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Yamaha TRX 850: la Supertwin di Seb Hipperson

Rivale -almeno concettualmente- della Ducati Supersport, la Yamaha TRX 850 non ebbe molta fortuna commerciale: Seb Hipperson ne è rimasto folgorato e ha trasformato il suo esemplare in una Supertwin dal tocco vintage

C’erano una volta le Supertwin, moto da corsa che gareggiavano nelle competizioni (molto popolari soprattutto Oltreoceano) dedicate alle bicilindriche, e c’era una volta la Yamaha TRX 850. Si trattava di una sportiva stradale prodotta a partire dal 1995 dalla casa dei Tre Diapason, una specie di Ducati Supersport in salsa Teriyaki.

Il concetto di base era effettivamente molto simile a quello che, qualche anno prima, aveva ispirato la bicilindrica italiana equipaggiata con il sempreverde Desmodue raffreddato ad aria: un’impostazione sportiva, un buon telaio, la giusta potenza e un peso contenuto. Una ricetta (79 cv e 85 Nm su 190 kg di peso) pensata non tanto per le prestazioni mozzafiato o per i numeri da capogiro, quanto per privilegiare il piacere della guida sportiva senza fronzoli.

Il propulsore, in questo caso, non era un V-Twin come sulla SS di Borgo Panigale: si trattava di un bicilindrico parallelo da 850 cc, lo stesso che equipaggiava la turistica TDM 850. A differenza di quest’ultima, tuttavia, c’era una differenza sostanziale nell’albero motore: se sulla TDM i perni di biella erano sfalsati di 360°, sulla TRX si trovavano invece a 270°.

Questa soluzione, ora adottata da un gran numero di bicilindrici paralleli (Yamaha MT-07, Honda CRF 1000 L Africa Twin, Triumph Thruxton 1200 o la ventura KTM 790 Duke, per fare qualche esempio) era all’epoca qualcosa di unico e molto avveniristico: la TRX 850 fu la prima moto ad adottarla, al fine di ridurre le vibrazioni e migliorare l’erogazione avvicinandola a quella di un V-Twin.

Lanciata sul mercato europeo nel 1996, la TRX 850 fu tutt’altro che un successo commerciale: pensata per competere direttamente con la Ducati Supersport, non ne riuscì a replicare il successo nonostante il prezzo più competitivo e venne tolta di produzione nel 2000.

Una moto probabilmente non capita, forse carente di un po’ di appeal, ma che è riuscita a conquistare chiunque l’abbia guidata: non è un caso che sia forse apprezzata e ricercata più oggi che allora. Tra coloro che ne sono rimasti rapiti c’è Seb Hipperson, il creatore di questa special basata proprio su una di queste sportive stradali di Iwata.

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“Volevo costruire una special, nella mia mente era una moto semicarenata, con un telaio a traliccio e ispirata alle racer da Endurance degli anni ’70” ha detto Seb “Non troppo costosa ma con abbastanza potenziale per divertirsi in pista. La Yamaha TRX 850 rispondeva a queste caratteristiche, mi piaceva il fatto che fosse più rara e inusuale di una Ducati Supersport”.

Non è stato un progetto facile, perché la scarsità di tempo e finanze a disposizione ha rallentato vistosamente lo svolgimento dei lavori: ci sono voluti quattro anni, ma alla fine la special di Seb ha visto la luce. E a giudicare dal risultato, valeva la pena aspettare!

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Lavorando su un vecchio cupolino malconcio degli anni ’70, Seb ha costruito la nuova semicarena della sua TRX: dopo aver tappato il buco centrale, ha ricavato un alloggiamento asimmetrico per un proiettore singolo, oltre a due piccole prese d’aria nella parte inferiore.

Il nuovo codino -entro il quale è alloggiata parte dell’impianto elettrico- è invece sostenuto da un telaietto posteriore: tutti i tubi della struttura a traliccio sono verniciati a polvere in argento satinato, una tonalità che proviene dal catalogo colori Toyota.

Le sospensioni originali anteriori della TRX 850 -un’esile forcella a steli tradizionali- è stata sostituita con una più massiccia upside-down proveniente da una Yamaha YZF 750, moto che ha fornito anche il forcellone (che ospita un gommone da 180). Al posteriore troviamo invece il mono di una Kawa ZX-10R, mentre l’impianto frenante arriva da una YZF-R1.

Alcuni interventi sono stati eseguiti anche sul propulsore: le valvole e le loro sedi sono state riprofilate, le canne dei cilindri lucidate e le fasce sono state sostituite. I carburatori Mikuni originali hanno invece lasciato spazio a una coppia dei mitici Keihin FCR 41 a valvola piatta.

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Via|The Bike Shed

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