Honda Cabina: lo scooter con tetto che anticipò il BMW C1

Scopri il Honda Cabina (1994), primo scooter di serie con tetto e parabrezza avvolgente; motori 50 e 90 cc, V-matic, comfort da auto e vita commerciale breve.

Honda Cabina: lo scooter con tetto che anticipò il BMW C1
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Massimo Schimperla
Pubblicato il 30 gen 2026

Nel panorama delle due ruote, ci sono progetti che passano inosservati e altri che, pur nella loro breve esistenza, riescono a lasciare un segno indelebile. È il caso della Honda Cabina, un veicolo che ha saputo incarnare lo spirito dell’innovazione anticipando i tempi, ma che si è scontrato con una realtà di mercato ancora impreparata a recepire un cambiamento così radicale. Questo scooter rappresenta una di quelle storie in cui la visione e il coraggio tecnologico si intrecciano con la dura legge dell’accettazione commerciale, generando una parabola affascinante e ricca di spunti per chiunque sia appassionato di mobilità urbana e design.

Quando si parla di scooter con tetto, il pensiero corre subito a soluzioni celebri come il BMW C1. Eppure, ben prima che la casa tedesca lanciasse il suo modello iconico, la Honda Cabina aveva già rivoluzionato il concetto di protezione integrale per le due ruote urbane. Lanciata nel 1994, questa proposta giapponese presentava un parabrezza avvolgente e un tetto panoramico rigido, elementi che la rendevano immediatamente riconoscibile e ne esaltavano la vocazione protettiva, pensata per affrontare il traffico cittadino con una marcia in più in termini di comfort e sicurezza.

Disponibile in due versioni di cilindrata, la 50 cc e la più performante 90 cc, la Honda Cabina era dotata di motori capaci di sviluppare fino a 8,2 CV. La seduta bassa, posta a soli 670 mm da terra, offriva un’esperienza di guida accessibile e rilassata, mentre il vano sottosella da ben 36 litri era una vera e propria rarità per l’epoca, tanto spazioso da poter contenere persino una racchetta da tennis. Un dettaglio che testimonia la cura con cui Honda aveva pensato a ogni esigenza dell’utente urbano, sempre alla ricerca di praticità senza rinunciare allo stile.

Ma il vero fiore all’occhiello della Cabina era la sua dotazione tecnologica, con soluzioni come il Cabina Stand Up, ovvero il cavalletto centrale attivabile elettricamente. Questa caratteristica, unica nel suo genere, consentiva di parcheggiare il veicolo in modo semplice e sicuro, enfatizzando ulteriormente la filosofia di comfort e facilità d’uso che permeava tutto il progetto. A completare il quadro, la trasmissione V-matic – calibrata per offrire la massima elasticità nei percorsi cittadini – garantiva partenze fluide e accelerazioni senza strappi, valorizzando ulteriormente la guida in ambiente urbano.

Tuttavia, nonostante queste qualità, la Honda Cabina dovette fare i conti con una barriera apparentemente insormontabile: il prezzo. Al momento del lancio, il listino recitava 279.000 yen, equivalenti a circa 1.520 euro dell’epoca e quasi 3.400 euro odierni. Una cifra che, pur giustificata dall’innovazione e dalla ricchezza delle dotazioni, si poneva sullo stesso livello di scooter di cilindrata superiore, generando perplessità tra i potenziali acquirenti. In un mercato ancora fortemente ancorato a schemi tradizionali, l’idea di spendere una somma così elevata per uno scooter “diverso” appariva azzardata e difficilmente giustificabile.

L’esperienza di guida della Honda Cabina era profondamente ispirata all’abitabilità automobilistica: ergonomia studiata nei minimi dettagli, protezione dagli agenti atmosferici e soluzioni pratiche pensate per migliorare la vita quotidiana del motociclista urbano. Eppure, tutto questo non bastò. Dopo appena 18 mesi di commercializzazione, la produzione venne interrotta nel 1996, lasciando il posto a un ricordo indelebile e a un pezzo da collezione ricercato dagli appassionati.

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