Amazzonia in moto: 7.000 km tra fango, caldo e Transamazzonica
Alicia Sornosa ha percorso 7.000 km in 40 giorni tra Perù e Brasile, affrontando in moto la BR-319 e 1.400 km della leggendaria Transamazzonica.
Settemila chilometri in moto nell’Amazzonia, 40 giorni di viaggio, temperature superiori a 37°C, centinaia di chilometri di sterrato e un finale sulle Ande a quasi 4.750 metri di quota. Sono i numeri della nuova spedizione di Alicia Sornosa, giornalista e motociclista spagnola appena rientrata dal progetto “Amazzonia prima dell’asfalto”.
Insieme alla cilena Marcia Susaeta, Sornosa ha attraversato Perù e Brasile affrontando due strade che hanno un posto particolare nell’immaginario dei grandi viaggiatori: la BR-319 e la BR-230, meglio conosciuta come Transamazzonica.
Ma questa volta l’obiettivo non era soltanto arrivare alla fine. Il viaggio è stato pensato anche per documentare i cambiamenti dei territori attraversati, osservando da vicino cosa sta succedendo in alcune aree dell’Amazzonia e come l’evoluzione delle infrastrutture possa modificare luoghi fino a oggi difficili da raggiungere.
BR-319 in moto: oltre 400 km tra fango e polvere
La spedizione è partita dal Perù. Sornosa e Susaeta hanno attraversato Cusco e Puerto Maldonado prima di raggiungere il confine con il Brasile ad Assis Brasil. Da qui il percorso è proseguito verso Porto Velho.
È proprio a Porto Velho che iniziava una delle parti più impegnative dell’intero viaggio: la BR-319, strada che collega la città a Manaus attraversando l’interno dell’Amazzonia brasiliana.
Il programma prevedeva più di 400 km di fuoristrada, ma le difficoltà non erano limitate al fondo sterrato. Fango, polvere, solchi profondi e buche hanno accompagnato le due motocicliste per buona parte del percorso.
A rendere tutto più complicato c’era anche il traffico dei mezzi pesanti. I camion sollevavano grandi quantità di polvere, riducendo la visibilità e aggiungendo un ulteriore elemento di difficoltà alla guida.
Poi c’era il caldo. Le temperature superavano già 37°C nelle prime ore della mattina, accompagnate dall’elevata umidità tipica della zona. Condizioni che, affrontate per ore in sella e su un terreno impegnativo, trasformano anche pochi chilometri in uno sforzo fisico importante.
La gestione del carburante è diventata un altro problema concreto. In alcuni tratti era possibile percorrere centinaia di chilometri senza incontrare un distributore, rendendo necessario utilizzare benzina conservata in contenitori lungo il percorso.
Dopo quattro giorni e più di 700 km di strade difficili, la spedizione è riuscita infine a raggiungere Manaus.
Dalla moto alla barca, poi 1.400 km sulla Transamazzonica
Arrivare a Manaus non significava però aver concluso la parte più impegnativa. Qui le moto sono state caricate su un’imbarcazione per affrontare circa 24 ore di navigazione sul Rio delle Amazzoni in direzione di Santarém.
Una parentesi che racconta bene le caratteristiche della regione. Nell’Amazzonia, infatti, i fiumi restano vie di comunicazione fondamentali e in molti territori convivono con una rete stradale difficile o incompleta.
Una volta sbarcate, Sornosa e Susaeta hanno ripreso le moto dirigendosi verso Alter do Chão e Itaituba. Poi è arrivato il momento della seconda grande sfida: la BR-230, la Transamazzonica.
Qui le due motocicliste hanno affrontato circa 1.400 km tra sterrati, buche e sezioni ancora prive di asfalto.
La Transamazzonica continua quindi a essere un percorso molto diverso da una normale strada di collegamento, soprattutto quando viene affrontata su due ruote. Le condizioni del fondo e le distanze rendono fondamentale pianificare carburante, soste e tempi di percorrenza senza affidarsi semplicemente ai chilometri indicati sulla mappa.
Durante questa parte del viaggio c’è stato anche un incontro particolare. Sornosa e Susaeta hanno conosciuto João Gonçalves Filho, detto “Gau”, motociclista brasiliano che aveva percorso la Transamazzonica nel 1976 su una Harley-Davidson.
Oggi ha 80 anni ed è ancora legato al motociclismo. L’incontro è avvenuto praticamente mezzo secolo dopo quella sua prima traversata.
Un’Amazzonia diversa da quella immaginata
I chilometri percorsi hanno mostrato anche un altro volto della regione. Il progetto “Amazzonia prima dell’asfalto” era nato proprio con l’intenzione di documentare il territorio prima che ulteriori trasformazioni della rete stradale ne cambino le caratteristiche.
Durante il viaggio Sornosa ha attraversato zone deforestate, terreni destinati all’allevamento e aree interessate dagli incendi.
In alcuni punti, al posto della foresta continua che ci si potrebbe aspettare pensando all’Amazzonia, il paesaggio presentava ampie zone aperte con pochi grandi alberi rimasti isolati.
È qui che il titolo scelto per la spedizione assume un significato più ampio. “Prima dell’asfalto” non riguarda soltanto la difficoltà di percorrere una strada sterrata in moto, ma anche le trasformazioni che possono accompagnare una maggiore accessibilità del territorio.
Dall’Amazzonia a 4.750 metri sulle Ande
Dopo il Brasile, la spedizione è tornata in Perù passando anche dalla regione di Tambopata. L’ultima parte ha portato le due viaggiatrici dalle condizioni tropicali dell’Amazzonia alle altitudini delle Ande.
Nel giro di poche ore lo scenario è cambiato completamente. Dal caldo superiore ai 37°C si è passati a temperature vicine ai 7°C, raggiungendo quote di circa 4.750 metri.
Il bilancio finale è di circa 7.000 km percorsi in 40 giorni, con una parte importante dell’itinerario affrontata fuori dall’asfalto.
Il viaggio, però, non termina con il ritorno di Alicia Sornosa in Spagna. Foto, video, appunti e altro materiale raccolto durante la spedizione saranno utilizzati per nuovi lavori giornalistici e audiovisivi e per realizzare un libro di viaggio illustrato.
Il progetto avrà inoltre un seguito ambientale: parte del ricavato di ogni copia del futuro libro sarà destinato all’acquisto e alla piantumazione di un albero in una zona della Spagna colpita dagli incendi del 2026.
Dopo 7.000 km, quindi, “Amazzonia prima dell’asfalto” lascia qualcosa di più di una traccia sulla mappa. È un viaggio in moto attraverso alcune delle strade più impegnative del Brasile, ma soprattutto il racconto di un territorio osservato mentre cambia.