MotoCult: la Harley Davidson di Marianne Faithfull in "Nuda sotto la pelle"

1968: il maggio francese è alle porte e la rivoluzione è nell'aria. Una giovane bionda mozzafiato abbandona il marito e vestita di una sola tuta di pelle nera parte in sella alla sua Harley Davidson Electra Glide verso la libertà. Sessuale in primis. Lei è la divina Marianne Faithfull, il cui "lato B" insistentemente inquadrato sulla sella turbò i sonni di milioni di adolescenti; lui è Alain Delon, all'epoca giovane icona del maschio latino.

La Faithfull era all'apice del successo: poco più che ventenne, fidanzata da due anni con Mick Jagger degli Stones, aveva già fatto cinema con Godard; Delon era l'attore più famoso di Francia, recentemente consacrato da "Rocco e i suoi fratelli" e "Il Gattopardo". L'angelo britannico alle prese con lo sciupafemmine francese, in un road movie sessantottino che ha velleità cinematografiche di alto livello che si dissolvono in invitanti scene d'amore e in corroboranti inquadrature delle protagoniste a due ruote: l'Harley Davidson Electra Glide di lei e la Norton Atlas di lui. Non molto di più.

Un desiderio di libertà e anticonformismo stilizzato nella frase programmatica della protagonista, la RebeccaFaithfull predatrice che diventa a sua volta preda: "La ribellione è l'unica cosa che ti mantiene vivo!". Di li a poco in Francia sarebbe scoppiata la rivolta, quella vera, e l'anno successivo negli Stati Uniti sarebbe stato girato il road movie per eccellenza, Easy Rider che sarebbe diventato il manifesto della gioventù mondiale di ambizioni ribellistiche e motociclistiche, facendo scivolare questo film in un nobile dimenticatoio.

Da vedere: per la sensualità della Faithfull, per la piacevole ingenuità della storia, per le scene di sesso che all'epoca fecero scandalo ma che ora farebbero sorridere in prima serata, per due moto che hanno fatto la storia.

Curiosità: lo stuntman che girò le scene della Faithfull (con tanto di parrucca bionda) fu il pilota inglese Bill Ivy, Campione del Mondo 125 nel 1965 su Yamaha e destinato a una sfortunata, tragica fine nel 1969 al circuito del Sachsenring.

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