SBK: la doppietta di Rea “chiude” il mondiale in crisi

La splendida doppietta californiana centrata a Laguna Seca da Jonathan Rea chiude di fatto il mondiale 2018 con ben cinque gare d’anticipo.

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La splendida perentoria doppietta californiana centrata a Laguna Seca da Jonathan Rea chiude di fatto il mondiale 2018 con ben cinque gare d’anticipo e conferma quanto già era evidente, pur se non a tutti. Primo: Rea è oggi l’unico vero “campione” della SBK, il pilota di grande talento e determinazione che fa la differenza. Secondo: la Kawasaki è stata penalizzata dai regolamenti-bluff, resta una gran moto, ma senza Rea non dominerebbe il campionato, anzi non sarebbe neppure spesso vincente come dimostrano i risultati dell’incostante deludente Sykes. Terzo: Ducati ha nella Panigale una moto giunta al termine del suo sviluppo ma non è vero che la bicilindrica bolognese è fuori gioco: senza un Rea contro e, all’opposto, con il supporto di piloti alla … Rea, anche la Rossa sarebbe ancora in grado di battersi per la vittoria in gara e in campionato.

Quarto: Davies e Melandri, molto diversi fra loro, restano ottimi piloti ma il primo quest’anno è spesso l’ombra di se stesso e il secondo è oramai al capolinea, a terra in Gara 2 dopo il lungo ( i lunghi) in Gara 1 e i contorcimenti nelle gare precedenti. Entrambi sono in grado di compiere exploit ma la loro stagione di vertice volge al termine. Puntare su Chaz e su Marco per la futura V4 sarebbe per Ducati un suicidio.

Quinto: Aprilia torna a podio in Gara 2 con Laverty, a dimostrazione di una crescita e di uno sviluppo effettivi ma tuttavia non convincenti. I bei tempi della RSV4 sono solo un ricordo e non sono questi i segnali per rinverdirli in un futuro che non promette niente di buono dato che la Casa di Noale punta tutte le sue carte sulla MotoGP e non ha intenzione di investire sulla SBK. Ciò comporta anche l’uscita (verso dove?) di Laverty e di Savadori.

Sesto: Yamaha si ripete in positivo con la dura lotta (per lo più fratricida) in casa dei suoi due rampolli Lowes (a podio in Gara 1 e quarto in Gara 2) e Van Der Mark, ma i 9 secondi di gap su un circuito così (corto) sono un abisso e le tre precedenti e pregevoli vittorie solo un ricordo.

Settimo: Honda entra nella top ten con l’americano Jake Gagne, nono in Gara 2 e Camier 13° (dopo una scivolata) a quasi … 45 secondi. Piloti e moto inadeguati. La Casa dell’Ala dorata deve decidere cosa vuol fare da grande in SBK. Ottavo: MV Agusta in Gara 2 settima con Jordi Torres (gap di oltre 16 secondi), stavolta con il merito (l’unico!) di essersi messa dietro la Kawa ufficiale di uno stralunato “mangiagomme” Sykes. MV Agusta farebbe bene a riconsiderare il suo impegno nelle corse: così non fa certo onore al suo straordinario e glorioso passato.

Nono: BMW agguanta punti con Baz in chiusura di top ten a quasi … 40 secondi dalla vetta. Qui di ufficiale non c’è neppure il marchio della Casa. D’altronde in SBK i privati sono oggi gli “utili idioti”. Cui prodest?

Decimo: questa SBK si sta consumando come una candela, annoiando protagonisti e appassionati, in caduta libera. I nuovi regolamenti, oltre che un bluff e uno schiaffo al motociclismo e allo sport, non hanno minimamente inciso sulla crisi della SBK, sempre più alla deriva. O si va verso una vera svolta con nuovo format e nuova identità o la SBK chiude i battenti. Dorna, cosa vuoi? FIM, se ci sei batti un colpo!

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