Il trionfo di Biaggi-Aprilia non è ... "scontato" ma ... "conquistato"

Biaggi Dall'Igna e Guidotti

Nel giorno del Memorial Day una tempesta fa saltare il discorso del presidente degli Usa Barack Obama ma nessuno e niente fermano Max Biaggi. Il “corsaro” regala al motociclismo italiano un sogno a stelle e strisce, conquistando l’America e guadagnando la testa (provvisoria) della classifica iridata. Chi, due anni addietro, avrebbe scommesso un cent sul pilota romano, dato troppo frettolosamente e troppo incautamente per “finito”?

Siamo di fronte a una fiammata, un classico (e raro) miracolo Made in Italy. Una bella pagina scritta da un fuoriclasse “sempreverde” del motociclismo mondiale, da una grande Casa che lascia il segno in pista ma non pesa politicamente nella “casta” del Circus internazionale, da un pool di aziende (sponsor ecc.) e di uomini che meritano l’apprezzamento e il riconoscimento mondiale.

Non è vero che questo è l’”anno di Biaggi”, come se fosse già tutto preconfezionato, scontato, facile. In questo sport niente è regalato, neppure la sfortuna o la fortuna, sempre altalenanti. Max e gli uomini di Noale hanno visto giusto all’inizio, hanno investito nel nuovo progetto, hanno stretto i denti, hanno seminato e raccolto. Un lavoro duro, certosino, a testa bassa, senza trionfalismi, ma convinti di farcela di fronte ai colossi mondiali dell’industria motociclistica internazionale.

E i risultati stanno lì: con la doppietta americana e la testa della classifica generale. Quel tricolore che sale sulle note dell’inno di Mameli sullo sfondo delle Montagne rocciose è di buon auspicio, per Biaggi, per l’Aprilia, per il motociclismo e per l’Italia.

Nessuna retorica, per carità: la strada è ancora lunga. Ma, come si deve essere .. “impietosi” nella critica della sconfitta, altrettanto “riconoscenti” si deve essere nel plauso della vittoria.

La sfortuna dello straordinario e jellato Carlos Checa non offusca il trionfo del binomio italiano. Caso mai lo esalta, perché vale sempre il detto di Mike Hailwood, uno che se ne intendeva: vince chi per primo taglia il traguardo.

Banalità? Forse. Ma sempre meglio ricordarlo agli smemorati di turno.

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