Kawasaki W650 Moana: la special ispirata al flat track anni '70

Kawasaki W650 Tracker Moana: quattro anni di lavoro, componenti artigianali e stile flat track vintage per la special di Jay Shang.

Kawasaki W650 Moana: la special ispirata al flat track anni '70
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Riccardo Mantica
Pubblicato il 17 ott 2026

Ci sono moto special che nascono per attirare l’attenzione e altre che raccontano una storia. La Kawasaki W650 Tracker di Jay Shang, battezzata Moana, appartiene decisamente alla seconda categoria. È una trasformazione ispirata alle vecchie flat tracker americane, costruita in quattro anni di lavoro e pensata per conservare il carattere delle motociclette di un tempo.

Il progetto parte da una Kawasaki W650, una delle moderne classiche più apprezzate dagli appassionati, ma il risultato finale ha ben poco in comune con il modello originale. Restano il telaio, profondamente modificato nella zona posteriore, e il motore bicilindrico. Quasi tutto il resto è stato progettato, costruito o selezionato appositamente.

A rendere particolare questa realizzazione non sono soltanto i componenti artigianali o lo stile vintage. Jay Shang ha infatti costruito Moana pensando anche a suo figlio, con l’idea di tramandargli una parte della passione per le moto che ha accompagnato la sua vita.

Kawasaki W650 Tracker: l’ispirazione arriva dalle corse americane

La Kawasaki W650 è stata presentata nel 1999 come interpretazione moderna delle motociclette classiche degli anni Sessanta.

Il suo design richiama le Kawasaki W1, W2 e W3, modelli legati alla tradizione britannica e alle bicilindriche dell’epoca.

Uno degli elementi più riconoscibili è il motore bicilindrico parallelo da 676 cc, caratterizzato dalla distribuzione monoalbero in testa comandata mediante coppia conica.

Una soluzione meccanica che contribuisce a rendere il propulsore immediatamente riconoscibile anche dal punto di vista estetico.

Jay Shang conosce bene questa famiglia di motociclette. Nel suo garage possiede infatti una W650, una W800 e una W1, oltre ad altre moto classiche.

L’idea di trasformare la W650 è nata durante un viaggio in California, quando ha visitato il Dan Rouit’s Flat Track Museum.

All’interno del museo ha trovato oltre cento motociclette da competizione storiche, molte delle quali caratterizzate da una costruzione essenziale e da soluzioni tecniche molto lontane da quelle delle special moderne.

Le vecchie flat tracker americane erano progettate per correre su circuiti ovali sterrati. Avevano manubri larghi, rapporti di trasmissione corti, una posizione di guida specifica e spesso erano prive del freno anteriore.

Non erano moto pensate per apparire sportive, ma mezzi costruiti per uno scopo preciso.

Ed è proprio questa autenticità ad aver convinto Jay a realizzare una tracker che riprendesse il più fedelmente possibile lo spirito delle competizioni del passato.

Il progetto ha richiesto quattro anni di disegni, modifiche, costruzione di componenti e successive revisioni.

Alla fine è nata Moana, una Kawasaki W650 che sembra arrivare direttamente da un paddock americano di diversi decenni fa.

Telaio modificato, serbatoio artigianale e freno a tamburo

La trasformazione della Kawasaki W650 Tracker è stata radicale.

Jay ha mantenuto il motore e la struttura principale del telaio originale, ma ha tagliato la sezione posteriore per costruire un nuovo telaietto.

La modifica era necessaria per montare il parafango posteriore rialzato e ottenere la linea tipica delle vecchie flat tracker.

Il serbatoio è stato realizzato su misura, con una forma arrotondata che richiama quella di una pietra levigata dall’acqua.

Non è un dettaglio casuale. Il nome Moana richiama infatti l’oceano, un elemento al quale il proprietario è particolarmente legato.

Il serbatoio utilizza un sistema di fissaggio filettato, mentre il telaio ha ricevuto un trattamento protettivo e una nuova verniciatura.

Anche le piastre di sterzo superiori e inferiori sono state completamente riprogettate e lavorate mediante macchine CNC, cioè utensili a controllo numerico che permettono di realizzare componenti metallici con elevata precisione.

Il manubrio proviene da Brat Style, mentre comandi, specchietti, cavalletto laterale e pedane sono firmati Motor Rock.

Il freno anteriore arriva da una Yamaha SR400

Uno dei particolari più curiosi riguarda l’impianto frenante.

Le flat tracker da competizione che hanno ispirato Moana spesso non disponevano di un freno anteriore.

Jay, però, ha deciso di mantenere questa funzione per poter utilizzare la moto anche su strada.

Al posto dell’impianto originale della W650 ha installato un freno a tamburo proveniente da una Yamaha SR400.

Una scelta che rispetta l’estetica del progetto, pur conservando la possibilità di frenare anche con la ruota anteriore.

Naturalmente, un impianto di questo tipo ha caratteristiche differenti rispetto ai moderni sistemi a disco e la sua efficacia deve essere valutata in relazione all’utilizzo previsto.

I cerchi sono stati realizzati su misura a Taiwan, con profilo ad H, e montano pneumatici Firestone dal disegno classico.

La combinazione contribuisce a dare alla moto un aspetto coerente con quello delle tracker storiche.

Carburatori speciali, scarico doppio e sospensioni anni Settanta

Anche il motore è stato oggetto di interventi, soprattutto per quanto riguarda alimentazione e scarico.

Jay ha installato un nuovo sistema di carburatori CR W650 Special, scelto per migliorare la risposta all’acceleratore mantenendo il carattere meccanico della moto.

Per completare l’installazione ha progettato due alloggiamenti dei filtri dell’aria, successivamente realizzati mediante lavorazione meccanica.

La finitura superficiale è stata studiata per riprodurre il più possibile l’aspetto del metallo fuso.

Lo scarico è stato uno degli elementi più difficili da realizzare.

Il proprietario voleva una configurazione con due terminali sullo stesso lato, ma senza compromettere la linea generale della motocicletta.

Per raggiungere il risultato definitivo sono state necessarie diverse versioni e successive modifiche.

Non vengono dichiarati dati relativi alla potenza dopo gli interventi, quindi non è possibile stabilire se la trasformazione abbia aumentato le prestazioni rispetto alla Kawasaki W650 originale.

L’obiettivo principale del progetto rimane comunque la fedeltà allo stile delle competizioni vintage.

Gli ammortizzatori Red Wing sostituiscono gli Öhlins

La scelta delle sospensioni racconta bene la filosofia seguita durante la costruzione.

Inizialmente Jay aveva installato una coppia di ammortizzatori Öhlins, ma il loro aspetto moderno non lo convinceva.

Ha quindi deciso di sostituirli con una rara coppia di Red Wing degli anni Settanta, trovata dopo una lunga ricerca.

Gli ammortizzatori erano conservati in condizioni new old stock, espressione utilizzata per indicare componenti d’epoca mai utilizzati.

All’anteriore è stato invece costruito un rinforzo della forcella a forma di U, completato con un trattamento superficiale di fosfatazione.

Anche in questo caso, la ricerca della coerenza estetica ha avuto un ruolo centrale.

Impianto elettrico minimalista e dettagli nascosti

Sulla Kawasaki W650 Moana anche l’impianto elettrico è stato ridotto all’essenziale.

Jay ha installato una piccola batteria al litio e ha cercato di limitare il più possibile cavi, guaine e componenti visibili.

La gestione elettrica è affidata a una centralina motogadget mo.unit, affiancata da una strumentazione compatta dello stesso marchio.

Il fanalino posteriore integra tre funzioni: luce di posizione, stop e indicatori di direzione.

Le dimensioni sono estremamente ridotte, tanto che il proprietario lo paragona a un bullone M8.

La scelta di utilizzare pochi dispositivi elettronici non nasce da un rifiuto della tecnologia, ma dal desiderio di mantenere la moto il più semplice possibile.

Per l’accensione è stato utilizzato un blocchetto proveniente da una Harley-Davidson Sportster, così da conservare una chiave fisica tradizionale.

Sul lato sinistro compare inoltre una piccola cassetta degli attrezzi costruita appositamente.

La scatola porta un emblema con il numero 170, recuperato da un motore Meguro Z7 acquistato all’asta.

C’è spazio anche per un portanumero in stile flat track americano e per un vecchio contrassegno decorativo.

All’interno di quest’ultimo compare Mateo, un personaggio di un videogioco indipendente creato dallo stesso Jay.

Sono dettagli che rendono Moana qualcosa di più di una semplice raccolta di componenti aftermarket.

Può circolare su strada?

La moto è stata progettata per conservare alcune caratteristiche necessarie all’utilizzo stradale.

Tra queste figurano il freno anteriore e un faro rimovibile, che viene installato quando Jay utilizza la W650 sulle strade cittadine.

Questo non basta però a stabilire che la motocicletta sia automaticamente conforme alle normative italiane.

Modifiche al telaio, ai freni, allo scarico e all’impianto di illuminazione possono richiedere verifiche e approvazioni specifiche, differenti a seconda del Paese.

La possibilità di circolare legalmente con una special così modificata deve quindi essere valutata in base alle regole locali.

Una Kawasaki W650 costruita per la prossima generazione

Dietro i quattro anni di lavoro c’è anche una motivazione personale.

Jay racconta che il suo rapporto con le motociclette è iniziato da bambino, quando sua madre lo accompagnava a scuola su un piccolo mezzo da 50 cc.

Da allora ha continuato a coltivare questa passione, prima restaurando moto d’epoca e successivamente imparando a progettare e costruire componenti.

Per realizzare le proprie idee ha studiato autonomamente disegno CAD, lavorazione della lamiera, saldatura e tecniche di restauro.

Moana rappresenta il risultato di questo percorso, ma soprattutto un regalo che vorrebbe lasciare a suo figlio.

Jay si domanda come sarà il mondo delle motociclette quando il bambino sarà cresciuto e se i motori a combustione continueranno ad avere lo stesso spazio di oggi.

Con questa Kawasaki vuole conservare qualcosa dell’esperienza che lo ha fatto innamorare delle due ruote: il rumore del motore, le vibrazioni e il rapporto diretto con la meccanica.

È questo il particolare che rende la W650 Tracker diversa da molte altre preparazioni.

Non è stata costruita per inseguire una cifra di potenza o per replicare semplicemente uno stile di moda.

Quattro anni di lavoro, un bicilindrico da 676 cc e decine di componenti scelti o realizzati a mano sono serviti a trasformare una Kawasaki classica in un oggetto personale, pensato per durare nel tempo.

E forse il risultato più importante non è nemmeno la moto in sé, ma la possibilità che un giorno qualcuno possa salirci sopra e scoprire la stessa passione che ha dato origine al progetto.

 

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