Moto elettrica Ducati: trasmissione compatta e controllo avanzato

Ducati deposita un nuovo brevetto per una moto elettrica compatta: motore trasversale, sensori riposizionati e trasmissione ottimizzata per ridurre gli ingombri senza rinunciare alle prestazioni.

Moto elettrica Ducati: trasmissione compatta e controllo avanzato
M B
Marianna Bortevi
Pubblicato il 20 apr 2026

Ducati continua a lavorare in modo molto concreto sul futuro elettrico delle due ruote, e lo fa come da tradizione: partendo dall’ingegneria. Il nuovo brevetto dedicato a una possibile moto elettrica Ducati non è un semplice esercizio teorico, ma un’indicazione chiara su come la casa di Borgo Panigale immagina una sportiva a batteria.

Il punto centrale non è solo l’elettrificazione, ma il mantenimento delle proporzioni tipiche di una moto Ducati: stretta, agile e con una dinamica di guida molto vicina alle sportive a combustione interna. Un obiettivo tutt’altro che banale nel mondo EV, dove batterie e componenti spesso aumentano ingombri e peso.

Un motore elettrico pensato come una Ducati “vera”

Nel cuore del brevetto c’è una scelta tecnica interessante: un motore elettrico montato trasversalmente, capace di raggiungere regimi molto elevati, fino a circa 18.500 giri/min. Una caratteristica che lo avvicina più a un’unità sportiva ad alte prestazioni che a un classico motore EV da scooter o city bike.

La potenza non viene trasmessa direttamente alla ruota, ma passa attraverso un sistema di riduzione a più stadi e una trasmissione finale a catena, proprio come avviene sulle moto tradizionali. Questa soluzione non è casuale: serve a mantenere sensazioni di guida familiari per chi è abituato alle sportive Ducati.

In altre parole, l’elettrico non viene trattato come un mondo a parte, ma integrato nella filosofia tecnica già esistente del marchio.

Il trucco dei sensori per ridurre gli ingombri

Uno degli aspetti più innovativi del brevetto riguarda la gestione dei sensori del motore. Nei sistemi elettrici moderni, la posizione del rotore viene normalmente rilevata tramite sensori montati direttamente sull’albero motore, una soluzione precisa ma ingombrante.

Ducati propone un approccio diverso: spostare parte del sistema di rilevamento sulla trasmissione. In pratica, invece di leggere direttamente il rotore, il sistema interpreta il movimento degli ingranaggi e calcola indirettamente la posizione del motore.

Questa scelta permette di ridurre lo spazio occupato dal gruppo motore, mantenendo il telaio più stretto. Il vantaggio è evidente: una moto più compatta significa più agilità, migliore ergonomia e maggiore libertà nelle inclinazioni in curva.

Naturalmente questa soluzione introduce una complessità maggiore nella gestione elettronica, perché eventuali giochi meccanici o tolleranze degli ingranaggi devono essere compensati dal software. Ma è proprio qui che si riconosce l’approccio Ducati: accettare la complessità pur di ottenere il comportamento dinamico desiderato.

Dalla MotoE alla strada: cosa possiamo aspettarci

Questo brevetto sembra fortemente ispirato all’esperienza maturata con la Ducati V21L, la moto utilizzata nel campionato MotoE. In quel contesto, Ducati ha già dimostrato di poter costruire una moto elettrica con un’anima da vera moto da corsa, senza compromessi evidenti sul feeling di guida.

La differenza è che ora si guarda alla strada. L’obiettivo non è più solo la prestazione in pista, ma anche la gestione di ingombri, comfort e usabilità quotidiana. Ed è proprio qui che il brevetto diventa interessante: mostra una possibile strada per portare quella tecnologia fuori dal contesto racing.

Non significa che una moto elettrica Ducati sia imminente, ma è chiaro che lo sviluppo sta andando in una direzione precisa. Il focus non è “se” fare una EV, ma “come farla guidare come una Ducati”.

Ti potrebbe interessare: