Sagari Custom Motorcycles Kawasaki ZR-7

Sotto alla carrozzeria satinata di questa moto si cela una Kawasaki ZR-7 dei primi anni duemila, customizzata da Sagari Custom Motorcycles.

Stefano Ghisimberti, per gli amici “il Ghiso“, vive a Castellanza e porta avanti la sua attività Sagari Custom Motorcycles a Busto Arsizio (VA). Il suo stile si basa sulla semplificazione delle linee e della meccanica di serie ma allo stesso tempo osa nella creatività, utilizzando come basi per le sue customizzazioni moto che spesso vengono snobbate perché troppo banali, troppo “intelligenti” o addirittura troppo brutte.

Su queste moto ricerca soluzioni spesso apparentemente impossibili, materiali nuovi, riprogetta componenti da pezzi già esistenti, valorizzandoli o li costruisce da zero, a mano o con macchinari a controllo numerico. Da queste teorie è iniziata la costruzione della sua moto.

La base di partenza è una Kawasaki ZR-7, Quattro cilindri nipponica con 76 cavalli commercializzata dal 1999 al 2005. Guardandola ha iniziato a elaborare linee curve per ammorbidirla, senza risparmiare lavori radicali col flessibile.

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L’avantreno è stato interamente sostituito con quello di una MV Agusta F4, mantenendo i cerchi originali da 17” con pneumatici Metzeler da 120/70 e 160/60 anch’essi identici per misura a quelli indicati sul libretto. Per adattarsi alla forcella Marzocchi della italiana il perno ruota è stato ricavato dal pieno e funziona anche da centraggio con l’attacco a baionetta degli steli della forcella da 52 mm.

La frenata si avvale di due dischi anteriori TK da 310 mm flottanti commissionati alla Technobike di Fenegrò (CO), che ha realizzato anche il disco posteriore. Il manubrio tipo drag bar è artigianale, mentre il cannotto di sterzo è stato reimbussolato e ribarenato per adattarsi al nuovo avantreno più massiccio.

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Interventi anche sul telaio, nella parte posteriore dove è stata ricostruita la culla, per alloggiare una sella rivestita in pelle e soprattutto l’atipico codone, che comprende una piccola sacca porta documenti e attrezzi, ancorata tramite una striscia di pelle che segue senza soluzione di continuità la sella e, nella parte inferiore, un bombolotto al cui interno sono celati la centralina e l’impianto elettrico. I lavori al retrotreno comprendono anche un monoammortizzatore regolabile proveniente da una Ninja con attacco al telaio modificato.

Le pedane sono state ridisegnate e lavorate a mano, modificando e irrigidendo anche l’alberino del cambio. Il motore e i quattro carburatori Keihin da 32 mm sono stati completamente revisionati mentre la finitura della moto comprende la sabbiatura del telaio e dell’intera carrozzeria, la spazzolatura e la satinatura a mano, per un totale di 6 mesi di lavorazione.

La moto è stata presentata a Busto Arsizio presso la nota boutique Stefanel del centro, mentre il servizio fotografico è stato realizzato al Museo del Volo di Malpensa.

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