Polaris, addio alla fabbrica in Vietnam dopo appena un anno

Dopo la separazione da Indian Motorcycle, Polaris riorganizza le proprie attività e chiude la fabbrica in Vietnam inaugurata appena un anno prima.

Polaris, addio alla fabbrica in Vietnam dopo appena un anno
M B
Marianna Bortevi
Pubblicato il 30 set 2026

Un investimento da 40 milioni di dollari, un impianto di 12 ettari e obiettivi produttivi che arrivavano a 10.000 motociclette all’anno. Il progetto di Polaris in Vietnam sembrava destinato ad avere un ruolo importante nella strategia industriale del gruppo americano. A poco tempo dall’avvio delle attività, però, la direzione è cambiata completamente: la produzione è stata fermata e lo stabilimento è destinato alla chiusura.

La decisione si inserisce nella più ampia riorganizzazione di Polaris e nella separazione da Indian Motorcycle, ceduta a Carolwood LP. Di fatto, il gruppo statunitense si allontana dal tradizionale settore delle due ruote e concentra le risorse sulle altre attività considerate strategiche.

Un cambio di rotta particolarmente evidente considerando quanto recente fosse l’investimento vietnamita.

Polaris Vietnam: la fabbrica da 40 milioni di dollari

La prima pietra del nuovo stabilimento era stata posata circa due anni e mezzo fa nel parco industriale Ba Thien II, nel distretto di Binh Xuyen.

Il progetto interessava una superficie di circa 12 ettari e prevedeva un investimento complessivo di 40 milioni di dollari. Le stime iniziali indicavano inoltre la creazione di almeno 600 posti di lavoro diretti.

Polaris era già presente nell’area attraverso la controllata Northstar Precision Vietnam e il nuovo impianto avrebbe dovuto rafforzare in modo importante la capacità produttiva del gruppo nel Paese.

Il piano riguardava principalmente la produzione di motori, motociclette e relativi componenti destinati anche all’esportazione.

Dopo circa 18 mesi dall’annuncio iniziale, lo stabilimento era entrato in funzione diventando il ventesimo sito produttivo globale di Polaris.

Le ambizioni erano tutt’altro che marginali. A regime, la fabbrica avrebbe dovuto raggiungere una capacità annuale di 10.000 motociclette e 30.000 motori per moto.

Numeri che rendono ancora più significativo quello che è successo successivamente: dopo un periodo operativo relativamente breve, la strategia industriale del gruppo è stata completamente rivista.

La vendita di Indian Motorcycle cambia i piani

Il passaggio decisivo è legato alla decisione di Polaris di separarsi da Indian Motorcycle.

Il marchio motociclistico è stato ceduto a Carolwood LP, società di private equity con sede a Los Angeles. L’operazione rientra nella volontà di Polaris di ridefinire il proprio portafoglio e concentrare investimenti e risorse sui settori ritenuti più interessanti per la crescita futura.

Una scelta che ha inevitabilmente avuto conseguenze anche sugli stabilimenti collegati alle attività motociclistiche.

Il CEO di Polaris, Mike Speetzen, aveva spiegato la logica dell’operazione sottolineando come la separazione avrebbe permesso al gruppo di concentrare le proprie risorse sulle aree in maggiore crescita, mentre Indian avrebbe avuto maggiore autonomia per sviluppare il proprio futuro come realtà indipendente.

In questo scenario, mantenere operativo un impianto vietnamita nato con una forte vocazione verso moto e motori motociclistici è diventato sempre meno coerente con la nuova struttura del gruppo.

La chiusura, inoltre, non sarebbe una decisione maturata all’ultimo momento. Già mesi fa Matt Kantrud, amministratore delegato di Polaris Vietnam, aveva comunicato sui social professionali l’ultimo giorno di produzione dello stabilimento.

Polaris lascia le moto, ma resta lo Slingshot

Il quadro che emerge è quello di un gruppo che sta progressivamente eliminando le attività direttamente legate alle motociclette tradizionali.

Dopo la separazione da Indian Motorcycle e la chiusura dello stabilimento vietnamita, Polaris non ha più una gamma di moto stradali sotto il proprio controllo. Nel settore on-road rimane lo Slingshot, particolare veicolo a tre ruote che occupa una posizione molto diversa rispetto a una motocicletta convenzionale.

Dietro alla riorganizzazione ci sono anche risultati commerciali non particolarmente favorevoli nel comparto stradale.

Nel 2025, le vendite del segmento on-road sono diminuite del 6%, passando dai 987,8 milioni di dollari dell’anno precedente a 926,5 milioni di dollari. La contrazione è stata attribuita principalmente alla riduzione dei volumi di spedizione nell’intera gamma.

Non significa che il business stradale sia scomparso completamente dalle attività Polaris, ma la vendita di Indian cambia radicalmente il peso delle due ruote all’interno del gruppo.

Cosa cambia dopo la chiusura della fabbrica

Dal punto di vista industriale, il caso dello stabilimento vietnamita è significativo soprattutto per la rapidità con cui sono cambiate le prospettive.

Quando il progetto era stato avviato, Polaris puntava su un impianto capace di produrre decine di migliaia tra motociclette e motori ogni anno. L’investimento da 40 milioni di dollari e i 600 posti di lavoro previsti indicavano una strategia pensata per il lungo periodo.

Poco dopo l’avvio della produzione, però, la separazione da Indian Motorcycle ha modificato le priorità.

La chiusura dello stabilimento diventa così uno degli effetti più visibili della nuova Polaris: meno risorse destinate al motociclismo e maggiore concentrazione sulle altre divisioni del gruppo.

Resta da capire come proseguirà la riorganizzazione della rete produttiva internazionale e quali attività saranno interessate dai prossimi interventi. Una cosa, però, appare già evidente: la Polaris che aveva investito 40 milioni di dollari per aumentare la produzione motociclistica in Vietnam appartiene ormai a una strategia industriale superata dagli eventi.

 

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