Cavalcata di protesta a Bruxelles


I motociclisti inglesi sono stati chiamati a raccolta dalla rivista di riferimento MCN, per varcare la Manica con le loro moto il 1° ottobre e andare a protestare dinanzi alla sede del Parlamento Europeo.

L'oggetto della protesta è l'introduzione (a partire dal 2011!!!) nel loro paese, come in tutta la comunità europea della nuova patente di guida comunitaria per motocicli, decisamente troppo restrittiva, a loro parere, rispetto a quanto previsto ora dalle normative britanniche.


La nuova patente su cui discute il Parlamento Europeo, mira a un abbattimento del 50% degli incidenti causati dalle 2 ruote attraverso l'innalzamento delle soglie di età per poter guidare una moto leggera (dapprima) e una moto di grossa cilindrata (in seguito), all'introduzione di ripetitivi esami di idoneità psico-fisica e ad altre norme che per noi non vale la pena di citare, inquanto in Italia non godiamo già del diritto di fare nulla di ciò che gli inglesi temono di non poter più fare, come ad esempio, usare un trailer a traino di una moto.

Per noi, inutile dirlo, in relazione alla feroce Legge 168/2005, l'iniziativa degli albionici è di grande attualità e pone in evidenza le profonde differenze del vivere in democrazia tra il loro paese e il nostro, riassumibili in qualche punto:

1°: evidentemente in Gran Bretagna le leggi non le fanno (o non le mutuano dalla Comunità Europea) a tradimento in un giorno d'agosto, e chi ne è assoggettato ha ampi margini di tempo per organizzarsi e farsi sentire.


2°: la stampa e le organizzazioni a cui fanno riferimento i motociclisti inglesi informano, agiscono e organizzano azioni di protesta per conto dei propri lettori e tesserati.


3°: quelli per cui si battono i britannici, sono diritti che noi non sognamo neanche di avere; figuriamoci cosa possono pensare se cerchiamo di spiegargli che noi non abbiamo nemmeno il diritto di salutarci quando ci incontriamo, come si usa fare da sempre.

Il primo ottobre è una data molto vicina, ma se chi può (e dovrebbe) fare qualcosa per noi, l'FMI, ci chiamasse a raccolta, è facile ritenere che a Roma non saremmo tanti meno che a Bruxelles, ad alzare due dita al cielo.

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