BMW HP2 Enduro Cassiopeia: 105 CV pronti per il Sahara
La BMW HP2 Enduro del 2006 diventa Cassiopeia grazie a Giorgio De Angelis: motore boxer da 1.170 cc, sospensioni Öhlins, doppi serbatoi artigianali e una preparazione per affrontare 1.400 km nel Sahara.
C’è chi compra una maxienduro per affrontare qualche sterrato nel fine settimana. E poi c’è chi prende una BMW HP2 Enduro del 2006 e la prepara per attraversare il Sahara. È quello che ha fatto Giorgio De Angelis, fondatore di De Angelis Elaborazioni, con la sua ultima creazione: Cassiopeia. Una special costruita per affrontare circa 1.400 chilometri di piste africane, con doppi serbatoi in alluminio, sospensioni Öhlins e numerose modifiche al motore e alla ciclistica.
Il progetto nasce in vista della La Ruta del Nabab, un’avventura motociclistica nel deserto che richiede mezzi capaci di affrontare sabbia, percorsi impegnativi e lunghi trasferimenti lontano dalle strade asfaltate. Qui l’estetica conta, ma fino a un certo punto. Prima vengono autonomia, affidabilità e capacità di adattarsi a condizioni difficili.
E la Cassiopeia è stata pensata proprio con queste priorità. Non una moto da esposizione, quindi, ma una BMW costruita per essere utilizzata davvero, anche quando il percorso diventa complicato.
Dalla BMW HP2 originale a una special per il Sahara
Per capire il lavoro di De Angelis bisogna ricordare che la BMW HP2 Enduro era già una moto piuttosto particolare nella gamma della Casa tedesca.
Presentata nel 2005 per celebrare i 25 anni dalla nascita della R80 G/S, la HP2 rappresentava un’interpretazione decisamente più sportiva del concetto di maxienduro.
La sigla HP significava High Performance e non era soltanto una scelta commerciale. Rispetto alla R1200GS da cui derivava parte della meccanica, la HP2 adottava soluzioni specifiche per l’utilizzo fuoristrada.
Il motore era il noto boxer bicilindrico da 1.170 cc, accreditato di circa 105 CV e 115 Nm di coppia. Ma a cambiare erano soprattutto telaio e sospensioni.
La struttura a traliccio tubolare riprendeva concetti sviluppati sulle BMW da rally, mentre all’anteriore trovava posto una forcella tradizionale a steli rovesciati, al posto del sistema Telelever utilizzato dalla GS.
Il risultato era una moto più leggera di oltre 22 kg rispetto alla R1200GS, con un’impostazione maggiormente orientata alla guida impegnativa in fuoristrada.
Una scelta tecnica che negli anni ha contribuito a rendere la HP2 una delle BMW più particolari e ricercate dagli appassionati.
La sua carriera sportiva comprende anche partecipazioni a competizioni come Baja 500, Baja 1000 ed Erzbergrodeo. Proprio in quest’ultima manifestazione, Simo Kirssi conquistò il prologo Iron Road nel 2006 e nel 2007.
Insomma, la base di partenza aveva già un curriculum importante.
Ma per Giorgio De Angelis non era sufficiente.
Con oltre vent’anni di esperienza nel mondo dell’off-road e delle preparazioni artigianali, l’obiettivo era trasformare la HP2 in una moto capace di affrontare lunghi viaggi nel deserto, mantenendo un’identità estetica ben riconoscibile.
Doppi serbatoi, Öhlins e un boxer preparato
La modifica più importante della BMW HP2 Enduro Cassiopeia riguarda probabilmente l’autonomia.
Attraversare lunghe distanze nel Sahara significa dover pianificare con attenzione i rifornimenti. Per questo De Angelis ha progettato e realizzato due serbatoi in alluminio completamente artigianali, studiati appositamente per questa moto.
Una soluzione che punta ad aumentare la quantità di carburante disponibile e a ridurre la dipendenza dai punti di rifornimento lungo il percorso.
Non è stata comunicata la capacità complessiva dei serbatoi, quindi non è possibile indicare un’autonomia precisa. Il vantaggio, però, è evidente: disporre di una maggiore riserva di carburante permette di affrontare trasferimenti più lunghi con una pianificazione meno vincolata alla presenza di distributori.
Anche la ciclistica ha ricevuto interventi importanti. La Cassiopeia utilizza sospensioni Öhlins, abbinate a cerchi Excel da 21 pollici all’anteriore e 18 pollici al posteriore, con pneumatici Dunlop.
Una configurazione tipica delle moto destinate all’off-road impegnativo. La ruota anteriore da 21 pollici facilita il superamento degli ostacoli, mentre quella posteriore da 18 permette di utilizzare pneumatici specifici per terreni difficili.
Le sospensioni hanno un ruolo altrettanto importante, soprattutto quando si affrontano piste sconnesse, pietraie e tratti sabbiosi con una moto di grossa cilindrata.
Sul fronte meccanico, il boxer BMW da 1.170 cc è stato aggiornato con uno scarico aperto, un filtro aria racing e una centralina configurata per la nuova preparazione. È stato inoltre realizzato un radiatore dell’olio maggiorato su misura.
Quest’ultimo intervento è particolarmente significativo per una moto destinata al deserto. Le temperature elevate e i lunghi tratti percorsi a bassa velocità possono mettere sotto pressione il sistema di raffreddamento, rendendo importante una corretta gestione della temperatura dell’olio.
Non sono stati dichiarati nuovi valori di potenza e coppia. Sarebbe quindi sbagliato attribuire alla Cassiopeia prestazioni superiori rispetto alla HP2 originale senza dati misurati.
La preparazione sembra puntare soprattutto sulla capacità di affrontare un utilizzo gravoso e prolungato.
Cambia anche il frontale, che adotta un faro in stile Baja, affiancato da proiettori supplementari per migliorare la visibilità durante i trasferimenti notturni e nelle condizioni di luce più difficili.
Ma la trasformazione non è soltanto tecnica.
Le carenature in vetroresina Kompotek modificano profondamente l’aspetto della BMW, rendendola più vicina alle grandi moto da rally raid.
La verniciatura è stata affidata all’artista spagnolo Mr. Ze, che ha utilizzato una particolare combinazione di sottilissime pellicole color rame, dettagli neri serigrafati e una finitura trasparente lucida.
Il risultato è una moto dall’aspetto aggressivo, con superfici e riflessi che cambiano a seconda della luce. Una personalizzazione ricercata, ma senza perdere il legame con la vocazione fuoristradistica della HP2.
Cassiopeia è pronta per La Ruta del Nabab
La destinazione della BMW HP2 Cassiopeia è la La Ruta del Nabab, un evento motociclistico che attraversa circa 1.400-1.500 chilometri di deserto sahariano.
Non si tratta soltanto di una questione di chilometri. Sabbia, piste isolate, lunghi trasferimenti e possibili difficoltà meccaniche richiedono una preparazione accurata, sia del mezzo sia di chi lo guida.
L’evento si basa inoltre su una filosofia particolare, nella quale contano molto la collaborazione tra partecipanti, la fiducia reciproca e la capacità di affrontare insieme gli imprevisti.
L’accesso avviene attraverso una rete di conoscenze e presentazioni personali, con un gruppo di motociclisti accomunati dalla passione per i viaggi avventurosi.
In questo contesto, ogni moto viene preparata secondo le esigenze e le preferenze del proprietario. Non esiste una configurazione valida per tutti, ma soluzioni differenti in funzione del percorso e dello stile di guida.
Ed è proprio qui che la Cassiopeia trova il suo significato.
Giorgio De Angelis non ha cercato di costruire una BMW capace di piacere a chiunque. Ha realizzato una moto secondo la propria idea di avventura, scegliendo ogni componente in funzione dell’utilizzo previsto.
Anche i segni del tempo e dell’uso fanno parte del progetto. Non c’è l’ossessione di mantenere la moto perfetta come appena uscita dall’officina: una preparazione di questo tipo è destinata a sporcarsi, graffiarsi e affrontare condizioni difficili.
D’altronde, la BMW HP2 Enduro nasceva già con una forte vocazione sportiva. Cassiopeia porta semplicemente questo concetto ancora più lontano, aggiungendo autonomia, protezione e soluzioni specifiche per il deserto.
Resta da vedere come si comporterà durante il viaggio africano, dove ogni modifica dovrà dimostrare la propria efficacia sul campo.
Una cosa, però, è già chiara: questa HP2 del 2006 non è stata trasformata per diventare soltanto più appariscente. È stata costruita per continuare a viaggiare, anche dove l’asfalto finisce da centinaia di chilometri.
E per una moto che porta nel DNA l’eredità delle BMW da Dakar, probabilmente non potrebbe esserci destinazione più adatta.