Amarcord: Yamaha RD 500 LC

Ridiamo vigore alla rubrica Amarcord proponendovi un modello alla settimana che fatto la storia delle due ruote e di ciascuno di noi. Per questo motivo se avete una moto o un ciclomotore che vi è sono rimasti nel cuore potete raccontarci la vostra storia inviandoci una mail a suggerimenti@motoblog.it, allegando qualche immagine.

Yamaha RD 500 LC

Negli anni Ottanta, quando la classe regina del Motomondiale si chiamava 500 e non MotoGP, Honda, Yamaha e Suzuki si davano battaglia sui campi di gara con le loro mezzolitro a due tempi. Nel 1981 in particolare, Yamaha e Suzuki partecipavano rispettivamente con la YZR 500/OW54 guidata nel da Kenny Roberts e la RG 500/XR35 pilotate da Marco Lucchinelli, Franco Uncini e Randy Mamola, mentre Freddie Spencer e la sua nuova Honda NS 500 arrivarono invece (insieme a Takazumi Katayama e “Lucky,” nel frattempo passato alla Casa alata) solo l’anno seguente, dopo una stagione di “riflessione” a seguito degli insuccessi della NR500 con motore quattro tempi a pistoni ovali. Quasi naturale fu quindi la commercializzazione da parte delle Case, di modelli “replica”.

La prima della tre case giapponesi a presentarla fu la Yamaha con la sua RD 500 LC nel 1984, cui seguirono poco dopo nell’85 Suzuki con la RG 500 Gamma e Honda, che a dire il vero restò fuori dalla “competizione su strada” con la sua NS 400 F, la quale differenziava non solo per la cilindrata inferiore ma anche per la disposizione a tre cilindri (uno verticale e due orizzontali) invece di quattro, fedele a quella utilizzata in pista dalla NS500.

Yamaha quindi aprì la strada alle racer replica con motore a due tempi e non a caso la sigla RD significa proprio Race Developed. Il prototipo, denominato RZV 500R, venne presentato al Tokyo Motor Show del 1983 ed era ispirato alla YZR 500/OW61 del Mondiale 1982, derivata dalla OW60 dello stesso anno, la prima a utilizzare il quattro cilindri a V, in sostituzione di quello in quadrato utilizzato fino al 1981 sulla OW54.

Infatti motore a V e telaio in alluminio ricordavano da vicino la moto da GP. Prima però che il prototipo diventasse realtà, forse anche a causa dei costi elevati della RZV, venne realizzata la versione "RD 500 LC", destinata al mercato europeo che utilizzava invece un telaio in acciaio e la forcella con minori regolazioni e che venne commercializzata a partire dal 1984, un anno prima della sua omologa destinata al mercato giapponese. Sebbene per certi versi semplificata, anche la RD 500 riprendeva alcuni concetti della moto da Mondiale, quali ad esempio le valvole allo scarico YPVS (Yamaha Power Valve System) o le quattro marmitte a espansione, due ai lati della sella, come sul modello RD 350 LC, le altre due nel codino.

Il motore di 499 cc, alimentato con quattro carburatori Mikuni da 26 mm, erogava 88 CV a 9.500 giri (ma girava allegramente anche fino a 10.250), un valore simile a quello delle “tre quarti di litro” quattro tempi dell’epoca, e una coppia di 6,8 kgm a 8.500 giri. Il consumo medio era di 11,5 km/l La velocità massima sfiorava i 230 km/h e l’accelerazione sui 400 metri, grazie anche a un peso intorno ai 200 kg, era di poco inferiore ai 12 secondi. Prestazioni eccellenti per l’epoca, anche se la frenata, come per altre sue colleghe a due tempi, complice anche lo scarso freno motore dei propulsori “a miscela”, non era certamente il suo forte.

Una curiosità, il prezzo all’epoca della sua commercializzazione nel 1984 era di 9.815.000 di lire. Le colorazioni erano bianco/rosso e rosso/nero; sul mercato francese comparve poi nel 1985 una livrea blu “Sonauto”, quella utilizzata in gara da Christian Sarron. Venne prodotta fino al 1987 e oggi le quotazioni dell’usato dipendono molto dallo stato di salute della moto; difficile trovare esemplari originali al 100%, ma per un modello in buone condizioni, se fino alla fine degli anni Novanta le cifre richieste erano intorno ai 6 milioni di lire, oggi si possono spendere dai 6000 ai 7000 euro.

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