CIV, si scaldano i motori

Fra 25 giorni all’autodromo di Imola il CIV (Campionato Italiano Velocità) apre la stagione 2013 con 3 giorni di test ufficiali. Poi il 6-7 aprile l’avvio del “tricolore” all’autodromo del Mugello, con i primi due round, cioè due giornate di gare nello stesso week end. Il calendario della FMI prevede cinque round per dieci gare (6 e 7 aprile Mugello; 25 e 26 maggio Vallelunga; 15 e 16 giugno Misano; 27 e 28 luglio Imola; 21 e 22 settembre Mugello).

Salta subito all’occhio il limite di solo cinque appuntamenti e il grave forfait di Monza, pur con i suoi limiti, l’autodromo italiano per eccellenza. E’ la crisi, bellezza! Tant’è che la sforbiciata riguarda anche le categorie, da quest’anno solo quattro: Superbike (regolamento Stock 1000 e slik da 17”), Supersport, Superstock 600 e Moto3.

Altra novità è l’eliminazione della 125 GP 2 tempi, sostituita sia nel mondiale che nei campionati nazionali, dalla nuova Moto3 250 mono 4 tempi, classe ricca di potenzialità tecniche e agonistiche. Per i (non pochi) nostalgici ci sarà (forse) il contentino di poter rivedere le sibilanti ottavo di litro 2t in un Trofeo dedicato, in gestazione.

Mancherà anche la Moto2, già malpensata con regolamenti strampalati e quindi partita male due anni addietro e cresciuta peggio, con … quattro gatti in pista e addirittura con un solo pilota (a Monza) a ritirare la sua brava coppa da vincitore!

Questo passava il convento (FMI), che però non può nascondere propri limiti e debolezze dietro alla foglia di fico della crisi economica, pur pesantissima. Bisogna dara a Cesare quel che è di Cesare e non si può sottovalutare, quanto meno, la volontà della nostra Federazione di aver voluto rilanciare le corse e il tricolore velocità negli ultimi due-tre anni. Sugli spalti manca ancora il pubblico, ma il buon lavoro fatto con le belle dirette televisive ha già dato buoni frutti e altri sicuramente può offrirli quest’anno.

Va incrementato e affinato il lavoro sull’immagine e sulla comunicazione, non solo incentrata all’interno e rivolta agli addetti ai lavori: ci vuole più visibilità e più qualità per attirare sponsor e pubblico. Il Campionato italiano, così com’è, pesa poco nel contesto europeo e internazionale e non è neppure paragonabile – ad esempio – al CEV spagnolo, esempio di un motociclismo in buona salute.

La FMI pare rinchiusa nelle sue inossidabili certezze come in un fortino, temendo l’assalto non si sa di chi. Eppure, a cominciare dal coordinatore del settore velocità FMI Alfredo Mastropasqua, non mancano uomini di esperienza e di valore in grado di “aprirsi” a nuovi contributi (non solo team e piloti) riportando il “tricolore” al livello della sua gloriosa tradizione. Guardare indietro non guasta, non per aggrapparsi a una zattera come naufraghi nostalgici, bensì come chi trae dalla conoscenza e della cultura identità, stimoli ed esempi per riportare il motociclismo Made in Italy dove la sua gloriosa storia l’ha collocato.

C’è comunque la speranza di una stagione più interessante tecnicamente e ancora più spettacolare agonisticamente, capace di coltivare e lanciare nuovi giovani, senza i quali le corse non hanno futuro. Le premesse – piloti, moto, team, sponsor, media - non mancano. In un prossimo post entreremo nel merito per capire in dettaglio la nuova stagione alle porte.

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