Yamaha XSR 900: primo contatto

Yamaha XSR 900, una Sport Heritage che racchiude in se lo stile classico e le innovazioni tecnologiche e sportive degli anni d'oro della casa dei tre diapason.

Test di Lapo Quagli

Yamaha XSR 900 - Sotto il brand “Faster Sons”, Yamaha lancia la XSR 900 come punto di unione tra la storia del marchio e l’innovazione della MT 09, creando così una funbike assoluta nata per conciliare il sonno ai nostalgici delle moto dal look vintage ma che, al contempo, non vogliono rinunciare a performance contemporanee.

La Casa dei tre diapason è partita da una base che già ci aveva ampiamente convinti, l'apprezzatissima 3 cilindri MT-09, quasi stravolgendone l’estetica pur rimando fedele alle sensazioni di guida della naked giapponese.

La XSR 900 mantiene infatti pedane e manubrio negli stessi punti ma arretra e solleva leggermente (5cm) la sella, conferendo un aspetto più tradizionale alla seduta. Il prezzo è molto vicino a quello della MT-09, ovvero si parte da una base di 9.590 euro.

La differenza è percettibile ma non scredita il piacere di guida, anzi lo esalta. La forcella è tarata ha un precarico più rigido e un ritorno più rapido. La sella adesso è più ampia, e offre un maggior comfort di seduta per consentire al pilota di percorrere più chilometri senza dover riscontrare il classico indolenzimento del fondoschiena.

Il peso in ordine di marcia è dì 195 kg, 4 in più rispetto la MT-09. In tutti gli aspetti tecnici, la XSR 900 è equipaggiata come la sorella più "sbarazzina" e moderna. Le differenze sostanziali sono principalmente nelle mappature, addolcite sulla XSR 900 per una guida più rilassata e appagante.

Sono sempre disponibili 3 modalità: Standard, A e B. In tutte è 3 le mappature, Yamaha si è concentrata nel pareggiare l’erogazione della coppia il più possibile, non lasciando regimi di utilizzi vuoti o, a detta loro, “noiosi”. La mappatura A richiede esperienza nel dosaggio del polso destro, poiché il 3 cilindri tira fuori tutta la sua cattiveria e la riversa in strada con addirittura troppa arroganza.

La mappatura B è perfetta per la città, o per ammorbidire al massimo il carattere esplosivo del propulsore viaggiando in spirito passeggiata. Il settario Standard, STD, rappresenta la scelta più azzeccata, non toglie potenza ma rende l’erogazione meno spigolosa.

Il controllo di trazione può essere disattivato o impostato su due livelli di intervento, leggero e massimo. Premesso che questa moto invoglia a disattivarlo per godersi pinne epiche, in modalità leggera (1) svolge egregiamente il suo lavoro, prevedendo difficoltà dovute a fondi incerti. In modalità 2 diventa un filo troppo invasivo.

VOTO 9 primo contatto
La XSR 900 non è una moto che passa inosservata, la sua estetica è semplice, le forme richiamano i modelli della gloriosa famiglia XSR con riferimenti stilistici alla mitica RD 350, mostro due tempi nato negli anni 70. Ogni elemento visibile ha una funzione e non ci sono orpelli o carter nati esclusivamente per ragioni estetiche.

Entrambi i gruppi ottici sono circolari ed hanno l’aspetto di appendice facilmente sostituibile, a rinforzare il fatto che questa è una moto nata per essere modificata dalle mani esperte dei custumizzatori più blasonati come da quelli degli appassionati nei propri garage. Ogni dettaglio è curato in maniera maniacale e non vi è una vite a vista che non sia bella o di qualità.

Degno di nota è lo strumento circolare: pulitissimo nel suo design minimalista, è completo nelle informazioni che fornisce e ben visibile in tutte le condizioni. Il catalogo di accessori per la personalizzazione è ricchissimo e in continua evoluzione e con pochi strumenti è possibile trasformare la propria XSR 900 in una cafè racer con manubrio spiovente o in una cruiser con borse in pelle e capolino parabrezza retro.

Nell’occasione del test abbiamo potuto vedere il risultato di aver affidato questo progetto al mago californiano delle customizzazioni, Roland Sand, che ha dato sfogo alla sua creatività realizzandone una versione ispirato a Kenny Robert e alle gare di Flat track americano, la RSD FASTER WASP.

Guidando la XSR 900 per le strade di Furteventura, temperatura e asfalto ideali, si capisce subito che si tratta di un’altra moto di sostanza, dove il feeling di guida resta al primo posto nei motivi per mettersela in garage. La risposta pronta del suo 3 cilindri è sempre appagante e, insieme ad una ciclistica precisa e divertente, invoglia a guidarla come viene.

Si può scegliere se scendere di sella ad ogni curva e lavorare il cambio continuamente, oppure affidarsi alla frenata potente e al motore pieno, permettendo così di scalare meno e uscire con una spinta sempre valida dalle curve anche più strette. Nelle transizioni da zone più veloci a zone più guidate concede "incertezze" nella scelta dei rapporti.

Notevole il feeling trasmesso da avantreno e retrotreno. La moto rimane stabile anche quando si forza l'ingresso in curva, mentre in uscita l’erogazione della coppia non mette mai in crisi, a patto di aver scelto la mappatura giusta per il proprio polso. La mappatura A lascia infatti trapelare un leggero on-off, situazione a cui bisogna abituarsi prima di raggiungere una guida pulita ed efficace.

Con una così maniacale cura dei dettagli, ci aspettavamo una frizione a domando idraulico, anche se bisogna ammettere che la gestione della frizione sembra essere migliorata rispetto alla MT-09.

Nella pagina successiva, le caratteristiche tecniche

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