SBK: Davide Giugliano, campione o … cascadeur?

Superbike 2015 - Doppietta Ducati con Chaz Davies a Laguna Seca. Parziale delusione per Davide Giugliano

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Nell’ultimo round iridato SBK a Laguna Seca in casa Ducati si è festeggiato per la doppietta trionfale di Chaz Davies ma non sono mancati i musi lunghi per la nuova caduta di Davide Giugliano.

Non c’è dubbio che il pilota italiano della Casa di Borgo Panigale sia oggi fra i più forti in SBK, un indomabile mastino capace di qualsiasi prodezza, ma non si può non prendere atto della sua propensione alla... caduta, vanificando così il proprio potenziale e quello della Panigale, moto sempre più competitiva. Alla fine della stagione 2014 caratterizzata da molte cadute Giugliano si giustificò dicendo che: “Si va a terra per inseguire la vittoria con una moto meno veloce”. Vero o falso?

Un campione deve dare il massimo e di più ma niente giustifica una condotta di gara da kamikaze. Per altro oggi, a differenza della passata stagione, la Panigale è, almeno su alcuni circuiti, altamente competitiva, come ha dimostrato anche lo stesso Davide, specie nel giro secco della Superpole.

Giugliano, questo è vero, è partito quest’anno con l’handicap del pesante incidente nella prima giornata di test a Phillip Island, costringendolo a una lunga forzata assenza, con le conseguenze del caso. Poi, dopo il forfait delle prime quattro gare, c’è stato il gran rientro a Imola, con l’exploit della Superpole e lo splendido podio di gara uno, una dimostrazione di classe, grinta e grandi doti di recupero, con gran pelo sullo stomaco.

La classe e la determinazione sono indiscutibili: che c’è, allora, che non consente a Davide di battersi per la leadership, di vincere, di dimostrare con i fatti di essere un fuoriclasse e non solo un veloce outsider?

Anche dopo la "magra" di Laguna Seca non ha senso scagliarsi contro il “povero” Giugliano, accusandolo di essere un pilota scassa-moto sempre a terra. Davide è un pilota particolarmente aggressivo, molto generoso. Ma la domanda s’impone: il pilota capitolino è spesso costretto a … “strafare” per sopperire all’inferiorità del suo mezzo meccanico o perché manca della necessaria “freddezza” nella gestione della gara, quella dote che fa la differenza fra un campione e un fuoriclasse?

Nelle corse di moto si cade, così oggi così ieri. Ma i piloti “vincenti” sono stati (e sono) quelli capaci di cadere … meno. Qualche esempio? Le cadute di Giacomo Agostini (il 15 volte iridato ha lottato contro Provini, Pasolini, Hailwood, Redman, Read, Saarinen, Sheene, Roberts ecc) si contano sulle dita di una mano. Idem per Valentino Rossi. Poche le eccezioni – oggi Marquez - che confermano la regola.

Ribadiamo quanto abbiamo scritto recentemente su Motoblog: “Davide deve compiere lo step finale per la definitiva “maturità” agonistica, quindi la consacrazione. Forse, quel che manca ancora è il grande risultato capace di sbloccarlo sul piano psicologico garantendogli la sicurezza dei grandi campioni. La Ducati ha in Giugliano un valore aggiunto, non una zavorra e per questo va assecondato, compreso e aiutato”.

Non è facile. E Davide ci deve mettere (molto) del suo.

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