MotoGP, la musica non cambia: è Marquez a dirigere l’orchestra. Rossi annaspa, solo 15°!

Gran pole del neo iridato della Honda capace di sfidare anche il meteo


Tutti con gli occhi verso il cielo più che sul cronometro perché qui a Phillip Island il vento lancia sberle da ring e trasforma la pioggia in proiettili e le cadute non si contano.

Ma la lancetta gira e il più veloce, alla fine, è il neo iridato Marc Marquez (1’30.189) capace di prendersi beffa del meteo che più bizzarro non si può e abilissimo con il suo Team di scegliere la gomma giusta (slick) al momento giusto, aprendo il gas come niente fosse, fiutando il vento … giusto.

Fortunato? Forse. Ma, soprattutto, avveduto! Aver già il titolo in tasca conta, eccome! Permettendo allo straordinario fenomenale asso della Honda di giocare con maggior disinvoltura le sue carte, fuori da cautele dettate dalla classifica, anche oltre il rischio usando in modo straordinario la mano d’acciaio in guanto di velluto.

Così Marc vola in pista e fa correre il cronometro in queste qualifiche flag-to-flag (cioè il cambio moto, se serve) lasciando agli altri solo l’illusione. E’ così per il coriaceo compagno di marca Crutchlow (+0.792), comunque capace di far girare sul velluto la sua Honda satellite, ottimo secondo, è così per l’indomito Pol Espargaro (+0.918) che chiude a prima fila davanti al fratello Aleix, a Miller e a Petrucci, sesto tempo (+2.231), primo degli italiani e davanti al rientrante Hayden (settimo tempo: + 2.755), più che valido sostituto pro tempore dell’infortunato Pedrosa.

Quindi Bradl e Dovizioso, a quasi tre secondi dalla vetta, solo settimo (+2.901) e Barbera che chiude la top ten oltre i 3 secondi e mezzo. L’Andrea forlivese della Ducati pareva addirittura deciso a centrare l’exploit della pole ma proprio negli ultimi secondi disponibili è stato travolto dal treno di avversari.

Ci siamo dimenticati qualcuno? Già. Il meteo così su un circuito così può giocare tiri mancini a tutti, nessuno escluso. Dov’è Rossi? Dov’è Lorenzo? Dov’è Vinales? Eccoli, non avendo superato nelle FP3 il tempo per accedere direttamente alle Q2, nel mucchione della Q1 (bene le Aprilia con Bautista primo e Bradl terzo), a bisticciar nella scelta di gomme, una “quasi-onta” – per gente blasonata di solito impegnata in ben altre situazioni.

Yamaha nella bufera, in bambola. Peggio di tutti sta Rossi, per la prima volta arenato in Q1 (quinto tempo), in una palude che lo inchioda nel quindicesimo tempo generale, quindi ultimo della quinta fila, nell’abisso. Meglio, si fa per dire, Jorge Lorenzo, alla fine dodicesimo tempo, ultimo della quarta fila.

Domani, start alle 16 locali, in Italia alle 7. Un test per capire quanti italiani saranno davanti alla tv, pur con Rossi nelle retrovie. Il meteo mette buono. E già questo può cambiare il quadro. In meglio per chi?

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