MotoGP, rivolta dei piloti: due terzi non vogliono correre in Qatar

Il GP del Qatar 2026 di MotoGP è sempre più in bilico: secondo le indiscrezioni, due terzi dei piloti avrebbero votato contro la gara. Preoccupano sicurezza, voli e tensioni in Medio Oriente.

MotoGP, rivolta dei piloti: due terzi non vogliono correre in Qatar
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Marianna Bortevi
Pubblicato il 23 ott 2026

Il GP del Qatar 2026 di MotoGP è sempre più in bilico. La gara è ancora in programma dal 6 all’8 novembre, ma nel paddock cresce la preoccupazione per la situazione in Medio Oriente. E questa volta i piloti avrebbero deciso di far sentire la propria voce. Durante una riunione riservata a Phillip Island, circa due terzi della griglia avrebbero votato contro la trasferta a Losail. Un segnale piuttosto chiaro, anche se non vincolante: la sicurezza viene prima delle esigenze del calendario. Per il momento, però, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale sulla cancellazione della corsa.

Voto segreto a Phillip Island: i piloti chiedono sicurezza

La situazione comincia a farsi complicata. Secondo le indiscrezioni emerse durante il weekend del Gran Premio d’Australia, giovedì i piloti della classe regina si sarebbero riuniti per discutere della trasferta in Qatar, esprimendo attraverso una votazione riservata la propria posizione.

Il risultato? Due piloti su tre sarebbero contrari a correre a Losail nelle attuali condizioni di sicurezza.

Un dato che, se confermato, rappresenterebbe un problema non da poco per gli organizzatori del Motomondiale. La votazione non ha infatti valore decisionale, ma evidenzia quanto sia diffusa la preoccupazione tra i protagonisti del campionato.

Del resto, il Gran Premio del Qatar aveva già subito uno spostamento. Inizialmente previsto ad aprile, era stato rinviato a novembre a causa dell’escalation del conflitto che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti.

L’obiettivo era guadagnare tempo, nella speranza di un miglioramento della situazione. A pochi giorni dalla nuova data, però, le incertezze non sembrano essere diminuite.

E il problema non riguarda soltanto quello che potrebbe accadere durante il weekend di gara. Organizzare un Gran Premio significa trasferire centinaia di persone, oltre a moto, attrezzature e materiali necessari per il lavoro dei team.

Un’eventuale escalation del conflitto potrebbe quindi avere conseguenze ben più ampie della semplice cancellazione di una sessione in pista.

Álex Márquez non si fida: «Nessuno ha tutto sotto controllo»

Tra i piloti che hanno espresso pubblicamente le proprie perplessità c’è Álex Márquez, particolarmente critico nei confronti delle rassicurazioni ricevute finora.

Il pilota del team Gresini ha sottolineato quanto sia difficile prevedere l’evoluzione di una crisi internazionale che cambia rapidamente.

«Ogni giorno la situazione cambia e ogni giorno sembra peggiorare», ha spiegato lo spagnolo, mettendo in discussione la possibilità di considerare davvero sotto controllo uno scenario tanto delicato.

Il punto è proprio questo: secondo Márquez, anche se il campionato sostiene di monitorare la situazione, nessuno può garantire con certezza che non si verifichino nuovi problemi.

Il numero 73 non chiede necessariamente una cancellazione immediata. Ritiene però indispensabile valutare gli sviluppi dei prossimi giorni senza sottovalutare i rischi.

C’è poi la questione economica. Il Gran Premio del Qatar rappresenta un appuntamento importante per il Motomondiale e gli accordi commerciali hanno inevitabilmente un peso nelle valutazioni.

Márquez, tuttavia, ha ricordato che gli interessi economici non possono prevalere sulla tutela delle persone coinvolte.

Non si parla soltanto dei piloti, ma anche di meccanici, ingegneri, addetti alla logistica, giornalisti e di tutto il personale che segue il campionato.

Ed è difficile non comprendere queste preoccupazioni, soprattutto considerando che un peggioramento della situazione potrebbe arrivare anche con pochissimo preavviso.

GP del Qatar a rischio: voli, televisioni e calendario complicano tutto

Uno dei problemi principali riguarda i collegamenti aerei. Anche nell’ipotesi in cui il Gran Premio si svolgesse regolarmente, eventuali restrizioni dello spazio aereo potrebbero rendere complicato lasciare il Qatar.

Uno scenario che i team vogliono assolutamente evitare.

Il calendario della MotoGP, infatti, non concede grandi margini. Dopo Losail sono previste le trasferte in Portogallo e a Valencia, con appena una settimana tra il Gran Premio del Qatar e la successiva tappa europea.

Se parte del personale o delle attrezzature rimanesse bloccata a Doha, l’organizzazione delle ultime gare della stagione potrebbe diventare un problema serio.

E non sono soltanto le squadre a prepararsi a eventuali complicazioni.

Anche alcune emittenti televisive starebbero modificando i propri programmi. La neerlandese Ziggo Sport avrebbe rivisto i piani di viaggio, mentre la britannica TNT Sports si starebbe organizzando per seguire l’evento senza inviare sul posto il consueto personale.

Neil Hodgson ha spiegato che la copertura televisiva potrebbe essere gestita da uno studio a Londra, evitando così la trasferta in Qatar.

A rendere il quadro ancora più delicato ci sono le raccomandazioni sui viaggi pubblicate da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Spagna, Francia e Giappone. Le autorità spagnole, in particolare, hanno consigliato di rinviare gli spostamenti verso il Qatar.

La MotoGP, comunque, non ha ancora cancellato la gara.

Carlos Ezpeleta, direttore esecutivo aggiunto del campionato, ha ribadito che l’intenzione resta quella di raggiungere Losail, precisando però che la sicurezza e il benessere di tutte le persone coinvolte rappresentano la priorità assoluta.

Gli organizzatori continuano a monitorare gli sviluppi e a confrontarsi con le squadre per valutare possibili alternative.

Dal circuito di Losail, intanto, arrivano indicazioni di segno diverso: i preparativi per gli eventi di novembre sarebbero ormai nella fase conclusiva.

Insomma, sulla carta il Gran Premio resta confermato. Nella pratica, però, la trasferta in Qatar è tutt’altro che scontata.

La posizione espressa dai piloti aggiunge ulteriore pressione su chi dovrà prendere la decisione definitiva. E con il weekend del 6-8 novembre ormai vicino, il tempo per sciogliere i dubbi comincia a essere poco.

La domanda, a questo punto, non è soltanto se il circuito sia pronto a ospitare la MotoGP, ma se esistano davvero le condizioni per garantire una trasferta sicura a tutti. Una risposta che dovrà arrivare prima che squadre e personale si mettano in viaggio.

 

 

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