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Parabolica by F.lli Brambilla: una Guzzi da 10.000 giri

115 cv e 10.000 giri: valori impressionanti per una moto di quasi 40 anni fa, la Moto Guzzi 1000 SP dei Fratelli Brambilla

Agli appassionati italiani di Formula 1 il cognome “Brambilla” rievocherà un sacco di bei ricordi, legati a uno dei periodi più belli della massima serie delle quattro ruote. Erano gli anni ’70, gli anni di quelli che Enzo Ferrari chiamava, con un po’ di sprezzo, gli “assemblatori”: si trattava di costruttori -quasi sempre inglesi- pressoché improvvisati, che costruivano la propria vettura di Formula 1 in qualche capannone sperduto nelle campagne del Regno Unito.

Non avevano i fondi necessari a sviluppare un motore in proprio, e quindi si limitavano a realizzare la parte telaistica: il propulsore “standard” era l’eterno Cosworth DFV, una delle più celebri, vincenti e gloriose unità motrici dell’intera storia delle corse. Tyrell, March, Hesketh, Brabham: sono solo alcuni dei nomi delle decine di “assemblatori” che a cavallo degli anni ’70 e ’80 corsero (e più di qualche volta vinsero) nella F1 di quell’era fantastica.

E’ proprio su una di queste vetture assemblate praticamente in un garage, una March 741, che nel 1974 fece il suo debutto Vittorio Brambilla, uno dei più cristallini talenti italiani del volante di quegli anni. Nato nel 1937 a Monza, Vittorio corse in Formula 1 fino al 1980, gareggiando anche con la Surtees e con l’Alfa Romeo: riuscì a conquistare una vittoria, a Zeltweg ’75, nello stesso week end in cui Mark Donohue fu protagonista dell’incidente che gli sarebbe costato la vita.

Prima di debuttare nel mondo delle quattro ruote, Vittorio era stato un pilota di moto: nel 1958, all’età di 19 anni, aveva esordito nel Campionato Cadetti classe 175 cc: non stupisce che i suoi figli Roberto e Carlo e Brambilla abbiano ereditato dal padre anche la passione per le le due ruote.

I due fratelli sono infatti meccanici e customizzatori di motociclette, con una particolare passione per il marchio Guzzi: la moto che vi mostriamo oggi è proprio una bicilindrica di Mandello -una 1000 SP del 1979- pesantemente elaborata dal duo monzese.

E’ stata chiamata “Parabolica”, nome che per chi è appassionato di motori oppure vive in zona Monza non ha certo bisogno di presentazioni: più che di una special, in realtà, si tratta di una vera e propria Super Twin da corsa, un protitipo costruito con l’idea di spremerne al massimo le prestazioni.

Per quanto riguarda le sovrastrutture, la semi-carena e il codino sono realizzati in fibra di vetro, poi dipinti con una colorazione bianco-rossa tipica delle moto da corsa italiane; il serbatoio è in lega di alluminio lasciato a vista e con un logo Moto Guzzi appena accennato.

Per la ciclistica si è voluto puntare sul sicuro: gli ammortizzatori posteriori sono Ohlins così come la forcella anteriore a steli rovesciati, prelevata da una recente supersportiva.

Il fulcro di questa preparazione dei Fratelli Brambilla è tuttavia il motore: il due cilindri lariano è stato pesantemente elaborato, a partire dall’albero motore che è dopo essere stato alleggerito di 1.5 kg è stato lucidato e bilanciato. Per aumentare la capacità del V-Twin di salire di giri si è intervenuti anche sul volano, mentre i pistoni sono stati sostituiti con dei Turino ad alta compressione.

Troviamo inoltre un radiatore olio Setrab, nuove cammes, una coppia di carburatori Lectron e un nuovo sistema di scarico artigianale: l’elenco delle modifiche sarebbe infinito, ma queste sono quelle principali.

Dopo essere passato sotto le sapienti mani dei Brambilla il bicilindrico Guzzi, la cui cilindrata è ora aumentata a 975 cc, eroga una potenza massima di circa 115 cv a un regime di 10.000 giri/min.

Impressionante, per un pompone italiano di quasi 40 anni fa: godetevi il sound di questo mostro, nel video qui sotto!

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