SBK, l’addio di Mediaset certifica la crisi. E adesso?

Gli appassionati italiani faranno bene ad accendere la tv perché queste gare in Francia, Argentina, Qatar, oltre a chiudere la stagione 2018, saranno le ultime trasmesse in diretta su Mediaset.

SBK, l’addio di Mediaset certifica la crisi. E adesso?


Il prossimo week end si svolge al Magny-Cours il terz’ultimo atto di un mondiale SBK ancora dominato dal binomio Rea-Kawasaki, presto iridato per la quarta volta consecutiva.

Come noto e come da tempo annunciato, i canali del Biscione dal 2019 non ospiteranno più il Mondiale in diretta (e in chiaro) della SBK. Manca l’ufficialità dell’annuncio ma la trattativa fra Dorna e le reti del Cavaliere (trattativa che da mesi non si schiodava in attesa di capire quale fosse lo stato di salute della categoria) pare proprio definitivamente affondata e solo un miracolo potrebbe recuperarla, oramai oltre zona Cesarini.

Si chiude così, fra alti e bassi, la fase della longa manus Mediaset nel motomondiale (anzi nei motomondiali) aprendo per la SBK un futuro pieno di incognite anche sul piano strategico della comunicazione. L’addio di Mediaset alla SBK è l’ultimo atto di una crisi del mondiale delle derivate di serie avviata già da tempo e non contrastata dal promoter Dorna (solo palliativi, regolamenti-bluff ecc.) o per incapacità o per scelta puntando tutte le sue carte sulla MotoGP, la gallina dalle uova d’oro del motociclismo da competizione.

Questa è oggi la realtà della SBK sul piano inclinato, priva di identità e di prospettiva. Una realtà che ha un solo nome: crisi. Chi si arrampica sugli specchi - per partito preso o per interesse – per cercare di dimostrare il contrario diventa o spettatore svogliato e superficiale o, ancor peggio, complice per aver coperto un naufragio annunciato. Un colosso mediatico quale è Mediaset, se davvero interessato al “prodotto” Superbike, non fa saltare una trattativa per poche centinaia di migliaia di euro (come noto negli ultimi tre anni, per i diritti tv, Mediaset ha sborsato a Dorna 1,5 milioni a stagione).

L’offerta molto più bassa da parte del Biscione (addirittura a costo zero?) per rinnovare la partnership era di fatto un modo per allungare il… brodo, alla guisa di un tatticismo sindacale old time quando si tira la corda fino a farla spezzare perché l’obiettivo non è quello di mediare per chiudere la trattativa ma quello di rompere comunque per far saltare un accordo che per una parte non ha più motivo di essere portato avanti. Se per Dorna il motociclismo (in questo caso il mondiale SBK) è show-business, per chi come Mediaset “compra” i diritti tv per trasmettere le gare in diretta, il motociclismo è solo strumento di “business”.

Se questo business si sfarina e non c’è più, Mediaset (vale anche per Sky ecc.) toglie il disturbo e cambia cavallo (in questo caso la Casa del biscione ha già annunciato di avere i diritti della Formula E auto per i prossimi cinque anni) e buona notte ai suonatori. Questi i conti li sanno fare e, dati alla mano - con gli spalti sempre più sguarniti e con l’audience tv sempre più in basso, con lo scarso interesse delle grandi Case (esclusa Kawasaki) e dei media - ritengono che “questa” SBK non “paga più la botta” e non vale più l’investimento economico, tecnico-tecnologico e organizzativo richiesto. E adesso?

SBK, l’addio di Mediaset certifica la crisi. E adesso?

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