MotoGP in città ad Adelaide? Perché il progetto sta già tremando
Il progettista Bob Barnard lancia l’allarme: portare la MotoGP ad Adelaide è irrealizzabile senza enormi investimenti e rischi per la sicurezza.
Portare la MotoGP nel cuore pulsante di Adelaide sembra una di quelle imprese destinate a rimanere impresse nei sogni più audaci, ma la realtà che si cela dietro il progetto è ben diversa dall’entusiasmo che spesso accompagna le grandi promesse. A sollevare il velo sulle complessità e i rischi è Bob Barnard, figura di spicco nell’ingegneria delle piste e profondo conoscitore delle dinamiche legate ai grandi eventi motoristici, il quale mette in guardia da illusioni pericolose e da ostacoli che rischiano di far naufragare tutto prima ancora di iniziare. L’idea di un circuito cittadino capace di ospitare il motociclismo di vertice è senza dubbio affascinante, ma il prezzo da pagare in termini di sicurezza, investimenti e consenso sociale è molto più alto di quanto si possa immaginare.
Il progetto, nelle sue linee guida, prevede un impegno finanziario che supera i cento milioni di dollari e l’avvio di cantieri che si estenderebbero per almeno diciotto mesi. Si tratta di numeri che impressionano e che rischiano di scoraggiare anche i più ottimisti, soprattutto se si considerano le stringenti tempistiche dettate dalla volontà di vedere le moto sfrecciare sulle strade di Adelaide già dal 2027. La città, nota per aver già ospitato eventi automobilistici di rilievo – tra cui la Formula 1 – si trova oggi di fronte a una sfida ben più complessa: adattare un tracciato urbano, che attraversa zone densamente popolate e aree sensibili, agli standard richiesti dalle competizioni motociclistiche più prestigiose.
Bob Barnard, che ha lasciato la sua firma su circuiti leggendari come Phillip Island ed Eastern Creek, non usa mezzi termini nel descrivere le difficoltà tecniche e organizzative. «Non dico che sia impossibile – spiega – ma è impossibile farlo in sicurezza senza spendere cifre spropositate». La sicurezza rappresenta infatti il nodo centrale di tutta l’operazione: per la MotoGP, le protezioni, le vie di fuga e le infrastrutture di contenimento devono raggiungere livelli ben più elevati rispetto a quelli richiesti per le auto. Non basta adattare il percorso già esistente; servono interventi strutturali radicali, capaci di trasformare la fisionomia stessa della città per garantire la tutela di piloti e spettatori.
Ma i problemi non si fermano agli aspetti ingegneristici. Adelaide ha già mostrato in passato una certa resistenza ai cambiamenti urbanistici legati alle corse: «Non mi fu permesso di toccare nemmeno un albero», ricorda Barnard, riferendosi al clima ostile che accompagnò i suoi primi progetti. Esperienze analoghe sono state vissute anche a Melbourne, dove il circuito di Albert Park – oggi icona della Formula 1 – fu oggetto di proteste e tensioni sociali. In un contesto simile, la domanda che sorge spontanea riguarda la reale volontà politica ed economica di sostenere un’opera così invasiva, soprattutto considerando che la regione vanta già un calendario fitto di eventi sportivi di primo piano.
Il cronoprogramma, inoltre, non gioca a favore del progetto. Con la deadline del 2027 che incombe, ogni mese di ritardo nella pianificazione e nell’avvio dei lavori rischia di rendere l’obiettivo sempre più irraggiungibile. Reperire i fondi necessari rappresenta una sfida a sé stante: la cifra richiesta supera di gran lunga quanto normalmente investito per eventi sportivi di questo tipo, e la concorrenza di altre città australiane, già consolidate nel panorama motoristico, rende la situazione ancora più incerta.
La storia recente offre diversi esempi di progetti annunciati con grande clamore e mai giunti a compimento. Il caso del KymiRing in Finlandia, o quello del Gran Premio del Galles, sono lì a ricordare come l’entusiasmo iniziale possa facilmente cedere il passo alla disillusione quando si scontrano con la realtà di costi insostenibili, ritardi burocratici e opposizioni locali. Il rischio che anche il sogno di vedere la MotoGP sfrecciare per le strade di Adelaide resti un miraggio è, oggi più che mai, concreto.