Furion Taran, 326 CV e due motori EV: la superbike è davvero reale?
Furion Taran è una superbike elettrica francese da 326 CV con trazione integrale, due motori e 200 km di autonomia dichiarata. Ma il progetto è davvero pronto a diventare realtà.
Ben 326 CV, trazione integrale e un design che sembra arrivare direttamente da un film di fantascienza. La Furion Taran è una superbike elettrica sviluppata da un’azienda francese che promette prestazioni fuori dal comune. Non soltanto per la potenza, ma soprattutto per una soluzione tecnica decisamente insolita nel mondo delle due ruote: due motori elettrici, uno dei quali integrato nella ruota anteriore.
Sulla carta i numeri sono impressionanti. Si parla di una batteria da 20 kWh, circa 200 km di autonomia reale e un peso complessivo nell’ordine dei 230 kg. Ma c’è un dettaglio da non trascurare: la Taran non è ancora una moto completa e funzionante presentata al pubblico. Le caratteristiche dichiarate restano obiettivi di progetto, non risultati certificati da prove indipendenti.
Eppure, a differenza di tanti concept elettrici destinati a rimanere semplici rendering, dietro questa moto c’è una tecnologia che è già stata sperimentata su strada e in pista.
Furion Taran: due motori elettrici e 326 CV
La Furion Taran nasce attorno a un’architettura di propulsione poco convenzionale. Invece del classico motore elettrico che trasmette la potenza alla ruota posteriore, utilizza due unità distinte.
Il motore principale aziona la ruota posteriore, mentre davanti trova posto un’unità elettrica a flusso assiale integrata direttamente nella ruota.
Quest’ultima tecnologia permette di realizzare motori particolarmente compatti, con una disposizione dei componenti differente rispetto alle unità elettriche tradizionali.
Il risultato è una moto a trazione integrale, capace almeno teoricamente di distribuire la spinta su entrambe le ruote.
La potenza complessiva annunciata raggiunge 326 CV, un valore estremamente elevato per una motocicletta. Per capire quanto, basta considerare che molte superbike stradali ad alte prestazioni superano già abbondantemente i 200 CV.
Furion punta quindi a un livello di potenza ancora superiore, pur dovendo fare i conti con le caratteristiche tipiche delle moto elettriche, a cominciare dal peso della batteria.
L’accumulatore previsto ha una capacità di 20 kWh, mentre l’autonomia stimata è di circa 200 km nell’utilizzo reale.
Il peso complessivo dovrebbe fermarsi intorno ai 230 kg. Un obiettivo ambizioso, considerando la presenza di due motori, della batteria e dei componenti necessari per gestire la trazione integrale.
Per il momento, però, mancano prove su un esemplare definitivo che confermino questi dati.
La tecnologia Eversor è già stata provata su una Yamaha MT-07
La parte più interessante del progetto non riguarda necessariamente i 326 CV. Furion sta infatti sviluppando un sistema chiamato Eversor, pensato per combinare trazione integrale, recupero dell’energia e miglioramento della dinamica di guida.
E qui arrivano le prime prove concrete.
L’azienda francese ha già realizzato la Furion M2, un prototipo ibrido basato sulla Yamaha MT-07.
La moto conserva il conosciuto bicilindrico parallelo CP2 da 689 cc, incaricato di muovere la ruota posteriore, ma aggiunge un motore elettrico nella ruota anteriore.
Una configurazione che consente di ottenere una trazione integrale ibrida, sfruttando il motore elettrico sia per contribuire alla spinta sia per recuperare energia durante le frenate.
La M2 non è rimasta soltanto sulla carta. È stata costruita e provata in pista anche da Adrien Chareyre, quattro volte campione del mondo di supermoto.
Questo non significa che la Taran sia già pronta, ma dimostra che almeno una parte della tecnologia prevista per la superbike elettrica è stata effettivamente realizzata.
La Taran rappresenta, in sostanza, un’evoluzione del progetto M2: il motore a combustione scompare e viene sostituito da una seconda unità elettrica.
Recupero dell’energia fino al 77%: cosa significa
Uno degli aspetti più ambiziosi del sistema Eversor riguarda la frenata rigenerativa.
Secondo le simulazioni effettuate da Furion, il sistema potrebbe recuperare fino al 77% dell’energia di frenata in condizioni simulate di utilizzo in pista.
Un valore molto elevato, che secondo le stime dell’azienda potrebbe contribuire a migliorare l’autonomia complessiva del 20-30%.
Attenzione, però: non significa che la moto consumi il 77% di energia in meno. La percentuale riguarda esclusivamente l’energia recuperabile durante le frenate nelle condizioni considerate.
Nell’utilizzo quotidiano, il risultato dipenderebbe da numerosi fattori, tra cui percorso, velocità, frequenza delle decelerazioni e gestione elettronica del sistema.
Su una moto tradizionale, gran parte dell’energia cinetica viene dissipata sotto forma di calore attraverso i freni. Un motore elettrico può invece funzionare da generatore durante il rallentamento, restituendo una parte dell’energia alla batteria.
La presenza di un’unità elettrica anche davanti potrebbe ampliare le possibilità di recupero rispetto a una configurazione che utilizza soltanto la ruota posteriore.
Furion sta inoltre lavorando su un gruppo motore controrotante, studiato per ridurre gli effetti giroscopici delle masse in rotazione.
In termini semplici, l’obiettivo è limitare la resistenza ai cambi di direzione e rendere la moto più agile.
È un principio già conosciuto nel mondo delle competizioni e delle superbike, dove la gestione delle masse rotanti può influire sensibilmente sul comportamento dinamico.
Dal prototipo alla produzione: cosa manca alla Furion Taran
Nonostante le premesse tecniche, la strada verso una Furion Taran pronta per la produzione è ancora lunga.
L’attuale piattaforma utilizzata dall’azienda per validare la tecnologia lavora infatti a 48 Volt. Per realizzare una superbike elettrica con la potenza annunciata sarà necessario sviluppare un’architettura a tensione più elevata.
È un passaggio tutt’altro che secondario, perché coinvolge motori, elettronica di potenza, gestione termica e sicurezza del sistema elettrico.
Resta poi da dimostrare che una motocicletta con queste caratteristiche possa mantenere prestazioni elevate senza compromettere eccessivamente autonomia, peso e affidabilità.
C’è anche un altro elemento interessante: Furion non sembra voler diventare necessariamente un costruttore motociclistico tradizionale.
L’obiettivo principale è concedere in licenza la tecnologia Eversor ad aziende già presenti sul mercato, utilizzando la Taran come dimostratore tecnologico da realizzare in una serie limitata.
Una strategia che potrebbe consentire al sistema di trovare applicazione anche su motociclette sviluppate da altri marchi, senza richiedere a Furion di organizzare una produzione su larga scala.
Per ora non sono stati comunicati un prezzo definitivo né una data certa di commercializzazione.
La Taran rimane quindi un progetto molto ambizioso, con specifiche ancora da verificare. Ma sarebbe sbagliato considerarla semplicemente una moto immaginaria.
Il precedente della Yamaha MT-07 ibrida dimostra che gli ingegneri francesi hanno già trasformato alcune delle loro idee in un prototipo funzionante.
Il vero banco di prova sarà portare quella tecnologia su una superbike completamente elettrica da 326 CV, mantenendo le promesse su autonomia, peso e recupero energetico.
Se ci riusciranno, la Furion Taran potrebbe rappresentare qualcosa di più di un esercizio di stile futuristico. Fino ad allora, resta una delle proposte tecnicamente più curiose nel panorama delle moto elettriche, ma ancora lontana dall’essere un modello di serie.