Kawasaki non si ferma al cavallo robot: arriva l'umanoide Kaleido
Kawasaki punta sul robot umanoide Kaleido 9: entro il 2030 dovrebbe lavorare in fabbriche e magazzini, mentre in futuro potrebbe intervenire anche nelle emergenze.
Dalle motociclette ai robot umanoidi il passo sembra enorme, ma per Kawasaki è una strada già tracciata. Dopo aver attirato l’attenzione con Corleo, il curioso cavallo robot a quattro zampe, il colosso giapponese guarda ancora più avanti e prepara Kaleido 9, un robot dall’aspetto umano progettato per lavorare nelle fabbriche, muoversi autonomamente e, in futuro, intervenire anche nelle situazioni di emergenza.
La data da segnare sul calendario è il 2030, anno entro il quale Kawasaki punta a rendere Kaleido operativo per le aziende. Non parliamo quindi soltanto di un prototipo da esibire durante le fiere tecnologiche, ma di una macchina destinata a svolgere attività concrete. Almeno nelle intenzioni del costruttore.
E se l’idea di vedere un robot umanoide camminare tra macchinari e magazzini fa pensare a un film di fantascienza, bisogna ricordare che Kawasaki lavora a questo progetto da oltre dieci anni.
Kawasaki Kaleido 9: cosa sa fare il robot umanoide
Per molti Kawasaki significa soprattutto moto sportive, motori e competizioni. In realtà, Kawasaki Heavy Industries è un gruppo industriale molto più ampio, impegnato anche nello sviluppo di tecnologie avanzate e sistemi robotici.
Il progetto Kaleido nasce nel 2015 e nel 2026 è arrivato alla sua nona evoluzione. Un percorso lungo, fatto di sperimentazioni e miglioramenti progressivi, che ora dovrebbe avvicinarsi a una prima applicazione commerciale.
L’obiettivo iniziale è piuttosto concreto: utilizzare il robot per pattugliare fabbriche e magazzini, trasportare componenti e supportare le attività industriali.
In pratica, Kaleido dovrebbe essere in grado di spostarsi all’interno degli stabilimenti e svolgere operazioni ripetitive o di assistenza al personale. Non è difficile immaginare quanto una tecnologia simile potrebbe risultare utile negli ambienti industriali, soprattutto per alcune attività fisicamente impegnative.
Ma attenzione: Kaleido non è ancora il robot completamente indipendente che Kawasaki vuole realizzare.
Il progetto prevede infatti una fase iniziale nella quale gli operatori umani potranno controllarlo da remoto e intervenire direttamente quando necessario. L’intelligenza artificiale avrà un ruolo crescente, ma la piena autonomia arriverà soltanto attraverso successive evoluzioni.
Insomma, niente robot che decidono tutto da soli, almeno per il momento.
Dal 2030 al 2050: il piano per renderlo autonomo
Kawasaki ha definito una tabella di marcia che guarda molto oltre il primo debutto commerciale.
Il 2030 rappresenta il primo traguardo: Kaleido dovrebbe poter operare e fornire supporto in modo indipendente all’interno di fabbriche e altri ambienti organizzati.
Si tratta di un dettaglio importante. Uno stabilimento industriale è infatti un ambiente relativamente prevedibile, con percorsi definiti, spazi controllati e attività programmate. Condizioni che facilitano il lavoro di una macchina autonoma rispetto a quelle che potrebbe incontrare per strada o in un’area colpita da un disastro naturale.
Nel decennio successivo, quindi entro il 2040, Kawasaki vuole compiere un altro passo: permettere al robot di muoversi e lavorare autonomamente anche in ambienti non strutturati, dove ostacoli e situazioni possono cambiare continuamente.
Infine, il traguardo più ambizioso è fissato al 2050. Entro quella data, il progetto dovrebbe evolversi verso sistemi capaci di adattarsi con flessibilità a differenti ambienti e mansioni.
Tra le attività future viene indicato anche l’assemblaggio dei prodotti, un compito decisamente più complesso rispetto al semplice trasporto di componenti.
Naturalmente, queste sono le ambizioni dichiarate dal costruttore, non capacità già dimostrate sul campo. E tra un robot che cammina durante una dimostrazione e uno che lavora tutti i giorni senza problemi esiste ancora una differenza sostanziale.
Resta poi da capire quanto costeranno queste macchine, quale manutenzione richiederanno e soprattutto se potranno diventare economicamente convenienti per le aziende. Aspetti sui quali, per ora, non sono stati comunicati dettagli.
Kaleido e Corleo: robot al lavoro anche nelle emergenze?
La parte forse più curiosa riguarda il possibile collegamento con Corleo, il cavallo robot Kawasaki che ha fatto parlare di sé per il suo aspetto futuristico e per la capacità, almeno a livello progettuale, di affrontare terreni difficili grazie alle quattro zampe meccaniche.
I due progetti sono distinti, ma condividono un obiettivo interessante: sviluppare tecnologie che possano essere impiegate anche nelle operazioni di soccorso e nella risposta alle calamità naturali.
Kawasaki considera infatti l’intervento nelle emergenze uno dei possibili utilizzi futuri di Kaleido.
Ed è qui che lo scenario diventa particolarmente suggestivo. Un robot umanoide capace di manipolare oggetti, affiancato da una piattaforma robotica a quattro zampe progettata per muoversi su superfici difficili, potrebbe teoricamente offrire nuove possibilità nelle operazioni di ricerca e assistenza.
Attenzione, però: Kawasaki non ha annunciato un sistema operativo congiunto tra Kaleido e Corleo. L’idea di vederli collaborare durante un intervento di soccorso resta quindi un’ipotesi, non un programma confermato.
Il punto interessante è un altro. La Casa giapponese sta investendo su robot con caratteristiche molto diverse, ma potenzialmente utili in contesti nei quali l’intervento umano può essere complicato o pericoloso.
E questo potrebbe avere ricadute ben più importanti rispetto al semplice effetto scenografico di una macchina che assomiglia a un essere umano.
Per il momento, comunque, conviene tenere i piedi per terra. Kaleido 9 è ancora in fase di sviluppo e il 2030 rappresenta un obiettivo industriale da raggiungere, non una garanzia che vedremo presto robot umanoidi ovunque.
Una cosa, però, è chiara: Kawasaki non vuole limitarsi a costruire moto e mezzi di trasporto. Sta lavorando anche a macchine capaci di muoversi, interagire con l’ambiente e svolgere attività sempre più complesse.
Tra cavalli robotici e umanoidi dotati di intelligenza artificiale, il futuro immaginato dal costruttore giapponese somiglia sempre meno alla fantascienza. Resta da vedere quanto tempo servirà per trasformarlo in realtà.