Motomondiale, volate e regolamenti a "zig-zag"

Volate e regolamenti poco chiari, piloti sanzionati a "zig-zag". Il caso Mir Moto3

A freddo, è doveroso tornare sul finale infuocato e rocambolesco della Moto3 ad Aragon e su come vengono sanzionate le scorrettezze dei piloti. Come noto, sul rettilineo prima della curva che precede il traguardo, lo spagnolo Joan Mir, leader del Campionato della classe cadetta, in testa alla gara, è andato ripetutamente a zig-zag per evitare agli arrembanti Di Giannantonio e Bastianini di mettersi in scia vincendo così in volata il suo ottavo round stagionale. In quella particolare situazione, i due piloti italiani sono stati indotti all’errore, inseguendo lo spagnolo nel suo ardito incedere “a biscia” sul dritto.

Ad onor di cronaca, va ricordato che volate così nel motociclismo se ne sono viste tante in ogni epoca e in ogni categoria. Campioni consacrati e ritenuti esemplari anche per correttezza, si trasformavano in “canaglie” quando la vittoria si decideva nella guerra delle scie. Non raramente le volate avevano poi strascichi post corsa con diverbi verbali, qualche spintone e con interventi pesanti delle rispettive tifoserie nel paddock e sugli spalti. Non facciamo nomi per non buttare benzina sul fuoco e per non intaccare la memoria di piloti che sono da molto tempo nel mondo dei più.

C’è da aggiungere – cosa di non poco conto – che mai o quasi mai in passato certi comportamenti venivano ritenuti eccessivi o irregolari, tali da essere richiamati o addirittura da sanzionare con squalifiche. Le gare del Motomondiale, in particolare quest’anno, sono molto combattute e non è raro assistere a manovra al limite della scorrettezza, come ad esempio l’ultima dell’altro ieri in MotoGP di Valentino Rossi su Dani Pedrosa, con le forti lamentele di quest’ultimo e la secca piccata replica del pesarese. Peggio va in Moto3 dove spesso si corre “in trenino”, sempre con il coltello in bocca e almeno i primi 10-15 piloti si danno battaglia nel fazzoletto di un paio di secondi e anche meno.

Succede di tutto, o quasi, con le carenature che alla fine sono rigate con i colori delle moto avversarie. Una volta a te, una volta a me è la regola che fin qui ha evitato degenerazioni di vario tipo. I regolamenti restrittivi hanno portato le migliori Moto3 a un livellamento tale che oggi sostanzialmente è il pilota a fare la differenza e sono le scie (vedi quel che accade specificatamente in qualifica) a incidere sul risultato finale. Nel motociclismo, si sa, chi sta davanti …fa la strada, cioè imposta la propria traiettoria come meglio crede (o può), ma è evidente che ciò non significa che il battistrada ha il diritto di passare dove vuole, magari vagando per la pista ad alta velocità.

Spesso, anche questo è noto, in una lunga volata chi è in scia riesce sul traguardo a bruciare chi lo precede, un po’ come nel ciclismo con il colpo di reni. Ragion per cui chi esce primo dall’ultima curva fa di tutto per scrollarsi di dosso chi gli soffia sul collo. Mugello docet. E’ quel che ad Aragon ha fatto Mir, una traiettoria assai rischiosa a oltre i 200 kmh, a zig-zig per ben sei volte, non permettendo a Fabio Di Giannantonio e a Enea Bastianini di prendergli la ruota e uscire dalla scia nel rush finale. Quindi Mir vince su Di Giannantonio e Bastianini, sale sul podio, riceve tutti gli onori e si gode l’ulteriore incremento in classifica generale, sentendosi oramai il titolo iridato in tasca. C’è chi protesta e la Direzione gara, regolamenti in mano, passa meglio al vaglio nel replay tv quanto accaduto. Il più delle volte i regolamenti sono lacunosi e interpretabili.

La domanda è questa: la manovra dei ripetuti cambi di direzione effettuati da Mir era lecita o no? Fino a che punto un pilota in testa può decidere di scegliere la strada che vuole, spostandosi più volte? Fatto sta che poi la direzione gara ha sanzionato Mir ritenendo quindi quella manovra “fuori legge”. Il bello, si fa per dire, sta nell’applicazione della sanzione: Mir commette una infrazione ad Aragon che però paga il prossimo GP a Motegi perdendo sei posizioni sullo schieramento di partenza. Siamo alle solite, a dimostrazione di una incapacità di applicare con coerenza le decisioni prese, giuste o sbagliate. Perché questo è il punto vero: se Mir ha sbagliato – e per la Direzione gara ha sbagliato tant’è che viene “punito” - deve pagare pegno “hic et nunc” con una penalizzazione rispetto al risultato di Aragon, a questo punto una classifica “non regolare”. Se invece la manovra di Mir era da ritenersi ok, non si capisce perché deve scontare il gap a Motegi.

Di fatto, ciò autorizza i piloti a fare altrettanto nelle prossime volate. E’ altresì il modo per mettere zizzania fra i concorrenti e i loro team togliendo credibilità ai risultati e a chi li raggiunge e allo stesso Motomondiale. Servono regolamenti più precisi e meno interpretabili ma non coercitivi salvaguardando la sicurezza ma anche lo show. Il motociclismo resta sport complesso e assai rischioso dove l’estro del pilota gioca una parte significativa e non può essere mortificato. Il filo su cui intervenire è sottile ma bisogna fare qualcosa prima dell’irreparabile. Finirà, come sempre, a tarallucci e vino? Chi ha dato ha dato, chi ha preso ha preso.

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