MotoGP, test Sepang: aspettando Valentino Rossi

La nuova stagione MotoGP che inizia domani 5 febbraio con i test ufficiali di Sepang ripropone lo stesso interrogativo dei due anni precedenti: che farà Valentino Rossi? La differenza – non da poco – è nel cambio della moto: nel 2011 e nel 2012 il campione pesarese, dopo i successi con le Case giapponesi, voleva dimostrare di essere competitivo e vincente anche con l’italiana Ducati; oggi con il ritorno in Yamaha vuole dimostrare che le due ultime stagioni disastrose sono state causate non per responsabilità del pilota ma per le deficienze strutturali e gestionali del suo mezzo.

E’ questo il leitmotiv della stagione 2013, stagione che accusa il forfait del 28enne Casey Stoner (l’1’59.605 fatto segnare dal “canguro” nei test 2012 resta il crono di riferimento), che ripropone il solito braccio di ferro fra gli spagnoli Jorge Lorenzo 26 anni e Dani Pedrosa 28 anni (rispettivamente 2’00.1 e 2’00.3 nei test 2012), che cerca nell’altro debuttante iberico Marc Marquez 20 anni (2’01.355 lo scorso novembre) il degno sostituto del campione australiano, che chiede ad Andrea Dovizioso 27 anni (2’00.8 a Sepang II) e a Nicky Hayden 32 anni (2’01.6 a Sepang II) di riportare ai vertici la Ducati dell’era Audi, che punta sull’outsider di lusso Cal Crutchlow 28 anni (2’00.9 a Sepang I) per far saltare i pronostici.

Tutto il resto, se non è fuffa o fuffigno, è poca cosa, con la MotoGP che annaspa, in vista di una svolta generale sempre annunciata e mai realizzata con coerenza. Di fatto la Dorna non sa che pesci pigliare, giocando con i regolamenti, limitandosi a far galleggiare un motomondiale privo di identità e di certezze, stretto nella tenaglia di una crisi economica internazionale tutt’ora dirompente.

Ecco perché Rossi resta l’asso nella manica della Dorna, una carta potenzialmente in grado di ravvivare il gioco spento, ma anche rischiosa se il ritorno di Valentino in Yamaha (con cambio seamless?) si dimostrasse un flop. Rossi, 34 anni, è al bivio: o torna sugli altari o sprofonda nella polvere, tertium non datur.

La Yamaha deve gestire una situazione non facile, perché in pista vince uno solo: chi fra Lorenzo e Rossi esce sconfitto, rischia di perdere molto di più di una battaglia. La storia insegna che i “ritorni” non portano bene: quando Giacomo Agostini dopo 9 anni vittoriosi abbandonò la MV Agusta per la Yamaha, vinse anche con le moto della Casa dei tre diapason, ma il ritorno dopo due stagioni alla Casa italiana fu un flop e Ago chiuse definitivamente con le moto. Altri tempi, altre storie, si dirà.

La speranza, anche di chi scrive queste note, è che Valentino ritrovi tutte le condizioni e tutte le motivazioni, anche psicologiche, per tornare ad essere pilota vincente. Questa MotoGP ha bisogno di Rossi competitivo. Rossi lo sa, e sa bene che non può deludere. In bocca al lupo, Vale!

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