Da Vallelunga gioie e dolori

Noriyuki Haga e Max Biaggi

Non è tutto oro quel che luccica. Così come non è tutto buono e bello quel che esce dalla SBK di Vallelunga. Certamente ci sono state due gare splendide; certamente il tracciato capitolino è tecnico e spettacolare; certamente c’è il pubblico delle grandi giornate; certamente la SBK si riconferma da “cardiopalma”.

Però. Cominciamo dall’autodromo romano, che è notevolmente migliorato nel corso degli anni, va difeso perché è un valore per il motociclismo italiano, specie per il centro sud. Ma c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto per la sicurezza (non aver potuto portare piloti infortunati dal luogo dell’incidente al centro medico non è solo paradossale ma gravemente colpevole) e per renderlo “compatibile” con un evento di livello mondiale.

Venendo più direttamente alla corsa, l’incidente di gara 2 subito dopo il via, ripropone una SBK che chiude un occhio, anzi due, di fronte a scorrettezze che possono causare gravi danni ai piloti. Forse più che la mancanza di regole, pesa la non determinazione nell’applicazione.

Le corse, si sa, sono pericolose. Ma non è vero che è sempre colpa del “fato” se avvengono fatti (e misfatti) come il grave incidente di ieri, solo per fortuna, con lievi conseguenze. Perché in MotoGP questo non accade, o accade ben più raramente? Non si risponda che Rossi, Stoner e compagni vanno … più piano. Diciamo che sono consapevoli dell’alto rischio delle prime curve dopo lo start e anche di possibili richiami e squalifiche in caso di scorrettezze.

La corsa ha le sue esigenze e il pilota parte da subito lancia in resta. Ma buttarsi a “corpo morto” dopo poche centinaia di metri non è segno di temperamento combattivo e di classe ma di irresponsabilità.

C’è tanta gente che ieri ha visto da vicino (e ci sono le riprese tv) la dinamica che ha fatto “saltare” Max Biaggi. Perché la direzione corsa, i giudici di gara, non sono intervenuti? Così facendo, non solo si altera la gara (perché piloti competitivi restano out) ma si legittimano comportamenti che invece vanno quanto meno “redarguiti”.

Chiudiamo questa nota sulla corsa vera e propria. Bayliss resta Bayliss, con la sua straordinaria grandezza di pilota e anche con i suoi errori, quest’anno non pochi. Troy lo si ama anche per questo. Così che ieri la festa per il titolo è rinviata al prossimo appuntamento e a festeggiare è rimasto invece Haga, autore di due gare maiuscole e di una doppietta da incorniciare.

Le Yamaha sono oggi le moto più competitive (vedi anche le performances di Corser) ma il cuore e il manico di Nori è fuori discussione. Poi i limiti del giapponese sono noti e, purtroppo per lui e la sua Casa, spesso emergono. Ma ieri, così come a Monza e in altre occasioni, tanto di cappello al futuro numero uno di Ducati factory.

Da ciò, una considerazione. Tutti a osannare (giustamente) il funambolico Haga e, ancora una volta, molti a “disprezzare” il valore di Biaggi, incappato in un’altra giornata nera in gara 2, dopo l’exploit di gara 1, dove ha guidato da “re”, lottando alla pari (e forse anche un po’ di più) con Nori.

Era evidente la differenza fra le due moto in pista, a sfavore del pilota romano. Poteva vincere Max? E’ mancata la zampata finale: un sorpasso in extremis alla Bayliss (o alla Rossi?). Max ha preferito portare a casa il risultato. E tenendo conto di tutto, ha fatto bene. Però è giunto in volata con Haga e Corser (dietro) dopo una corsa da “maestro”.

Quindi Biaggi, con moto inferiore, è arrivato secondo in volata dopo Haga, il pilota trionfatore di Vallelunga di cui (giustamente) si tessono le lodi. Allora? Allora come si fa a dire che uno come Biaggi è “scarso”?

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