
Il 2011 è anno di ricorrenze: 150 anni d’Italia, 90 di Moto Guzzi, 100 di Tourist Trophy e 100 anche di Benelli, che già da tempo ha cominciato i festeggiamenti per questa importante ricorrenza. Da questa mattina sarà possibile consultare sul sito www.benelli.com la storia dei 100 anni del marchio tramite un percorso fotografico inedito grazie alla collaborazione del Registro Storico Benelli.
Dalla decisione di Donna Teresa Boni Benelli, che vedendo la scarsa attitudine dei figli al lavoro nei campi con il padre, nel 1911 comprò alcune macchine utensili per permettergli di imparare l’arte della meccanica, fino alle più recenti realizzazioni come Tornado e TNT, con il passaggio alla proprietà cinese di Qianjiang Group nel 2005.
All’interno di queste due date significative, c’è stato un mondo di competizioni, modelli storici, successi, fallimenti e grandi personaggi. A partire dalle 11 sarà disponibile la sezione inedita cliccando qui. Buon viaggio nella storia, e auguri Benelli.
Questo video è una vera chicca. E’ datato 1979 e rappresenta uno dei primi filmati di stunt riding “moderno”, eseguito con una pesante ed ingombrante “Kawasaki Z1300 a sei cilindri. Un vero e proprio pezzo di storia da cineteca del motociclismo. Enjoy the show!
via | Visordown
KTM ha rilasciato 20 immagini dalla bellezza mozzafiato. Non si tratta del lavoro di fotografi professionisti con location spettacolari o azioni dinamiche da orgasmo multiplo, ma semplicemente 20 foto che raccontano la storia delle moto arancio, dal 1934 ai giorni nostri. La particolarità della gallery qui sotto è da ricercare nella varietà di generi proposti.
Per l’opinione della “plebe”, KTM è legato al solo offroad, con una storia di moto stradali nata nell’ultimo decennio. Non è proprio così. Le prime moto di Mattighofen che hanno toccato la strada erano semplici stradali tuttofare come la R 100 e la Grand Tourist, per poi arrivare agli scooter Mecky e Mirabell prodotti dal ‘56 al ‘60.
La vera anima offroad è arrivata dopo gli anni 60, arrivando fino ai giorni nostri fra successi in tutte le discipline. Personalmente, ho fissato per qualche minuto le splendide creature da Rally, che hanno portato a vittorie Dakariane e più in generale nei raid internazionali. Aprite la gallery e rifatevi gli occhi!
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Il nostro lettore Dummy ha elaborato un video emozionale davvero suggestivo, dedicato alla Moto Guzzi e al mito che da tanti anni porta con se, rappresentato da due cilindri posti trasversalmente e tanta, tanta storia. Come dice lui stesso nella descrizione, si è ispirato al futurismo, movimento artistico di inizio secolo, anni in cui il motociclismo cominciava ad evolversi, e in quel di Mandello nascevano le prime creazioni.
Una carrellata di immagini e filmati, dalle prime vittorie di Omobono Tenni alla V7 Special, primo modello di successo dotato di motore V2, fino alle immagini della catena di montaggio. La musica a è del Secondo Atto della Tosca, di Giacomo Puccini: “Vissi d’arte, vissi d’amore”. Buona visione!
Conclusosi il campionato 2010, il Ten Kate Honda Team può fare qualche bilancio sui risultati negli ultimi 10 anni di Mondiale Supersport, con un impressionante dato: 8 titoli mondiali conquistati dal 2000 al 2010, lasciando agli avversari solamente le briciole (leggi Cal Crutchlow con Yamaha nel 2009 ed Andrew Pitt nel 2001 con Kawasaki). Sette titoli sono stati conquistati consecutivamente, dal 2002 al 2008
L’ultima vittoria mondiale di Kenan Sofuoglu chiude una decade da sogno per il team olandese, cominciata con la vittoria di Karl Muggeridge a Brands Hatch 2000, che ha portato ad un totale di 61 vittorie e 120 podi. Kenan, dal canto suo, diventa il più premiato pilota della storia della Supersport, con un totale di 17 vittorie e 39 podi.
Gli unici piloti che hanno conquistato due mondiali sono stati piloti Ten Kate, nella fattispecie Andrew Pitt, Sebastian Charpentier, e il già citato Sofuoglu. Le pole position conquistate in questi due lustri sono 63, e ogni campionato conquistato è affiancato dal titolo costruttori. Una carriera da mani nei capelli per il team di Ronald, uno dei pilastri su cui si muove il campionato, e che ha contribuito alla crescita delle derivate di serie.
Un marchio storico come Ural merita uno spazietto riservato nei cuori di tutti i motociclisti. La storia di questo marchio parte dal 1940, quando l’Unione Sovietica acquistò i progetti della BMW R71 Sidecar e produsse la M-72 marchiata IMZ-Ural, nel 1941. Da quel giorno, la produzione di queste moto non si è più fermata, nè tantomeno evoluta in maniera importante.
Le care vecchie bicilindriche boxer, sono sul mercato con la stessa unità propulsiva, lo stesso telaio e lo stesso carattere di 60 anni fa: la Ural ST incarna l’ultima evoluzione di un progetto immortale, con un occhio di riguardo alle caratteristiche off-road del mezzo. Gomme semitassellate (che ovviamente sono distinte nelle versioni normale e sidecar) e nuove colorazioni sono l’unico cambiamento.
Le livree disponibili sono rosso, nero, verde o sabbia, ovviamente tutti con tonalità opache e e vagamente militari. Disponibile come optional, una sella doppia, molto comoda, per il vostro compagno comunista, e un piccolo cupolino, che nelle tempeste di neve della steppa fa sempre comodo.
Una nota favola, racconta la storia di una splendida ragazza, che s’ innamorò di un principe dal cuore nobile, ma dalle sembianze di bestia orribile. Un bacio fra i due riuscì a sciogliere l’incantesimo e il principe tornò bello come mamma l’ha fatto… Storia commovente, e molto romantica, che rivediamo in questo servizio fotografico, in chiave più moderna:
La sexy Rachel, s’innamora follemente della bestia, una Yamaha V-Max nera come la notte, imponente e cattiva, che però sa essere portata a spasso con tranquillità e legiadria, grazie ad una ciclistica ottima e un motore pastoso e regolare. Unica differenza fra le due storie: Rachel un giorno baciò il serbatoio, ma non accadde nulla… allora girò tutta la manetta del gas lasciando qualche chilo di gomma sull’asfalto, e la povera ragazza si accorse che di nobile e romantico, la bestia giapponese, non aveva proprio nulla!
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Due video davvero splendidi, che ci portano indietro di dieci anni (anche qualcuno in più, a dir la verità) e ci fanno rivivere momenti indimenticabili della Superbike. Cadute, sorpassi, passaggi spettacolari da parte di coloro che hanno scritto, e continuano a scrivere, la storia di questa categoria.
Inutile elencare i protagonisti del video, sono tanti e tutti hanno un piccolo spazio nella leggenda delle derivate di serie, comprese le wikd card di Sugo e delle gare inglesi, e le comparsate varie. C’è pure quel manico ubriacone di Anthony Gobert con la Bimota SB8K!
I video, ovviamente, dopo il “continua“.
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Bicilindrico da 1488cc, 4 valvole e raffreddamento a liquido: non si tratta delle specifiche tecniche di un nuovo modello, ma di quelle del “primo“, datato 1895. E’ sorprendente come nel corso degli anni - benchè la tecnologia abbia portato evoluzioni non indifferenti - i principi tecnici siano rimasti pressochè invariati.
Si chiama Hildebrand & Wolfmüller, il primo mezzo con due ruote dotato di motore, e verrà battuto all’asta all’ International Classic Motorcycle Show di Stafford, il 25 aprile prossimo, per la belleza di 60.000£. Leggenda narra che di H&W ne furono costruite ben 2000, ma c’è chi pensa che non furono più di 800; alla fine poco importa, perchè i modelli sopravissuti negli anni sono davvero pochi.
Quello in oggetto, ha inoltre bisogno di un profondo restauro: l’ultima volta che ha circolato su strada, è stato negli anni ‘30… diciamo che occorre qualcosa di più di un tagliandino per far girare nuovamente i pistoni!
via | mc24
Il commento che accompagna questo video sue Youtube recita “probabilmente la peggior organizzazione che una gara del Mondiale Superbike abbia mai avuto” e non possiamo che sottoscrivere.
Correva l’anno 1999, e il tracciato del Nurburgring è scenario di una classica scivolata da parte di Jerman. Niente di particolare, se la sua Kawasaki ZX-7R non avesse isozzato l’ingresso della curva d’olio, e la direzione gara non avesse ignorato questo particolare per tutta la durata della competizione.
Il risultato è facile da immaginare: cadute su cadute, piloti furiosi e team manager assetati di sangue… quello degli organizzatori. Un piccolo pezzo di storia delle derivate di serie, che per quanto spettacolare, meglio non rivedere ai giorni nostri!