Moto3, no alla "crocifissione" dei piloti italiani

Piloti italiani in apparente difficoltà nella classe cadetta del Motomondiale. C'è chi ha deluso e chi...

Chi vince ha sempre ragione e chi perde paga pegno. Nello sport, e nel motociclismo in particolare, è così. E’ sempre stato così. Poi, quando a prevalere non è la fredda analisi tecnica ma l’impulso da fan, è facile farsi prendere la mano tranciando giudizi che il più delle volte sono campati in aria. Ci riferiamo, in questo caso, al mondiale Moto3 dove i piloti italiani sono protagonisti ma dove il titolo iridato è già ipotecato dallo spagnolo Joan Mir, un giovane “cannibale” alla sua ottava vittoria stagionale, con ancora quattro gare in calendario. Qui non si vuole fare la difesa d’ufficio dei “giovani leoni” italiani per spirito nazionalistico ma, all’opposto, non si può accettare la logica disfattista dell’”io l’avevo detto ” come se i piloti italiani fossero figli di un Dio minore.

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I risultati non sono stati fin qui adeguati alle aspettative? Si è più badato all’immagine che alla sostanza? Si sono pompati piloti senza il necessario pedigree? Ingenuità, forzature, eccessi non sono mancati anche se non si può accusare chi dall’inizio stagione fa proclami di vittoria e chi su quei proclami imposta una campagna di marketing. Che dovrebbero fare in un motociclismo show-business dove chi non comunica (al di là dei risultati) è tagliato fuori e chi investe vuole poi trarne benefici in immagine, cioè in pubblicità? In altre parole, chi vince esalta il risultato per ottenere il massimo riscontro e chi perde si difende minimizzando l’insuccesso e annunciando propositi di rivincita.

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Si deve partire dalla realtà, in questo caso dalla classifica del Campionato. I “se” e i “ma” contano poco ma i dati vanno interpretati. Non vogliamo entrare in disquisizioni esageratamente raffinate e complesse ma non è arrampicarsi sugli specchi se il nostro ragionamento – breve e schematico – parte dalla competitività delle moto in campo. In testa al mondiale, al primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto posto ci sono piloti in sella alle Honda. Un’altra Honda nella top ten, al nono posto. Tre Ktm nella top ten: al settimo, ottavo e decimo posto e poi all’11°, 12°, 13° posto. La prima moto non Honda e non Ktm è la Peugeot (22° posto), poi la prima delle Mahindra (23°). Quindi le altre moto “indiane” al 29° posto, al 30°, al 31°, al 32°, al 38°, con l’altra Peugeot al 37° posto. Chiaro?
Si potrebbe chiudere qui.

13 San Marino 7 a 10 de septiembre de 2017. Circuito Marco Simoncelli. San Marino. Moto3; M3; m3; moto3

Stiamo parlando di moto tutte molto competitive, con differenze minime ma sostanziali che poi determinano la vittoria o la sconfitta di questo o quel pilota. Appare evidente che i (migliori) piloti Honda hanno un mezzo complessivamente più “equilibrato”, quindi più competitivo rispetto alle pur magnifiche Ktm e alle Mahindra i cui piloti sono stati evidentemente “penalizzati”, specie dopo l’annunciato forfait di quest’ultima Casa. Ciò senza nulla togliere al valore dei piloti Honda, a cominciare dal pluri vittorioso Mir, il quale – pur strameritandosi il titolo iridato 2017 sulla sua iper Honda – in sella ad una… Mahindra avrebbe avuto la vita ben più dura. Sulle sei Mahindra in campo, ben quattro sono affidate a corridori italiani (Pagliani 29°, Bezzecchi 30°, Fabbri 31°, Dalla Porta 32°), certamente non uguali fra loro, ma tutti più o meno sotto tono anche a causa della moto, i cui limiti di competitività portano spesso il pilota all’errore.

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Risalendo dal basso la classifica, troviamo la wild card 16enne di grandi speranze Dennis Foggia 26° (Ktm), super nel Cev e già proiettato in pianta stabile nel mondiale 2018; quindi 20° Antonelli (Ktm) a sprazzi anche per i postumi di cadute; 12° Bulega (Ktm), sotto le attese anch’egli per qualche “incidente” di percorso ma pur sempre manico di straordinaria potenza e raffinatezza; 9° Bastianini (Honda) tornato al suo passo dei bei tempi andati e quindi ai vertici nel finale di stagione; 8° Migno (Ktm), a corrente alternata dopo il trionfo del Mugello e già con le valige in mano per il 2018; 4° Di Giannantonio (Honda) l’ex Rookie oggi di maggiore sostanza; 2° Fenati (Honda) forte di due trionfi e podi pesanti, “veterano” ruvido di carattere ma di gran cuore e talento, un osso duro in un super Team (Snipers Marinelli Cucine Rivacold), pilota proiettato in Moto2 anche se l’ascolano ha fatto (e sta facendo) di tutto per arrivarci con la corona iridata della Moto3.

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Considerazioni finali sugli italiani, iniziando stavolta, dal vertice della classifica. Al citato Fenati (a meno di un miracolo) sfugge ancora l’agognato titolo a favore di un Mir spesso con quel pizzico in più che in pista fa la differenza. Ma l’asso ascolano ha dimostrato di essere una certezza, è maturato psicologicamente, è cresciuto tecnicamente e agonisticamente, addirittura superando alla grande il gap sul bagnato, come dimostrato nella giornata trionfale di Misano. Non si vuole qui rivangare il passato ma i fatti hanno dato ragione a Romano e torto al suo ex Team, lo Sky-VR46. Nel 2017 Fenati ha ritrovato l’ambiente ideale sul piano umano e i mezzi tecnici adeguati per un suo forte rilancio i cui benefici si proietteranno in positivo anche nella prossima stagione nella cilindrata superiore dove ovviamente servirà una fase di rodaggio e di riadeguamento tecnico e agonistico. Sugli altri tre italiani punte di diamante in Moto3 anche nel 2018.

14 Aragon 21 a 24 de septiembre de 2017. Circuito Motorland. Aragón. Moto3; M3; m3; moto3

Enea Bastianini, se sta “sul pezzo” senza… lune, resta un manico capace di ogni prodezza. Di Giannantonio meriterebbe di finire nei primi tre a fine campionato, a compendio dei suoi inseguimenti da incorniciare. Il pilota capitolino, cresciuto anche grazie al lavoro certosino a tutto campo del Team Gresini, ha classe e determinazione, pur non privo di qualche sbavatura che fin qui gli ha negato la soddisfazione del gradino più alto del podio. Idem Bulega, pilota di razza, i cui risultati in gara e in classifica non rispettano il suo reale potenziale e non mettono in luce quanto di buono fatto in pista, specie in alcune gare. Perché, si dirà, i risultati latitano?

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Non è facile rispondere perché ci sono sempre più cause che frenano il processo verso la consacrazione proprio quando sembra assai vicina. Stiamo parlando di un pilota (ciò vale anche per Di Giannantonio) sotto i 18 anni, per altro fisicamente “sovradimensionato” per le piccole 250 monocilindriche dove un mignolo fuori posto ti fa perdere due decimi, in una categoria dove quando arrivi decimo in volata sei un… “fermo” dimenticando che il primo è a meno di un tiro di fionda. Inoltre Nicolò è su una Ktm ufficiale di gran valore ma (l’abbiamo già scritto sulla base delle classifiche) un “pelo” sotto le Honda, in un Team dove c’è tutto e di più, anche troppo, specie nelle ambizioni dello staff dirigente.

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In questi casi la medaglia ha due facce: da una parte un Team da... Formula 1, con il grande potenziale finanziario, tecnico e di immagine e comunicazione; dall’altra lo “stordimento” provocato dal bombardamento mediatico che annuncia trionfi che poi non arrivano mettendo carboni ardenti al pilota tutt’ora in formazione, con il rischio di deconcentralo con una continua ansia da prestazione peggiore di una spada di Damocle. Se Nicolò Bulega sarà meno pressato i risultati non tarderanno a venire. La classe non è acqua e Bulega in quanto a “stoffa” non è secondo a nessuno. Torneremo presto sull’argomento.

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