Ducati 860 GT Oilcat: la special del 1975 sembra uscita da Mad Max

La Ducati 860 GT del 1975 diventa Oilcat grazie a Icarus Motors: carrozzeria in alluminio lavorata a mano, bicilindrico da 864 cc, sospensioni Öhlins e dettagli che sembrano usciti da Mad Max.

Ducati 860 GT Oilcat: la special del 1975 sembra uscita da Mad Max
F C
Fabio Chiarani
Pubblicato il 22 ott 2026

Certe moto d’epoca vengono restaurate fino all’ultima vite. Altre prendono una strada completamente diversa. È il caso della Ducati 860 GT Oilcat, una special realizzata da Icarus Motors partendo da un esemplare del 1975. Il risultato è una moto dalle forme spigolose, con carrozzeria in alluminio lavorata a mano, dettagli in ottone e una meccanica che mescola componenti classici e soluzioni moderne. Più che una café racer tradizionale, sembra una creatura arrivata direttamente dal set di Mad Max.

Dietro il progetto c’è Ian Sutton, artigiano americano con un passato nella costruzione di telai per biciclette. Un’esperienza che ha lasciato il segno, soprattutto nelle lavorazioni metalliche e nella cura dei particolari. La Oilcat è stata anche selezionata per l’Handbuilt Show 2026, appuntamento dedicato alle motociclette artigianali, dove ha attirato l’attenzione proprio per il suo stile poco convenzionale.

Una Ducati 860 GT che non voleva tornare originale

Per capire la Oilcat bisogna partire dalla moto originale. La Ducati 860 GT arrivò nel 1975 con un bicilindrico a L da 864 cc, distribuzione comandata da alberelli e coppie coniche e una ciclistica derivata dalla precedente 750 GT.

Il motore rappresentava uno dei suoi punti di forza. Robusto nel carattere, ricco di coppia e con una personalità meccanica difficile da confondere. Più controverso, invece, era il design firmato da Giorgetto Giugiaro, caratterizzato da superfici squadrate e linee geometriche che non conquistarono immediatamente gli appassionati Ducati.

A distanza di oltre cinquant’anni, proprio quelle forme così particolari sembrano aver trovato una nuova interpretazione.

Quando Sutton ha acquistato la moto da Bobby Costello, infatti, la Ducati era già lontanissima dalla configurazione di fabbrica. Era stata trasformata in una sorta di street tracker, con ruote Harley-Davidson Sportster, forcella Suzuki GSX-R, serbatoio in vetroresina e scarico artigianale.

Riportarla alle condizioni originali? Neanche per idea.

L’obiettivo era creare qualcosa di personale, adatto alla strada e capace di valorizzare il vecchio bicilindrico Ducati. Una moto da utilizzare, non soltanto da esporre.

Il progetto ha così preso una direzione ben precisa: conservare il carattere meccanico degli anni Settanta, reinterpretandolo attraverso lavorazioni artigianali e componenti più recenti.

Alluminio battuto, ottone e tecnologia moderna

La parte più interessante della Ducati 860 GT Oilcat è probabilmente la carrozzeria. Sutton ha realizzato a mano il serbatoio, il codino, gli elementi della sella, le carenature e il parafango anteriore, lavorando direttamente l’alluminio.

Niente superfici perfettamente levigate o finiture industriali. Qui il metallo conserva volutamente alcuni segni della lavorazione, che diventano parte integrante dell’estetica.

Il risultato è un insieme di forme tese e spigolose, con una forte impronta artigianale. Una scelta che richiama in parte il linguaggio stilistico della Ducati originale, ma lo porta verso qualcosa di decisamente più radicale.

Ancora più particolare è il lavoro sulla piastra superiore della forcella e sul supporto della carenatura anteriore. Per realizzarli, Sutton ha utilizzato una tecnica derivata dalla sua esperienza nella costruzione di telai per biciclette: la saldobrasatura con ottone.

A differenza della saldatura tradizionale, questo procedimento utilizza un materiale d’apporto che fonde a una temperatura inferiore rispetto ai pezzi da unire. Il risultato, in questo caso, sono giunzioni caratterizzate da raccordi in ottone ben visibili, che diventano anche un elemento decorativo.

Una soluzione insolita nel mondo delle special motociclistiche, dove normalmente si preferiscono componenti saldati con tecniche differenti oppure ricavati dal pieno.

Ma sotto questa carrozzeria dall’aspetto quasi post-apocalittico si nascondono anche diversi aggiornamenti tecnici.

I carburatori Dell’Orto sono stati sostituiti con unità SmartCarb, mentre l’accensione è affidata a un sistema elettronico Sachse, con una curva di anticipo dedicata. Due interventi pensati per aggiornare la gestione del motore senza modificarne radicalmente l’identità.

Al posteriore troviamo una coppia di ammortizzatori Öhlins, mentre l’impianto di illuminazione utilizza tecnologia LED.

Particolare anche la strumentazione, che abbina un contagiri analogico a un display digitale Motogadget. Un accostamento che riassume perfettamente la filosofia della Oilcat: vecchio e nuovo convivono senza cercare necessariamente di assomigliarsi.

A completare il lavoro ci sono la grafica dipinta a mano da Chastin Brand e il rivestimento della sella realizzato da Cheryl Lyons.

Ogni dettaglio contribuisce a dare alla moto un’identità precisa, lontana dalle café racer costruite seguendo formule ormai consolidate.

Il bicilindrico da 864 cc resta il protagonista

Nonostante tutte le modifiche, il cuore della Ducati 860 GT Oilcat rimane il suo bicilindrico a L raffreddato ad aria da 864 cc.

Un motore che negli anni Settanta rappresentava una delle interpretazioni più caratteristiche della meccanica Ducati. La distribuzione a coppie coniche, oggi decisamente rara sulle motociclette moderne, è uno degli elementi che rendono questa unità particolarmente riconoscibile.

Sutton non ha comunicato dati aggiornati su potenza, coppia o prestazioni della sua special. E, a giudicare dalla filosofia del progetto, i numeri non sembrano essere la priorità. Conta piuttosto il modo in cui la moto si comporta su strada.

Il suo creatore paragona l’esperienza di guida a quella di una muscle car americana: un motore rumoroso, ricco di carattere e con una spinta che sembra mettere alla prova le capacità dell’impianto frenante.

Un paragone che rende bene l’idea. La Oilcat non nasce per inseguire i tempi sul giro o per competere con una sportiva moderna. Punta soprattutto sulle sensazioni, sulla risposta del motore e sul coinvolgimento di chi guida.

Anche perché, nonostante l’aspetto da moto da esposizione, questa Ducati è stata pensata per essere utilizzata realmente.

Il progetto è nato nell’officina ricavata nel seminterrato dell’abitazione di Sutton, lontano dalle grandi strutture specializzate nella produzione di custom. Una dimensione artigianale che rende ancora più particolari alcune delle soluzioni adottate.

E la Oilcat potrebbe non restare per sempre nel suo garage. Sutton ha infatti spiegato che, una volta pronto a dedicarsi a una nuova idea, potrebbe anche decidere di venderla. Al momento, però, non sono stati comunicati un prezzo o condizioni di vendita.

Di certo, questa Ducati 860 GT del 1975 dimostra che una moto storica non deve necessariamente tornare originale per conservare il proprio fascino. A volte basta seguire una strada diversa, lasciando spazio alla creatività e alle capacità di chi lavora il metallo.

E nel caso della Oilcat, tra alluminio battuto, ottone a vista e il vecchio bicilindrico Ducati, il risultato è una special che difficilmente passa inosservata.

 

 

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