Second Ride: MID50 trasforma le Simson e altri 50cc in elettriche
Second Ride presenta il kit MID50 per convertire ciclomotori 50cc in veicoli elettrici: autonomia fino a 110 km, batterie rimovibili, potenza regolabile e progetto open source per favorire il right to repair.
Nel panorama della mobilità urbana e della passione per i veicoli d’epoca, una rivoluzione silenziosa sta prendendo forma grazie a Second Ride. L’azienda, con un approccio visionario, sta riportando in vita i mitici cinquantini storici — dalle leggendarie Simson alle intramontabili Peugeot — senza snaturarne l’identità, ma traghettandoli verso un futuro a emissioni zero. Il cuore di questa trasformazione è il kit MID50, una soluzione che fonde innovazione tecnica, sostenibilità e spirito di comunità, restituendo ai ciclomotori d’epoca un ruolo da protagonisti nella mobilità contemporanea.
Il kit MID50 si distingue per la sua architettura intelligente e rispettosa delle linee originali: il motore elettrico va a sostituire il carter centrale del propulsore termico, lasciando intatti i fianchetti e ogni dettaglio che rende unico il mezzo d’epoca. Così, il fascino vintage resta immutato, ma sotto la scocca pulsa una tecnologia all’avanguardia, capace di regalare fino a 110 chilometri di autonomia e una potenza massima di 20 cavalli, regolabile tramite app dedicata. Il pilota può così adattare le prestazioni alle proprie esigenze e alle normative locali, limitando la potenza a 4 kW per rispettare i parametri dei ciclomotori.
Uno degli elementi chiave del progetto è la batteria: il kit integra due moduli da 2 kWh ciascuno, completamente estraibili senza bisogno di attrezzi specializzati. Questa scelta non solo facilita la manutenzione e la sostituzione delle singole celle — abbattendo i costi di proprietà — ma risponde alle critiche spesso rivolte ai veicoli elettrico moderni, troppo spesso caratterizzati da sistemi chiusi e difficili da riparare.
La conversione non si limita ai modelli più noti: oltre alle iconiche Simson, il kit è compatibile con una vasta gamma di ciclomotori storici, tra cui MZ, Kreidler, Zündapp, Honda, Yamaha e Peugeot. Una vera manna per collezionisti e appassionati che desiderano mantenere il valore storico dei propri mezzi, adattandoli però alle esigenze della mobilità urbana attuale.
Ma il progetto Second Ride va oltre la semplice tecnologia. L’azienda sta infatti costruendo una vera e propria “Wikipedia del retrofit”, una piattaforma collaborativa che coinvolge meccanici indipendenti, officine artigianali e hobbisti. Qui vengono condivise schede tecniche, istruzioni di montaggio e soluzioni pratiche, con l’obiettivo di accelerare la diffusione della conversione e normalizzare gli standard operativi nel settore.
L’approccio open source e la difesa del right to repair rappresentano una sfida diretta ai monopoli tecnologici dei grandi costruttori. Favorendo la partecipazione di terze parti nello sviluppo di accessori e miglioramenti, Second Ride promuove una sostenibilità tecnica reale, abbattendo i costi di manutenzione e prolungando la vita utile dei veicoli. In questo modo, la comunità di maker e appassionati può intervenire direttamente sulla manutenzione, superando le barriere imposte dai sistemi proprietari.
Tuttavia, la strada verso una diffusione capillare non è priva di ostacoli. L’omologazione resta il nodo principale: trasformare un veicolo storico in elettrico richiede certificazioni per la nuova alimentazione, verifiche di sicurezza e aggiornamenti amministrativi. Nonostante il kit rispetti i limiti normativi previsti per i ciclomotori, la reale praticabilità dipende dalle leggi nazionali e dalla presenza di officine autorizzate a rilasciare i certificati necessari.
Dal punto di vista ambientale, il passaggio all’elettrico abbatte drasticamente le emissioni locali e il rumore, contribuendo a una migliore qualità della vita nelle città. Tuttavia, la sostenibilità complessiva dipende anche dalla provenienza dell’energia e dalla gestione responsabile del fine vita delle batteria. Il design modulare e facilmente riparabile di Second Ride offre una risposta concreta a queste criticità, riducendo l’impatto ambientale e incentivando una cultura della riparazione e del riuso.
Per artigiani, collezionisti e officine indipendenti, il valore aggiunto è doppio: da un lato si preserva l’identità estetica dei mezzi storici, dall’altro si garantisce la loro operatività nelle città sempre più orientate verso la mobilità a zero emissioni. Il progetto apre inoltre nuove opportunità di business per i laboratori locali, mentre i legislatori sono chiamati a trovare un equilibrio tra esigenze di sicurezza e necessità di innovazione.