Motociclismo e coronavirus, adesso nel mirino ci sono gli italiani

Coronavirus, adesso c’è anche la questione degli italiani presenti nel giro del Circus iridato, sia del WSBK che del Motomondiale


Il motociclismo non è un mondo a sé stante e, pur con le sue specificità, è condizionato da quel che gli accade intorno. Qui ci riferiamo, evidentemente, al coronavirus, con l’impennata dei contagi in poche ore in Italia che ha già portato il governo a misure drastiche mettendo in ginocchio anche lo sport, con le partite di calcio posticipate a data da destinarsi, di fatto fermando tutte le discipline agonistiche nelle regioni più colpite, Lombardia e Veneto. Tali situazioni di emergenza potrebbero anche estendersi sia territorialmente e nel tempo creando incertezze e apprensioni di ogni tipo. Per il motociclismo, i primi e principali appuntamenti sul territorio nazionale, sono quelli del CIV del 25 e 26 aprile a Misano e del 23 e 24 maggio a Imola; quelli del mondiale SBK l’8-10 maggio a Imola; e il Motomondiale GP d’Italia del 30-31 maggio al Mugello.

Ci sono ancora due mesi per il debutto stagionale del “tricolore” a Misano e poco più per gli altri appuntamenti. C’è solo da sperare che tutto evolva per il meglio. Ma, in questi casi, tutto può accadere. Non c’è, però, solo questo problema relativamente alle gare sul nostro territorio nazionale. Perché adesso c’è la questione degli italiani presenti nel giro del Circus iridato, sia del WSBK che del Motomondiale, impegnati proprio in queste ore nei test di Phillip Island e di Losail prima delle aperture stagionali, oramai fra pochi giorni per entrambi i campionati. Mentre fino a pochi giorni fa pareva che i rischi principali dovessero derivare dai cittadini cinesi e da altre aree asiatiche, adesso, dopo quel che sta succedendo in queste ore in Italia, i rispettivi paddock della SBK e del Motomondiale sono “agitati” per la presenza dei tanti italiani che lavorano nel Circus. La metà degli italiani impegnati nel giro delle corse mondiali provengono dal nord Italia, specificatamente da Lombardia, Veneto ecc., proprio da quelle regioni oggi purtroppo più colpite. Spetta alle autorità sportive vigilare, agire e mettere in sicurezza l’”ambiente racing” di ogni tipo e livello, ovviamente spettatori compresi. Autorità sportive, comunque obbligate ad eseguire le disposizioni e i decreti governativi già emanati e altri che forse seguiranno. In questi casi augurarsi “Buonafortuna!” è d’obbligo. Ben sapendo che non basta.

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