MotoGP, il Coronavirus non ferma il GP della Thailandia. Nessun rischio per gli altri GP asiatici?

Il Coronavirus con le sue conseguenze investe o potrebbe coinvolgere anche il Motomondiale, sport globalizzato, con le gare che si disputano in ogni continente

Sono scelte assai delicate e nodi difficili da sciogliere. In certi casi, i pur legittimi interessi economici vanno posti in secondo piano rispetto ai rischi per la salute e per la vita, fosse anche di una sola persona. Ora, mentre la Formula 1 ha rimandato a data da destinarsi il GP della Cina a Shanghai in programma il 19 aprile 2020 (rischia anche il 1° GP del Vietnam F1 del prossimo 5 aprile?), il Motomondiale invece conferma il GP della Thailandia del 20-22 marzo, con le autorità di governo di quel Paese, la Dorna, la FIM, l’Irta che rassicurano in quanto non vi sono “grandi rischi”. Qui gli aggettivi contano ma non possono sostituire l’interrogativo di fondo: il rischio c’è o non c’è, al di là se è grande o piccolo? In questa fase è la Cina il Paese più esposto ma le notizie si rincorrono, non senza preoccupazioni, ovunque. Pochi giorni addietro il CEO di Dorna, Carmelo Ezpeleta, in un'intervista alla testata spagnola AS era stato chiaro: "Andremo in Qatar come previsto perché ci hanno garantito che non c'è pericolo, ma prima di andare in Thailandia, che è più vicina (alla Cina, NdR), abbiamo chiesto ulteriori informazioni e siamo in attesa della risposta. In base a quello che ci verrà comunicato decideremo se andare oppure no. La sicurezza è sempre la prima cosa per noi e, se non potremo andare a marzo, cercheremo un altra data". Evidentemente le autorità della Thailandia hanno garantito che non c’è nessun rischio e quindi il GP si fa. Bene. Ma guai abbassare la guardia!

  • shares
  • Mail