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Verlicchi va all'asta per 1,6 milioni. C'è già un compratore

pubblicato da Michele Lallai


Abbiamo seguito la triste vicenda della Verlicchi, una delle eccellenze della qualità motociclistica tipicamente italiana costretta a chiudere per fallimento, passata poi ad un procedimento finanziario che ha visto 6 indagati ai vertici per la sospetta sparizione di un tesoretto sottratto al patrimonio aziendale. Per cercare la luce in fondo al tunnel e non far morire così questo storico gruppo, il 16 dicembre l’azienda andrà all’asta con un prezzo base di 1 milione 600 mila Euro.

In maniera non del tutto ufficiale, c’è già un interessato all’acquisto, è la Donati Meccanica di Pontedera, che ha già presentato a sindacati e istituzioni un piano industriale che prevede il mantenimento della produzione a Bologna. Senza però strappare l’accordo con Cgil e Cisl che faciliterebbe l’acquisto, ma questi ultimi non appoggiano l’idea di assumere 70 dipendenti invece che i 166 (la maggior parte dei quali sono ancora in cassa integrazione) regolarmente assunti al momento della bancarotta.

Donati lavora soprattutto per Piaggio ma intende instaurare “un polo di eccellenza per la produzione di telai per moto”. Il prossimo incontro è previsto per il 7 dicembre, per chiudere la preparazione dell’asta che comprende marchio e macchinari ma non lo stabilimento della Verlicchi, che viene affidato in comodato gratuito per 18 mesi a chi si aggiudicherà l’azienda, che poi deciderà se acquistarlo.

Nicola Patelli della Fiom ha dichiarato a Repubblica qualche giorno fa: “Siamo consapevoli delle difficoltà, ora ci vuole uno sforzo reale da parte di tutti i soggetti coinvolti”, mentre Marino Mazzini della Fim sottolinea come “interessante ed importante la proposta di Donati. Le prospettive sono positive, faremo tutte le verifiche per assicurare ai lavoratori le coperture necessarie”

Verlicchi: indagati i vertici. Sottratto un tesoretto dal patrimonio aziendale

pubblicato da Michele Lallai


Dal semplice fallimento di una storica azienda italiana dell’automotive, si arriva ad un vero e proprio procedimento finanziario che vede 6 indagati ai vertici del Gruppo Verlicchi, secondo i provvedimenti emessi dalla procura della Repubblica di Bologna che cerca di evitare distrazioni dal patrimonio aziendale. i sospetti arrivano dalle sollecitazioni del curatore fallimentare, che sospetta dell’esistenza di un tesoretto sottratto al patrimonio aziendale, corrispondente a quache centinaio di migliaia di Euro.

Sono due le aziende interessate, la Verlicchi Casoli Srl e la Verlicchi Casoli 2W, con la prima che produce in esclusiva per Honda. Per ora sono stati congelati i beni mobili e immobili dalla polizia tributaria, nel mentre che il curatore fallimentare ha organizzato un incontro con la delegazione sindacale dei lavoratori per illustrare il procedimento in atto.

I nomi finiti sul registro degli indagati sono di Alessandro Verlicchi e Valdemaro Peviani, rispettivamente legale rappresentante e amministratore unico della Verlicchi Nino e Figli Srl, poi Mariano Bertelli, Massimo Stella, Riccardo Capponi e Carlo Capponi. L’ipotesi del curatore vede gli indagati impegnati a collaborare per distrarre il patrimonio della Verlicchi Nino e Figli, giustificando così il procedimento d’urgenza. L’arrivo delle fiamme gialle ha inoltre mobilitato il segretario della Fiom, Marco di Rocco:

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Verlicchi in mano ai giudici

pubblicato da Gianluca


La vicenda Verlicchi è passato ora nelle mani dei giudici. Sono stati depositati ieri, l’esposto, l’istanza di fallimento e richiesta di sequestro cautelare in modo da evitare che la proprietà (JBF) trasferisca i macchinari altrove e presso altre sedi. Allo stesso tempo i lavoratori si sono riuniti in assemblea e - come riporta il Corriere bolognese - hanno deliberato all’unanimità la propria disponibilità a entrare in azienda e ripristinare gli impianti smantellati al fine di poter riprendere la produzione il prima possibile.

La conferma della volontà a riprendere arriva da Nicola Patelli, Fiom-Cgil: “se il curatore fallimentare nominato dal tribunale dovesse richiederlo, i lavoratori sono pronti a ripristinare i macchinari smontati e a riavviare la produzione. Speriamo e chiediamo con tutta la forza possibile che i tempi siano brevissimi per non lasciare i lavoratori e un patrimonio aziendale abbandonato.”

Mentre di cerca di capire le mosse della famiglia Verlicchi il sindacato auspica che il tribunale nomini rapidamente un curatore fallimentare per aprire una cassa integrazione straordinaria extra per fallimento e per disporre il sequestro cautelare dell’azienda. In attesa che la situazione si risolva prosegue il presidio dei dipendenti, giunto al decimo giorno.

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Gli operai Verlicchi bloccano lo smantellamento della fabbrica

pubblicato da Michele Lallai


Verlicchi è un nome storico per l’industria motociclistica e un’altra vittima della crisi del settore due ruote. L’azienda bolognese è da sempre leader nella costruzione di telai, fornendo nel corso della sua storia tutti i più importanti brand europei. Da qualche tempo a questa parte è stata fermata la produzione, ma gli operai stanno effettuando un presidio in assemblea permanente presso la struttura.

Nella notte tra sabato e domenica, i macchinari erano stati smontati e preparati per essere caricati sui camion. Fermati in tempo da un richiamo generale di Nicola Patelli (Fiom-Cgil), ora gli operai hanno occupato la fabbrica: “Siamo entrati in azienda e facciamo turni per mandare avanti il presidio. Si andrà avanti così fino a che non verrà decretato il fallimento”. E’ proprio questo il motivo di tanto trambusto attorno alla chiusura della fabbrica. Nessuno ha ricevuto risposte riguardo il fallimento dell’azienda, ma la famiglia Verlicchi ha interrotto tutte le attività senza dare risposte ai suoi dipendenti.

“Se l’operazione fatta dalla famiglia Verlicchi sarà considerata un’azione legittima e legale a tutti gli effetti noi saremo al fianco di questi dipendenti e ci opporremo insieme a loro affinchè la politica ci dia delle risposte”. Questo è solo uno dei casi critici del settore automotive italiano, un nome importante e solido nel panorama automotive che crolla come un castello di carta, esattamente come sta succedendo per Marzocchi, e come è capitato a molte realtà di settore.

via | Corriere.it

Jawa festeggia 80 anni con la 650 Dakar

pubblicato da Marco F.

Jawa 650 Dakar

L’attuale JAWA Moto spol. s r.o. è una azienda cecoslovacca nata nel 1929 a Praga; quest’anno, per festeggiare i suoi primi 80 anni, proporrà un nuovo modello di moto più grintoso e dai contenuti tecnici decisamente moderni: si chiamerà 650 Dakar e verrà presentata in due versioni.

Il motore da 652cc deriva dal monocilindrico Minarelli-Yamaha montato sulla XT660; un propulsore semplice e robusto, che sviluppa circa 50cv a 6.500 giri/min. Ma le componenti italiane montate sulla Dakar non finiscono qui: ci saranno anche la forcella Paioli, freni Grimeca e altre parti prodotte da Verlicchi e Bitubo.

La moto dovrebbe pesare circa 190Kg a secco, e la commercializzazione partirebbe dal 2010. Due le versioni: la base e la Touring; quest’ultima adotterà un parabrezza di generose dimensioni e un set di tre borse da viaggio. Maggiorni info sul sito Jawa.

Jawa 650 DakarJawa 650 DakarJawa 650 Dakar

via | Faster and Faster

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