Su la visiera: le moto? In UK stanno pensando di proibirle!

Il proibizionismo nelle moto? Potrebbe anche arrivare!Forse avrei preferito non doverla fare questa rubbrica chiamata "Su la visiera" se avessi saputo che un giorno saremmo finiti a parlare di argomenti come il proibizionismo delle moto. Ma la questione è realtà, come ci conferma il sito Crash.net riprendendo un articolo pubblicato sul magazine inglese MCN. O perlomeno c'è il rischio che possa diventarlo.

Non state sognando, avete letto bene. Ma prima di cadere dalla sedia veniamo ai fatti. Sembra che in Inghilterra - parlando di sicurezza futura - stiano iniziando a discutere la possibilità di introdurre la controversa politica stradale già in atto in Svezia chiamata "Vision Zero". Un nome che la dice già lunga, e per chi non lo sapesse Visione Zero è un vero e proprio programma di sicurezza sulle strade basato su una tesi radicale che dice:

"In futuro, non ci deve più essere nessuna vittima di incidenti stradali" e lo fa partendo dall’assunto che "nessuno dovrebbe più essere ucciso, gravemente ferito o menomato a causa di un incidente stradale e che i costi umani e sociali che ne derivano non possono più essere accettati come un inevitabile effetto collaterale della circolazione stradale".

E fin qui tutto bene. O perlomeno diciamo di si, anche se già con questa frase la sensazione è quella di un concetto pericolosamente vicino a città e filosofie utopistiche da romanzo. Ma il vero dramma arriva ora: un tale pomposo progetto può non comportare alcuno svantaggio? Ovviamente no, perchè quando c'è da pavoneggiarsi in tema di sicurezza, strade e "banditi" c'è sempre qualcuno che finisce con il tirare in mezzo qualche categoria più povera e facilmente colpibile.

E quale è la categoria preferita dei politici nel momento in cui si cerca un colpevole nelle strade? Ovviamente le moto, ed i motociclisti che ormai per certe istituzioni possiamo dire stanno giusta tra i ladri e gli assasini nella scala dei criminali. Così il nostro programma Vision Zero, per parola del suo stesso inventore Svedese, tale Claes Tingvall, ha di recente dichiarato in merito all'adozione del sistema che all'interno di "Zero" non c'è posto per le motociclette.

Un progettino da far venire i brividi non c'è che dire. Il problema non sono le strade poco controllate, le patenti "facili", alcol o la non adeguata preparazione di chi si mette alla guida. Eh no, il problema sono le moto! Fortissimo, tanto che rimane solo la speranza che si sia trattato della solita "sparata" del politicante di turno, ma il comunicato a riguardo continua dichiarando prima che "Visione Zero e altre misure di sicurezza stradale particolari verranno affrontate nel corso del prossimo ritrovo del Comitato Parlamentare dei Trasporti che sarà orientato alla riduzione degli incidenti come obiettivo dopo il 2010".

E poi con una vera e propria minaccia: "Saremo sempre più fortemente fanatici della sicurezza stradale, e di tutto quello che può essere d'aiuto come i limiti di velocità, di potenza o della misura dei pneumatici per frenare le vittime della strada e delle motociclette."

Parole nobili ma che poi nella pratica se poste in questo modo sembrano tutt'altro che indirizzate a nobili intenti: anzi nascondono un vero e proprio concetto che ci fa accaponare la pelle. Sentire parlare di probizionismo nel 21 secolo è una cosa che lascia senza parole. E lascia un grande amaro in bocca vedere come la classe politica o dirigente continua ad essere composta da persone che le moto non le vivono, ma se vogliamo non arrivano a vivere neppure la strada se non dai sedili posteriori delle loro auto blu.

E quindi non sanno quali sono le nostre vere esigenze: ma per loro è tutto semplice. Le moto sono pericolose? La soluzione al problema è fin troppo facile: vietiamole. Della serie occhio non vede e cuore non duole. Disgustoso per quanto mi riguarda. Perchè la realtà invece è che nessuno nelle stanze del potere parla mai di prevenzione o di reali soluzioni al problema, sempre che queste non possano portare loro un qualche vantaggio economico.

Le moto, così come le auto, sono un patrimonio di tutti lasciato in balia degli eventi e per loro hanno il solo pregio di essere facilmente tassabili. Ma se si parla di prevenzione, di cose come i corsi di guida gratuiti ben organizzati - e perchè no? anche una patente in vari livelli a seconda del tipo di moto - di strade più sicure con guardarail adatti ai motociclisti, di incentivi all'uso delle piste (per non parlare di quelli per la realizzazione degli impianti!) o di un reale controllo della circolazione (invece di macchinari elettronici adatti a fare cassa ai comuni e basta) si ottengono solo facce stupite, spaesate o inquietanti silenzi.

Non sappiamo che fine farà la proposta inglese, ma di sicuro nel caso sarò ben lieto di tornare ai tempi del West e calarmi di nuovo nel ruolo del "bandito a cavallo" e di far parte di una rivoluzione compatta che arrivi a bucare quel muro di gomma che oggi non solo ci da fastidio, ma si prepara anche a perseguitarci!

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