WSBK: Melandri soccorre Checa dopo l'indidente. Come Lucchinelli con Uncini 30 anni fa

Mondiale Superbike a Phillip Island, gara 1: Carlos Checa arriva lungo in staccata e colpisce la BMW di Marco Melandri. Un gran botto, da brividi lungo la schiena: lo spagnolo del team Ducati Alstare è a terra, sembra esanime: il Macho si alza e va a soccorrerlo, accertandosi delle sue condizioni. Per fortuna le conseguenze non sono state gravi: botta alla spalla per il ravennate, un lieve trauma cranico per Checa, costretto a saltare poi la seconda gara.

Melandri non è andato per il sottile, nel commentare le modalità dei soccorsi:

"Hanno trattato Carlos come fosse un pezzo di plastica mentre lui era a terra privo di sensi. Hanno mandato me al medical center obbiligatoriamente e hanno lasciato quasi lui per terra".

Tutti abbiamo ancora fresco nella memoria il dramma di Simoncelli, uno degli ultimi dei tanti caduti (concedetemi il temine militaresco) di uno sport che si gioca sui millesimi, sulle frazioni di attimo, dove, pare banale dirlo, il confine tra il successo e la morte è sempre labile. Quello che si vede dagli spalti o in televisione può sembrare un videogioco, ma a 300 all'ora la pista è un nastro sottilissimo che si consuma in un centesimo di secondo e un errore può costare tanto e subito.

Riguardando Melandri accosciato affianco a Checa torna alla memoria un'immagine speculare di quasi trent'anni fa: 1984, l'anno degli americani, con Spencer, Mamola e Lawson che vinse il mondiale su Yamaha. Gran Premio di Francia a Paul Ricard: brutta caduta di Franco Uncini sbalzato dalla Suzuki. Marco Lucchinelli, il suo grande rivale, fermò la sua Cagiva per soccorrerlo: questa l'immagine dell'epoca. Non eroi, ma piloti.

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