Yamaha RD 350 Fast Magic by Moto Exotica

Il customizer indiano Arjun Raina ha elaborato una RD 350 prima serie, uno dei modelli più fortunati di casa Yamaha

La Yamaha RD 350 è uno dei modelli storici più celebri e apprezzati della casa di Iwata: è stata una delle prime due tempi giapponesi “da sparo” ed è diventata un vera e propria icona per tutti gli appassionati delle moto a miscela.

All’epoca il segmento 350 era molto popolare: questa cilindrata era assai diffusa e praticamente tutte le case avevano proposte più o meno sportive di questa cubatura. Le ragioni sono in parte sportive e in parte legali: fino al 1982 nel Motomondiale c’era anche la classe 350 cc, ed inoltre il Codice della Strada prevedeva che questa fosse la cilindrata massima concessa agli under 21.

Quando venne lanciata, nel 1973, la concorrenza era agguerritissima: inizialmente Honda CB 350 Four e Moto Morini 3 e 1/2, ma qualche anno più tardi arrivarono anche la MV Agusta 350 Ipotesi e la Moto Guzzi 350 GTS. Tutte, comunque, a 4 Tempi: la sportiva dei Tre Diapason era l’unica “zanzara” del gruppo, e prometteva prestazioni davvero esuberanti.

Dati alla mano, la prima versione con il parallel twin raffreddato ad aria aveva la stessa potenza delle Morini 350 Sport a quattro tempi (39 cv): con l’introduzione del raffreddamento a liquido nel 1979, però, la cavalleria della bicilindrica di Iwata è destinata a lievitare inesorabilmente. La seconda serie di RD 350 faceva segnare ben 47 cv, che diventarono addirittura 59 con la versione YPVS del 1983 (63 per il model year ’86).

Quella che vedete nelle foto è una RD 350 MkI e viene dall’India: precisamente da Dehradun, dove ha sede l’atelier Moto Exotica. A dirigerlo è Arjun Raina, un ragazzone indiano con una passione sfrenata per le motociclette e la customizzazione.

Anche se non è estrema come la drag racer The Falcon di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa, anche in questo caso siamo di fronte a un lavoro decisamente radicale: oltre che sul propulsore, ampiamente rimaneggiato (notare le splendide espansioni…) si è interventi anche sulla ciclistica, che ora conta su una componentistica assolutamente moderna.

Forcelle upside-down di ultima generazione e mono-ammortizzatore centrale fanno il paio con un impianto frenante che al retrotreno ha visto sparire il tamburo posteriore in luogo di un disco singolo. Anche all’avantreno c’è un solo disco, morso da una pinza ad attacco radiale.

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