Party col Bottu: in Yamaha per celebrare la vittoria dell'Africa Eco Race

Al "Party col Bottu" abbiamo conosciuto un Campione tutto d'un pezzo, ma che, prima di essere pilota, si è dimostrato uomo, sensibile e sempre umile. Grande Bottu e grande Yamaha per il supporto che è riuscita a fornire.

"Party col Bottu". Questo il nome della festa organizzata da Yamaha per celebrare la seconda vittoria consecutiva di Alessandro Botturi all'Africa Eco Race, il raid africano che segue le orme tracciate dalla mitica Parigi-Dakar.

Siamo stati invitati nella sede italiana di Yamaha Motor Europe, a Gerno di Lesmo (MB), l'unico spazio in cui "convivono" la sezione musicale, quella di Ricerca & Sviluppo e il reparto racing della casa di Iwata. E quindi fra strumenti musicali, prototipi della MotoGP (in bella mostra le due M1 di Valentino Rossi e Maverick Vinales), ecco il Bottu, accerchiato da amici e colleghi, tutti indistintamente suoi tifosi.

È stato il pilota di Lumezzane il protagonista della serata, aperta da uno spettacolare video che ne esaltava l'impresa compiuta per due anni di fila in Africa, in sella alla sua instancabile Yamaha WR450F con allestimento Rally e una livrea dedicata alla gloriosa Tènèrè degli anni '80.

Il Bottu, ai microfoni, ci ha fatti appassionare, sorridere e, infine, riflettere. Con i racconti di un'avventura sognata fin dalla più tenera età:

"Mamma, voglio fare la Dakar" - diceva Alessandro da piccolo. E la madre, non proprio d'accordo, alla fine, si è convinta.

Per questo motivo, quando ci racconta della famosa ferrovia in Mauritania, attraversata dal treno più lungo del mondo, che lui aveva tanto ammirato da piccolo e che ha costeggiato per ben 50 km nell'ultimo raid, appare visibilmente emozionato.

Ci ha deliziati con i suoi aneddoti sul cibo condiviso con compagni e colleghi, con le "merendine" chieste per rimettersi in forza (come se ne avesse veramente avuto bisogno), con le nottate passate in tenda. Perchè tutto, in un raid del genere, deve essere condiviso, anche i piccoli problemi che, nel deserto, possono diventare enormi.

"Ho avuto un problema con il tappo del serbatoio in gara. Ho perso benzina e mancavano ancora 15 km alla fine della tappa. Sono stato aiutato, mi hanno dato la benzina necessaria per concludere la tappa e, il giorno dopo, ho cercato di ricambiare."

Il Bottu, poi, ci parla della perdita dell'amico ed ex compagno di team, il portoghese Paul Gonçalves, deceduto in seguito ad un incidente durante la sua 13esima Dakar.

"Il giorno dopo l'incidente di Paul ho fatto 20esimo. Non riuscivo a concentrarmi. Giunto al bivio sbagliavo sempre strada." 

E quando gli si chiede della prossima stagione, sorride e dice:

"Eh vedremo. Sono in scadenza di contratto con Yamaha, se mi vorranno ancora..."

Così, al "Party col Bottu" abbiamo conosciuto un Campione tutto d'un pezzo, ma che, prima di essere pilota, si è dimostrato uomo, sensibile e sempre umile. Grande Bottu e grande Yamaha per il supporto che è riuscita a fornire.

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