Harley-Davidson a reazione: due turbine e 400 ore di lavoro

Una Harley-Davidson Street Glide incidentata diventa una moto a reazione con due turbine posteriori. Oltre 400 ore di lavoro e una velocità di 97 km/h nei primi test.

Harley-Davidson a reazione: due turbine e 400 ore di lavoro
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Fabio Chiarani
Pubblicato il 12 ott 2026

Una Harley-Davidson senza il classico motore bicilindrico a V è già qualcosa di insolito. Ma una Street Glide che si muove grazie a due turbine a reazione, montate al posto delle borse laterali, va decisamente oltre. Si chiama Jet Glide ed è il risultato di un progetto che ha richiesto oltre 400 ore di lavoro, numerosi componenti costruiti su misura e una buona dose di inventiva. La cosa più sorprendente? Funziona davvero, tanto da aver raggiunto i 97 km/h durante una prova.

Dietro questa trasformazione c’è Matt Mikka, chiamato a recuperare una Harley-Davidson incidentata e a convertirla in qualcosa di completamente diverso. L’idea è arrivata dai ragazzi di Bikes and Beards, che volevano realizzare una moto alimentata da due piccole turbine, con l’obiettivo finale di utilizzarla anche per un viaggio su strada.

Un progetto fuori dagli schemi, soprattutto considerando le condizioni della moto di partenza.

Una Harley-Davidson senza V2: al suo posto due turbine

La base della trasformazione è una Harley-Davidson Street Glide che aveva ormai ben poche possibilità di tornare a circolare nella sua configurazione originale.

Il motore era gravemente danneggiato, con componenti interni compromessi e i pistoni addirittura esposti. Ripararlo avrebbe richiesto un intervento importante, ma in questo caso l’obiettivo non era riportare la moto alle condizioni di fabbrica.

La richiesta era decisamente più particolare: eliminare il propulsore originale e sostituirlo con due turbine a reazione.

Ed è proprio qui che la Jet Glide diventa interessante. Le turbine non sono state installate nella posizione normalmente occupata dal motore, ma nella parte posteriore, dove una Street Glide tradizionale ospita le grandi borse laterali.

Il risultato estetico è difficile da confondere. Davanti conserva buona parte dell’aspetto di una Harley da turismo, con la sua carenatura imponente e la posizione di guida rilassata. Dietro, invece, spuntano due unità che ricordano quelle utilizzate sui piccoli velivoli.

Il funzionamento è completamente diverso da quello di una motocicletta tradizionale. Le turbine producono una spinta attraverso i gas espulsi posteriormente, anziché trasmettere la potenza alla ruota tramite cambio e trasmissione finale.

In pratica, la moto viene spinta in avanti dalla reazione generata dai due motori. Una soluzione che cambia radicalmente il modo in cui viene erogata la forza motrice e, soprattutto, le sensazioni percepite dal pilota.

Naturalmente, trasformare una Harley in una moto a reazione non significa semplicemente fissare due turbine al telaio. Le difficoltà tecniche sono state numerose.

Oltre 400 ore di lavoro per costruire la Jet Glide

Per completare la Harley-Davidson Jet Glide, Matt Mikka ha impiegato più di 400 ore. Una parte consistente del lavoro è stata dedicata alla costruzione dei supporti, alla sistemazione delle turbine e alla realizzazione dei componenti necessari per far funzionare il nuovo sistema di propulsione.

Sono state utilizzate diverse tecniche di lavorazione, dalla saldatura al taglio laser, passando per la stampa 3D.

Quest’ultima è servita anche per produrre elementi protettivi destinati a limitare i rischi legati a eventuali problemi delle turbine. Un aspetto fondamentale, considerando le temperature elevate e le sollecitazioni che caratterizzano questo genere di propulsori.

Il progetto, infatti, non è un intervento alla portata di un normale appassionato di meccanica. Le turbine richiedono sistemi di controllo specifici, un’alimentazione adeguata e particolare attenzione alla sicurezza.

Anche il carburante ha imposto una modifica importante. Eliminato il bicilindrico originale, lo spazio rimasto libero all’interno del telaio è stato sfruttato per installare un serbatoio di cherosene realizzato su misura.

Non meno complicata la parte elettronica. Matt voleva conservare il più possibile l’aspetto originale della Street Glide, evitando di riempire il manubrio e la plancia di interruttori aggiuntivi.

Per questo ha adattato il cablaggio e integrato i comandi delle turbine con la strumentazione della moto. L’obiettivo era mantenere un ambiente di guida familiare, nonostante una meccanica completamente rivoluzionata.

E a giudicare dal risultato, almeno dal punto di vista estetico, la trasformazione è riuscita. La Jet Glide conserva l’impostazione di una grande Harley da viaggio, anche se basta guardare la parte posteriore per capire che sotto c’è qualcosa di decisamente anomalo.

Come si guida una Harley a reazione? I test fino a 97 km/h

La vera incognita, naturalmente, era capire se le due turbine sarebbero riuscite a muovere una moto di queste dimensioni.

Secondo quanto riportato durante la realizzazione, la spinta complessiva delle due unità è stata paragonata a quella di un motore convenzionale da circa 75 CV. Un confronto indicativo, perché la spinta di una turbina e la potenza trasmessa alla ruota non sono grandezze direttamente equivalenti.

Matt stesso non era convinto che il risultato sarebbe stato soddisfacente. Poi è arrivato il momento della prima prova.

La sorpresa maggiore non è stata tanto la velocità, quanto il comportamento della moto. Senza il tradizionale motore a pistoni, vengono meno anche le vibrazioni e buona parte delle sensazioni normalmente associate alla guida di una Harley-Davidson.

La spinta arriva da dietro, con una progressione molto particolare. Matt ha descritto l’esperienza come una sensazione simile a quella di galleggiare su una nuvola, accompagnata da una forza che spinge continuamente in avanti.

Anche il rumore è completamente diverso. Niente pulsazioni del bicilindrico americano e nessun rombo profondo allo scarico. Al loro posto c’è il caratteristico fischio delle turbine, molto più vicino al suono di un piccolo aereo che a quello di una motocicletta.

Durante la prima uscita, Matt ha raggiunto circa 72 km/h, mantenendo l’acceleratore aperto soltanto per una parte della sua corsa. Una prova iniziale prudente, necessaria per verificare il comportamento del mezzo senza spingersi troppo oltre.

Non sono comunque mancati gli inconvenienti. Durante i controlli sono emersi problemi di funzionamento delle turbine e, in un’altra occasione, il motorino di avviamento dell’unità sinistra ha smesso di lavorare correttamente.

Dopo le riparazioni, la Jet Glide è tornata in strada per ulteriori test.

Questa volta è stato uno dei membri di Bikes and Beards a mettersi alla guida, raggiungendo 60 miglia orarie, equivalenti a circa 97 km/h.

Un risultato notevole per un progetto sperimentale di questo tipo, anche se non si tratta di una velocità massima certificata. Secondo le impressioni raccolte durante la prova, la moto avrebbe ancora margine per accelerare, ma non sono disponibili dati verificati sulle sue prestazioni effettive.

Resta inoltre da capire come si comporterebbe nell’utilizzo prolungato. Consumi, autonomia, gestione delle temperature e affidabilità sono tutti aspetti che richiederebbero ulteriori verifiche.

La Jet Glide, del resto, non nasce come alternativa alle normali motociclette e non ci sono elementi per considerarla un mezzo omologato per la circolazione stradale.

Il progetto ha soprattutto uno scopo sperimentale: dimostrare che una Harley-Davidson può muoversi anche senza il suo tradizionale motore, sfruttando un sistema di propulsione completamente differente.

I ragazzi di Bikes and Beards vorrebbero ora utilizzarla per un viaggio su strada, mettendo alla prova la trasformazione su una distanza maggiore rispetto ai primi test.

Sarà interessante capire se riusciranno a portare a termine l’impresa e quali limiti emergeranno nell’utilizzo reale.

Una cosa, però, è già evidente: tra le tante Harley-Davidson personalizzate che si vedono in giro, una Street Glide con due turbine al posto delle valigie è difficile da dimenticare. E ancora più difficile è immaginare il suo fischio a reazione al posto del classico rombo americano.

 

 

 

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