Due ruote: "Roma città laboratorio per la sicurezza stradale"

Copertina libro Vite Sicure

La proposta che Roma diventi un laboratorio nella battaglia per la sicurezza stradale, è quanto emerso dal dibattito che si è tenuto lunedì scorso in Campidoglio in occasione della presentazione del saggio “Vite sicure - Viaggio tra strade e parole" di Ilaria Guidantoni.

La comunicazione mette in sicurezza la strada: questa la sfida lanciata dall’Autrice che ha esordito alla presentazione in Campidoglio condividendo con l’amministrazione capitolina il coraggio della verità, nella presentazione dei dati ACI sul rischio due ruote nella Capitale. "Conoscere per cambiare con le parole giuste a seconda del target".

Sfida raccolta dal Direttore dei “Settestrade”, Umberto Cutolo che ha lanciato una proposta: "Roma, primo comune d’Italia per estensione, con una forte complessità e 600mila ciclomotori, che superano tutti i motoveicoli del Portogallo, può rappresentare un laboratorio ideale per un modello di gestione del traffico in una metropoli moderna".

Ha rilanciato il Presidente del Comitato scientifico Fondazione Filippo Caracciolo ACI, presentando i dati, Onorevole Mauro Fabris invocando "un’Agenzia per la sicurezza stradale con poteri straordinari paragonabili alla protezione civile, perché contribuisca ad un cambio di cultura collettiva che formi il consenso e diventi così argomento di interesse per i politici".

Il presidente Commissione sicurezza del Comune, Onorevole Fabrizio Santori ha concluso affermando: "Sono ben lieto di raccogliere il guanto della sfida nella convinzione che il governo del territorio si eserciti sulla strada con iniziative concrete, rispondendo alle esigenze in tempi adeguati, come per la vicenda minicar".

“Vite sicure”, Viaggio tra strade e parole di Ilaria Guidantoni – Il saggio (pubblicato da Edizioni della Sera) – con il patrocinio ACI, Anita, Assosegnaletica e Centro Studi per la sicurezza stradale 3M – racconta il viaggio degli ultimi 10 anni della comunicazione che ruota intorno al tema della sicurezza stradale. E’ nel 2001, con il terzo programma per la sicurezza stradale europeo, che si prende coscienza di un’emergenza collettiva fino ad allora poco percepita, quella dell’incidentalità. Dalle interviste ai giornalisti, emerge una rivoluzione incompiuta, che ha portato all’attenzione il problema, facendone un argomento di moda, oltre il mondo degli addetti ai lavori.

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