Motociclismo in lutto, addio a Claudio Porrozzi

E' scomparso ieri Claudio Porrozzi, grande firma del motociclismo ed una grande persona. Ciao Claudio

claudio porrozziIeri mattina ci ha lasciato, all’età di 63 anni, Claudio Porrozzi da mezzo secolo personaggio fra i più attivi e stimati del motociclismo italiano e internazionale, manager, dirigente della FMI, soprattutto grande appassionato delle corse, giornalista di rara competenza e scrittore raffinato.

Aveva intuito, con i fratelli Flammini, le potenzialità delle gare derivate di serie e per decenni è stato la punta di diamante della comunicazione del Campionato del Mondo Superbike, scrivendo anche un magistrale libro ufficiale, vera “Bibbia” della specialità.

Claudio era stato promotore e direttore di riviste di settore e aveva avuto, dal 2000 al 20110, l’incarico della Federazione Motociclistica Italiana quale Responsabile del settore velocità, di fatto fu l’inventore del CIV, rilanciando il “tricolore” velocità.

Di questa passione Claudio aveva contagiato il fratello Fabrizio, notissimo fotografo, e il figlio Federico, anch’egli giornalista di settore. Così lo ricorda il presidente FMI Paolo Sesti: “ Oggi voglio ricordare gli anni di lavoro condivisi insieme a Claudio quando era all’interno della Federazione Motociclistica Italiana. Sono stati dieci anni intensi e ricchi di soddisfazioni. Il mio pensiero oggi è rivolto a lui e a tutta la sua famiglia”.

Claudio Porrozzi faceva parte della terza generazione dei giornalisti, dopo i grandi pionieri quali Gino Magni e Arturo Coerezza, dopo le grandi firme degli anni 50-60 De Deo Ceccarelli, Roberto Patrignani, Carlo Perelli, Ezio Pirazzini, G.B. Marcheggiani, Torribio Gentilucci, Pino Allievi ecc. Io, di un anno più anziano, ho conosciuto Claudio poco più sedicenne a un test della MotoBì all’autodromo di Vallelunga. C’era un ragazzo - lungo come una pertica, magro come un chiodo, il ciuffo ribelle che gli copriva i grandi occhialoni neri – nascosto alla curva Roma (quando si girava all’incontrario), scattava foto e solo alla fine entrò nel paddok, senza avvicinarsi al furgone della Casa pesarese. Un saluto e diventammo amici, anche se frequentandoci poco.

Iniziò la sua carriera di giornalista proprio con me, nel 1969, io direttore del periodico TuttoMoto, editore Giancarlo Morbidelli. Mi chiese di poter scrivere di corse, ma lo spazio era coperto da grandi firme quali Pirazzini, Marcheggiani, Mento, Gentilucci e da fotografi quali Walter Bernagozzi e Volcher Rauch. E Claudio si …. inventò i side-cars, facendo conoscere a tutti le gesta dei grandi di allora, a cominciare dai romani e straordinari Luigi Dal Toè e Alberto Ieva.

Ci siamo visti l’ultima volta l’anno scorso, in sala stampa all’autodromo del Mugello in occasione del CIV, ci abbracciammo e mi salutò così: “Hai visto, sono ancora qui come 50 anni fa, resto un inguaribile bambinone che gioca con le sue moto e le sue corse”. E tornò a lavorare, con il suo inseparabile block notes, sul suo pc, come battesse ancora sui tasti della sua Lettera 22, con lo stesso entusiasmo e la stessa meticolosità di sempre, come fosse la prima volta.

Ironico, ragazzo di poche parole, sempre a voce bassa, dal sorriso centellinato ma schietto, amava ascoltare, riflettere, non tranciava giudizi e, sempre, stava dalla parte dei piloti, specie quelli delle ultime file.

Non sapeva (tutto) solo di moto e di corse perché la sua curiosità lo portava ad esplorare i fatti della vita, come una corsa nella corsa difficile di tutti i giorni. Aveva saputo interpretare i passaggi delle diverse epoche del motociclismo, ma rimaneva con il cuore ai tempi di Vallelunga all’incontrario, alle vecchie Acque Minerali di Imola, all’Ascari di Monza senza varianti, alle moto portate sul carrello dietro l’auto.

Come me, amava poco la tribuna e la sala stampa, così andavamo spesso insieme nelle curve, sui circuiti cittadini e a Vallelunga, a Imola, a Modena, a Monza, a Spa, a Salisburgo, ad Assen, a Le Mans, a misurare una staccata, a capire i motivi di un sorpasso, i perché di una caduta. Ciao, Claudio, te ne sei andato troppo presto, in modo felpato, quasi timoroso di disturbare, allo stesso modo di quando frequentavi i circuiti di mezzo mondo.

Ti abbracciamo tutti, Claudio, salutami e salutaci lassù sui circuiti sopra le nuvole Ezio, Gibì, Roberto e tutti gli amici che hanno fatto del motociclismo la loro “particolare” ragione di vita.

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