TEST Triumph America 2011: piccola cruiser, grande carattere

Test Triumph America 2011

Abbiamo già parlato della gamma Cruiser 2011 di Triumph. Nel medesimo contesto abbiamo fatto conoscenza con le tre proposte totalmente nuove di Hinkley per chi adora le pedane basse: Thunderbird Storm (qui il nostro test), Speedmaster 2011 (cliccate qui per la prova) e America 2011, ultima della lista ad essere recensita ma non ultima per importanza nel listino della casa.

Se con le altre due l'utilizzo è più orientato verso il puro divertimento e il piacere della guida low più o meno aggressiva, con la America l'orizzonte si allarga, ed ecco nascere una vera e propria cruiser, e seppure il suo bicilindrico non sia il più indicato per un utilizzo autostradale, con questa moto potete pure viaggiare. Il confronto più evidente è quello con la gemella omozigote Speedmaster.

Rispetto al passato, e due moto cambiano profondamente, soprattutto per il cambio di rotta intrapreso dalla meno turistica delle due. La America rimane così un modello originale benchè i cambiamenti siano limitati ad alcuni particolari estetici e ciclistici, come la posizione di guida. Una marea di accessori a contorno, poi, potranno cambiare il carattere estetico della vostra moto, come la preferite.

Test Triumph America 2011
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Anima Yankee

La America ha un nome evocativo, volutamente scelto per trasmettere un messaggio preciso. Grandi distese da percorrere in scioltezza con il motore che borbotta a bassi giri e nessuna attenzione alle performance, solo una sella comoda con una posizione di guida yankee, per godersi il paesaggio fischiattando un motivetto blues.

Rispetto al passato, la America è cambiata meno della Speedmaster, mantenendo il concetto stretto alla sua immagine, così notiamo pochi dettagli estetici differenti dalla versione precedente, e tutti concentrati sulla parte antieriore. Un nuovo manubrio ed una nuova strumentazione dominano la visuale dal posto di guida, mentre un faro riposizionato, al pari delle frecce, abbassano un po' la linea dell'avantreno. Serbatoio e sovrastrutture sono le stesse della prima edizione.

Il cambio di rotta della Speedmaster ha lasciato alla America l'esclusività della misura dei pneumatici: 130/90x16” all’anteriore e 170/80x15” al posteriore. Ora la cruiser di casa si distingue nettamente dal resto della produzione di Hinkley, dando sensazioni alla guida totalmente differenti rispetto alla sorella. Cosa che in passato non poteva capitare perchè le quote erano perfettamente uguali.

Test Triumph America 2011
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Vietato tirare

America anche perchè, se non fosse per quel bicilindrico parallelo, ci troveremmo di fronte ad una copia in miniatura della H-D Softail Heritage, forse la cruiser più copiata al mondo. Se andiamo a frugare nei listini giapponesi, troveremo che ognuna delle Big Four ha almeno una "Heritage Wannabe" fra le sue custom/cruiser. Per fortuna, come abbiamo detto, il motore salva la faccia.

E diciamolo, il twin parallelo di derivazione Bonneville è davvero un pezzo che trasuda personalità, un elemento che anche a gran distanza ci fa capire che non si tratta del solito V-twin trito e ritrito, ma di una Triumph. 61CV, monoblocco raffreddato ad aria e 865cc di cilindrata. Niente di diverso rispetto alla Bonnie, ma ora il manovellismo è fasato a 270° invece che a 360°.

Questa piccola differenza dovrebbe servire a garantire una più paciosa e contestualizzata erogazione del motore. Ad ogni apertura del gas la risposta è morbida e rassicurante, non c'è bisogno di tirare nè tantomeno di cercare l'accelerazione migliore. Questa moto si gode solo con il polso leggero, e la poca cavalleria del 900 favorisce una coppia molto pastosa e spalmata in una schiena molto regolare e progressiva. Goduriosa.

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Come va?

Va bene. La moto la si guida in punta di dita, il baricentro è bassissimo perciò è facile spostare i chili di troppo (non sembra, ma pesa circa 250kg) anche a bassa velocità. La particolare ciclistica ruota attorno alle inusuali dimensioni dei cerchi, con il panciuto pneumatico anteriore che ne limita l'agilità fra le curve prese con decisione, ma ne enfatizza il carattere ad andamento costante e placido.

Stabile in ogni condizione, abbiamo trovato una grande confidenza nella forcella anteriore, che assorbe le asperità meglio della sorella peperina e trasmette un feedback molto positivo. La posizione di guida, con il grande manubrio a corna di bue (più vicino al busto rispetto alla vecchia versione), è molto rilassata ma costringe ad appendersi alle manopole ogni qual volta diamo gas in modo deciso, a conferma del suo carattere da tranquillona.

Fra le curve, come già detto, non è un fulmine di guerra, ma si lascia condurre seguendo la traiettoria impostata, senza scomporsi mai; sempre che noi non esageriamo sulla velocità in percorrenza, perchè in questo caso le pedane toccano facilmente l'asfalto segnalando con un sonoro "sgraaaaaat" il raggiungimento del limite di piega, limitatissimo ma sensato su un mezzo del genere.

Test Triumph America 2011
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Voglia di viaggiare

Abbiamo parlato della posizione di guida. La schiena eretta, la sella a soli 690mm da terra e il manubrio dall'ampia curvatura a corna di bue dovrebbe garantire una comodità eccellente nei viaggi tranquilli. Consideriamo anche che la posizione delle pedane molto avanzata rilassa parecchio ed accoglie piloti di ogni statura. L'ideale per chi ama viaggiare godendosi una sessione di tranquillo mototurismo.

A nostra disposizione c'erano due versioni della America differentemente accessoriate. La prima, nera, contava su una semplice unghia aerodinamica sopra il faro anteriore, bella e relativamente comoda, ma fastidiosissima poichè rifletteva sulla nostra faccia il riflesso del sole sulla strumentazione. Un gioco di specchi e luce davvero micidiale.

La seconda versione, in una più classica livrea bicolore, era dotata di cupolone ampio, fari di profondità, borse semirigide in pelle e sissybar per il passeggero. E' così che ci immaginiamo e godiamo a pieno la America, con tutti gli attrezzi per un viaggio comodo al posto giusto, anche se lo stile perde la pulizia della versione standard.

Sostanza, ma senza esagerare

Le rifiniture sono al top per una entry level di questa categoria. Le cromature sono ottimamente realizzate, così come i dettagli del motore che ormai è un vero masterpiece dell'ingegneria motociclistica. Anche in sella la qualità è tanta e la si tocca con mano, dai blocchetti fino ai comandi a pedale, posizionati su delle staffe ancorate al telaio che non fanno gridare all'opera d'arte, ma sono molto ben costruite. La strumentazione è sufficiente con il solo elemento centrale, ma l'aggiunta del contagiri piccolo (offerto come optional) da un tocco di personalità e stile al ponte di comando.

Concludendo l'analisi, la piccola Cruiser è la meno entusiasmante delle nuove Triumph Cruiser 2011, ma è l'unica che ha un utilizzo ad ampio spettro. Con la America potete fare le stesse cose che fate con la Speedmaster, che al contrario non potrà portarvi lontano come fa la America, o per lo meno non lo fa nella stessa comoda maniera.

Un'estetica senza pretese, equilibrata al prodotto, che guadagna bellezza se non viene stravolta con i mille accessori touring dedicati. Peccato solamente che per godersi la vera anima di questa moto, gli optional sono irrinunciabili. Una considerazione del tutto personale la rivolgo ai due fari di profondità della versione full optional da noi provata. Se volete un po' di carattere, non montateli mai!

E' disponibile dai dealer in due diverse livree: nera e bicolore Eclipse Blue/Crystal White. Quest'ultima è più classica e rifinita a mano dai pinstriper della fabbrica, un trattamento di lusso che al prezzo di soli 8.990€ è difficile trovare nella concorrenza.

Pregi e Difetti

Pregi

- 100% Cruiser
- Finiture
- Motore

Difetti

- Estetica non entusiasmante
- Posizione blocchetto d'accensione
- riflessi fastidiosi dell'unghia aerodinamica (optional)

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