Moto2, Nagashima emula Tomizawa e “beffa” i super Baldassarri e Bastianini

In Moto2 il tricolore sale sul cielo illuminato dai fari di Losail, anzi raddoppia, anche se a svettare è la bandiera del Sol Levante grazie a Tetsuta Nagashima


Stavolta in Moto2, a differenza della precedente Moto3, il tricolore sale sul cielo illuminato dai fari di Losail, anzi raddoppia, anche se a svettare è la bandiera del Sol Levante grazie a Tetsuta Nagashima che zitto zitto, prima s’avvicina ai battistrada poi li salta e allunga nel finale mettendo in fila i più accreditati Baldassarri e Bastianini e il poleman statunitense Roberts. Un risultato sorprendente perché Nagashima è nome sconosciuto ai più anche se è alla sua settima stagione in Moto2 peraltro con risultati non proprio eclatanti impreziositi oggi da questa sua prima splendida vittoria in carriera dedicata al compianto connazionale Shoya Tomizawa che aprì il decennio scorso proprio con il primo trionfo di un giapponese in Moto2. Sceso dal podio, Nagashima ha ricordato commosso l’amico tragicamente scomparso: “Eravamo sempre insieme. Per me era come un fratello. Mi ricordo quando lui vinse qui, oggi è toccato a me e dedico a lui questo grande momento”. Già. Giù il cappello, comunque, anche di fronte a Baldassarri che si rivede in alto (a Losail aveva trionfato nel 2019 e oggi conquista il suo 12esimo podio in Moto2) e a Bastianini che, pur con una moto qui meno performante sul dritto, rilancia così il suo ruolo di protagonista di un campionato con molti pretendenti al titolo.

Anche qui, come già in Moto3, contatti e incidenti si susseguono alla guisa di un motociclismo che a volte pare un luna park da … autoscontro. Ci si mettono pure le gomme – in questo caso soprattutto la dura anteriore – a scombussolare i piani di chi, ad esempio, come Marini e Roberts pensavano di giocarsela alla fine in volata dopo aver guidato per molti giri il carosello. Non è stato così. Soprattutto per un errore al 16esimo passaggio della lepre Marini che lo ha via via rallentato fino al crollo dovuto a problemi di gomma, non risparmiandosi poi neppure un brusco contatto con Dixon e una caduta col botto all’ultimo giro con contusione al ginocchio. Oltre la top ten gli altri italiani: solo 12esimo Bezzecchi e solo 13esimo Di Giannantonio, due sotto le aspettative, Peggio Manzi 15esimo sulla MV Agusta, con Bulega 18esimo, Corsi 21esimo sull’altra MV e Dalla Porta 24esimo, penultimo con un distacco ciclistico di oltre 45 secondi. Che dire? Potremmo chiuderla qui con un semplice: “Chi s’accontenta gode” riferito ai nostri piloti presi come “gruppo tricolore” e anche ai commentatori – urlatori e non – i quali, orfani della MotoGP per i noti motivi legati al coronavirus, cercano di trasformare in oro quel che è solo … argento o bronzo. Ciò senza nulla togliere né alla splendida vittoria di Nagashima (che non era un brocco prima e non è oggi un fuoriclasse da salto in MotoGP) né alle splendide prestazioni dei nostri – di alcuni dei nostri – specie Baldassarri e Bastianini e anche (o soprattutto?) Marini. Pareva addirittura dovesse essere una questione fra gli italiani, invece è stata solo una illusione. Alla prossima. Dove? Quando?

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