolta rispetto ai budget delle squadre, degli organizzatori, dei diritti televisivi, degli sponsor, delle assicurazioni ecc. in una giravolta che può cambiare i paradigmi sociali. Lo show-business del Motomondiale incentrato sulla MotoGP rischia, sin da subito, di vacillare e difficilmente potrebbe sostenere a lungo l’attuale stato di rimanere con i motori spenti. In una lettera inviata l’altro ieri ai Team e agli addetti ai lavori Carmelo Ezpeleta ribadisce che Dorna “non si arrende” certo di disputare il Motomondiale e il WSBK 2020. Ma, con la stagione congelata e legata all’epidemia coronavirus, tutta la filiera del Circus iridato è a rischio di tenuta economica, con i piloti che aspettano il pagamento delle rate stabilite dai contratti e soprattutto con i Team – specie quelli della Moto3 e Moto2 - a rischio bancarotta non ricevendo né da Dorna né dagli sponsor gli introiti stabiliti contrattualmente. Migliaia di persone sono in allarme. Dorna pare comunque decisa ad aiutare le squadre ma non è facile anche perché è Dorna stessa la prima a pagare il conto di questa situazione. Dorna divide la torta del Motomondiale con i Team ma se la torta non c’è – senza corse non arrivano i soldi dei diritti televisivi, degli organizzatori dei singoli round ecc. – c’è poco da dividere. E' un cane che si morde la coda. Così Dorna è costretta a mettere mano alle sue riserve ben sapendo che se l’emergenza prosegue e si continua a non correre tali riserve si prosciugano e ognuno resta col proprio cerino acceso (o spento) in mano e buonanotte ai suonatori. C’è sempre una via d’uscita e c’è sempre un dopo, così dice la storia. C’è da vedere, però, come se ne esce.

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