Moto3 Mugello, la riscossa dei “giovani leoni” italiani. Podio tutto italiano?

Al GP d'Italia Romano Fenati favorito .... d'obbligo

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Moto3 Mugello 2017 - I “giovani leoni” italiani della classe cadetta sono attesi al sesto round iridato del Mugello non per ribadire onirici proclami ma per suggellare con un trionfo la reale possibilità di vincere il titolo mondiale. Dire che non è “cosa facile” è banale, in una categoria dove in qualifica i primi 20 sono dentro un secondo e ogni gara finisce in volata dopo battaglie mozzafiato. Per l’armata “tricolore” della Moto3 è l’ora della riscossa dimostrando in pista che il tempo delle promesse è finito. I dieci italiani in campo sono chiamati a una prova di forza, ben sapendo che non tutti hanno fin qui deluso e non tutti hanno le stesse possibilità per la diversità di classe, esperienza, mezzi.

Dopo cinque gare (su 18 in programma nel 2017) solo il più “esperto” dei nostri vessilliferi, il 21enne Romano Fenati (Honda) al suo sesto anno di motomondiale, è salito sul gradino più alto del podio (GP delle Americhe) cogliendo anche il secondo posto a Jerez e solo Fabio Di Giannantonio, oltre all’asso ascolano, è salito sul podio due volte: terzo nel GP delle Americhe e terzo a Le Mans (oltre che quinto a Jerez).

Altri due italiani nella top five: Enea Bastianini e Nicolò Bulega con un quarto e un quinto posto. Lo “zero” del GP di Francia ha penalizzato in classifica Fenati, ora secondo in campionato (65 punti) dietro a Joan Mir (99 punti) e davanti a Canet (63), a Martin (59), a McPhee (53) e a Di Giannantonio, sesto (51) e a Migno, settimo (43). Gli altri “azzurri”: Bastianini 10° (31), Bulega 11° (22), Antonelli 17° (11), Dalla Porta 26° (2), Arbolino 27° (2), Bezzecchi 29° (1), Pagliani 31° (0).

Qui siamo. Alcuni di questi nostri ragazzi sono stati spesso assai competitivi lottando per il podio anche se poi la classifica sotto la bandiera a scacchi li ha visto a fondo fila, pur se a una spanna o poco più dal vincitore. Tant’è. Altre volte la sfortuna ci ha messo del suo penalizzando alcuni degli italiani, come – appunto - Fenati a Le Mans a terra quando era in testa e dove nello stesso GP il poleman (poi privato del miglior tempo dalla giuria) Bulega, falciato nella carambola iniziale e quindi costretto a correre stringendo i denti per la gran botta subita alla schiena.

Ma queste sono le corse e questa è la situazione, in chiaroscuro, alla vigilia del GP d’Italia in un circuito da pelo, dove conta il manico ma dove ci vuole anche un gran motore e un assetto che non ammette errori. Le scie al Mugello hanno un gran peso ma bisogna intendersi: qui la Moto3 gira mediamente sul giro oltre10 kmh più veloce (160 kmh) rispetto ai cinque circuiti dove si è già corso quest’anno e in qualifica (vedi il 2016) i distacchi sono più accentuati con un gap di un secondo fra il 10°-12° e il primo quando ad esempio a Le Mans lo stesso gap è fra il 20°-23°.

Ciò significa che al Mugello chi in gara parte oltre la quarta fila (dopo aver fatto oltre il 13°-15° tempo) è … spacciato: magari nei primi giri è in grado di stare nel serpentone dove si va dal primo al 2Oesimo ma poi si formano due-tre-quattro tronconi dove alla fine solo chi è nel primo può puntare al podio e alla vittoria. Tradotto: per molti dei nostri non c’è speranza, specie per chi guida le Mahindra (ma non solo), a meno che le moto … “indiane” non abbiano nel frattempo superato l’handicap velocistico (e non solo) dimostrato in questo inizio stagionale.

E davanti? Le classifiche parlano da sole: nelle prime cinque gare (almeno) tre Honda ai primi tre posti. E nella “generale” addirittura sei Honda davanti. Poi tre Ktm (7°, 8°, 9°) e ancora una Honda a chiudere la top ten. La prima Mahindra è addirittura 26° (con Dalla Porta) preceduta anche dalla “cugina” Peugeot (24°). Le altre moto “indiane” al 28°, 29°, 31°, 33° con l’altra Peugeot al 32esimo posto. Una debacle dove a farne le spese sono, principalmente, gli italiani.

La Honda, dunque, ha preso il largo ma gli altri – Ktm in primis – non stanno a guardare in una Moto3 sempre più avvincente agonisticamente e sempre più sofisticata tecnicamente ed economicamente… proibitiva per i costi alle stelle. Al Mugello si vedranno i risultati degli ultimi sviluppi tecnici, sia di motore che di telaio. La scorsa settimana Ktm ha girato a Misano con novità tecniche di “sostanza” proprio per cercare quella “spinta” indispensabile per battersi alla pari con le Honda, in prova sulla stessa pista adriatica con i piloti del Team Gresini ecc.

Al Mugello nella categoria cadetta non ci sarà sulla Ktm la wild card di Le Mans Danny Kent, tornato in Moto2, ma sarà in forma Philipp Ottl, malmesso nel GP francese per la frattura della clavicola sinistra nelle qualifiche di Jerez.

Nel 2016, in una corsa da infarto, Brad Binder (reduce dai due successi precedenti consecutivi di Jerez e di Le Mans) domò gli indiavolati italiani con il rookie Di Giannantonio secondo in volata per 38 millesimi e con Bagnaia terzo a 69 millesimi davanti ad Antonelli quarto a 75 millesimi su Quartararo, Ono, Mir, Bulega, Guevara, Migno tutti nel fazzoletto di un amen. In quella corsa da “gladiatori” a rimetterci fu Fenati, mattatore nei primi giri poi out per ko tecnico (catena?), innescando la bomba ad orologeria che poi esplose di lì a poco con la rottura con lo Sky-VR46 Team.

Da Fenati oggi ci si aspetta la risposta, anche alla malasorte di allora e a quella dell’ultima gara di Le Mans: una risposta inequivocabile che bissi la pole del 2016 e soprattutto il trionfo del 2014 rilanciando alla grande la sua corsa verso il titolo mondiale. In caso contrario, un ridimensionamento delle sue mai nascoste ambizioni con relative code polemiche.

Dai 17enni Bulega e Di Giannantonio al loro secondo anno iridato, dopo exploit che hanno fatto sognare ma anche dopo qualche boccone amaro per “numeri” non andati a segno, ci si aspetta il … “miracolo” della prima vittoria mondiale. Per loro (ma anche per altri) inutile sprecare appellativi, come quello di definirli “fenomeni”: entrambi sono oggi “ragazzi terribili”, di grande potenzialità cui però manca la necessaria esperienza per evitare “sbavature” che spesso hanno inciso negativamente sul risultato. Un trionfo al Mugello (ma vince uno solo…) potrebbe sancire la fine della fase del … “rodaggio” di gran livello per entrare di forza nella strada che porta fra i campioni consacrati.

In cerca del gran risultato anche Migno (sempre a punti nei primi cinque round), Bastianini, Antonelli tre punte di tutto rispetto cui è mancato in questa stagione il guizzo che fa la differenza. Dalla Porta, Arbolino, Bezzecchi, Pagliani avranno il loro bel da fare per schiodarsi dal trenino di coda. Di certo tutti gli italiani daranno il massimo per onorare il GP di casa.

Fermare lo "straniero" è la parola d'ordine. Jonathan Mir va fermato: dopo tre vittorie, guai se dovesse centrare il poker stagionale proprio nel GP d’Italia. Sotto a chi tocca!

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