Moto e privacy, attenzione alle app: i dati finiscono a terzi

La tua moto potrebbe condividere più informazioni di quanto immagini. Dalla posizione GPS alle abitudini di guida, ecco come funzionano le app connesse e quali rischi comportano.

Moto e privacy, attenzione alle app: i dati finiscono a terzi
F C
Fabio Chiarani
Pubblicato il 13 ott 2026

La tua moto potrebbe sapere molto più di quanto immagini sulle tue abitudini. Dove vai, quali percorsi scegli, quando ti fermi e, in alcuni casi, persino come acceleri o freni. Tutte informazioni che possono essere raccolte dalle moto connesse e dalle applicazioni utilizzate per gestirle. Il problema è capire dove finiscono questi dati e chi può accedervi. Uno studio americano condotto su 21 automobili e 30 app ufficiali ha evidenziato quanto siano diffuse le comunicazioni con servizi esterni, compresi quelli legati alla pubblicità e all’analisi dei comportamenti. La ricerca non ha esaminato direttamente le motociclette, ma solleva interrogativi anche per chi utilizza quotidianamente una moto collegata allo smartphone.

Auto connesse, lo studio: 28 app su 30 comunicano con servizi esterni

La ricerca, realizzata negli Stati Uniti dalla Northeastern University in collaborazione con Consumer Reports, ha preso in esame 21 automobili connesse di 19 costruttori e 30 applicazioni ufficiali.

L’obiettivo era capire quali comunicazioni avvenissero tra veicoli, smartphone e servizi online, con particolare attenzione ai soggetti esterni alle case automobilistiche.

Per analizzare il comportamento delle vetture, i ricercatori hanno utilizzato un sistema piuttosto particolare. Le auto sono state collocate all’interno di una gabbia di Faraday, una struttura capace di schermare le comunicazioni radio, in modo da bloccare le connessioni mobili e indirizzare il traffico verso una rete Wi-Fi controllata.

In questo modo è stato possibile osservare i domini ai quali i veicoli tentavano di collegarsi.

I risultati fanno riflettere: 19 auto su 21 hanno contattato almeno un dominio esterno al costruttore, mentre 11 hanno stabilito comunicazioni con servizi riconducibili alla pubblicità, al tracciamento o all’analisi dei comportamenti.

Ancora più significativi i risultati relativi alle applicazioni. Delle 30 esaminate, 28 hanno comunicato con almeno un servizio pubblicitario o di analisi. In sette casi sono stati inoltre trasmessi dati che potevano identificare direttamente il proprietario.

Questo non significa automaticamente che tutte le informazioni siano state vendute o utilizzate in maniera impropria. Il contatto con un servizio esterno, da solo, non dimostra un abuso dei dati personali.

Il punto è un altro: molte delle funzioni digitali che utilizziamo quotidianamente comportano uno scambio di informazioni che non sempre risulta evidente all’utente.

E quando questi dati vengono collegati tra loro, il quadro può diventare decisamente più dettagliato.

Moto connesse: quali dati possono raccogliere le app

Anche le motociclette stanno diventando sempre più tecnologiche. Display TFT, navigazione integrata, collegamento Bluetooth e applicazioni dedicate sono ormai presenti su numerosi modelli, anche in fasce di prezzo non particolarmente elevate.

La differenza rispetto a molte automobili riguarda soprattutto il modo in cui avviene la connessione.

Su diverse moto connesse, infatti, è lo smartphone a svolgere il ruolo principale. Il telefono comunica con la moto tramite Bluetooth e utilizza la propria connessione Internet per accedere ai servizi online.

Questo permette di visualizzare informazioni sul veicolo, registrare itinerari, consultare dati di manutenzione oppure ritrovare la posizione in cui è stata parcheggiata la moto.

Funzioni utili, certo. Ma che possono richiedere l’accesso a informazioni personali.

Tra i dati potenzialmente raccolti figurano posizione GPS, cronologia dei percorsi, identificativi del veicolo, indirizzo email e informazioni relative all’utilizzo della moto.

In alcuni sistemi possono essere disponibili anche dati legati ad accelerazioni e frenate.

Presi singolarmente, questi elementi possono sembrare poco importanti. Il problema nasce quando vengono combinati.

Pensiamo, per esempio, a un’app che registra abitualmente gli spostamenti. Incrociando orari e posizioni, potrebbe essere possibile individuare il luogo di lavoro, l’abitazione o i tragitti effettuati più frequentemente.

Se a queste informazioni vengono associati identificativi personali, diventa possibile ricostruire un profilo piuttosto preciso delle abitudini dell’utilizzatore.

Naturalmente, non tutte le app per motociclette raccolgono gli stessi dati e non esistono elementi, nella ricerca citata, per affermare che tutti i costruttori condividano informazioni con aziende pubblicitarie.

Lo studio riguarda le automobili, ma il funzionamento di alcune piattaforme digitali motociclistiche presenta caratteristiche simili. È quindi ragionevole prestare attenzione anche alle autorizzazioni richieste dalle app dedicate alle due ruote.

Come proteggere la privacy della propria moto

In Europa esistono regole specifiche per il trattamento dei dati personali. Il riferimento principale è il GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati, che stabilisce obblighi di trasparenza e principi per la raccolta e l’utilizzo delle informazioni personali.

Dal 12 settembre 2025 si applicano inoltre le principali disposizioni dell’EU Data Act, che disciplina anche l’accesso e l’utilizzo dei dati generati dai prodotti connessi.

Questo quadro normativo offre maggiori strumenti di tutela, ma non elimina automaticamente tutti i rischi legati alla condivisione delle informazioni.

Una parte del controllo rimane nelle mani dell’utente, soprattutto quando si utilizzano applicazioni installate sullo smartphone.

La prima cosa da fare è verificare quali autorizzazioni sono state concesse all’app della propria moto. L’accesso alla posizione, per esempio, potrebbe essere necessario per registrare un itinerario, ma non sempre serve mantenerlo attivo continuamente.

Su Android e iOS è possibile gestire questi permessi direttamente dalle impostazioni del telefono, scegliendo quando consentire l’utilizzo della localizzazione.

Vale poi la pena controllare le opzioni relative alla condivisione dei dati e alle comunicazioni commerciali. Alcune applicazioni permettono di disattivare determinate funzioni di analisi o personalizzazione.

Un altro aspetto riguarda le informazioni conservate nel proprio account. Percorsi salvati, cronologia degli spostamenti e dati associati al veicolo possono rimanere disponibili anche dopo aver smesso di utilizzare una determinata funzione.

Per questo è utile verificare se l’app consente di cancellare i dati registrati o di richiederne l’eliminazione.

Non bisogna però confondere la disattivazione del Bluetooth con il blocco completo della raccolta dati. Alcuni servizi possono continuare a utilizzare informazioni già memorizzate oppure comunicate attraverso altri sistemi di connessione.

La soluzione non è necessariamente rinunciare alla tecnologia. Navigazione, servizi di emergenza, localizzazione e informazioni sulla manutenzione possono migliorare concretamente l’esperienza di utilizzo della moto.

Serve però maggiore consapevolezza su ciò che accade dietro lo schermo.

Il vero problema delle moto connesse non è soltanto quanti dati vengono raccolti, ma come vengono utilizzati, per quanto tempo sono conservati e con chi vengono condivisi.

Con la diffusione di sistemi digitali sempre più evoluti, la gestione della privacy diventerà un aspetto importante anche nel settore motociclistico. E prima di autorizzare automaticamente ogni richiesta sullo smartphone, dedicare qualche minuto alle impostazioni dell’app potrebbe essere una buona abitudine.

 

 

 

 

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