Oops: otra vez! La Radical Ducati ha calato il bis: sì, perchè la grande assente al recente Motor Bike Expo di Verona, dopo appena qualche giorno dalla presentazione della sua Dirt-RAD (di cui vi abbiamo parlato prontamente), torna a cimentarsi con le sportive “made in BorgoPanigale“, mettendoci la firma, anzi una zampa: in due parole, Pata Negra!
In realtà si tratta dell’evoluzione della RAD 02 Montjuich, rivisitata però in versione 2012 dall’atelier dei nostri amici di Madrid. A cominciare dalla struttura del telaio, per finire alla “pelle” in fibra di carbonio. Il propulsore deriva da un Monster 1000cc del 2003 e la componentistica è di prim’ordine: pedane Rizoma, ecu EVR e l’ormai immancabile scarico Magaphone della Spark!
Prima o poi doveva succedere. Gli amici della radical di Madrid, Pepo Rosell e Reyes Ramon, per una volta hanno accantonato l’amore per il Desmo di Borgo Panigale e si sono invece cimentati con un mono giapponese anni ‘80. Il risultato? Lo vedete qui in foto, si chiama Dirt-Rad. La sigla, opportunamente modificata, ci fa subito capire come questa volta non si tratta di una Ducati, essendo la base di partenza una off-road nipponica, la Yamaha XT 600 del 1989.
Il telaio originale è sta to tagliato e poi collegata alle forcelle di una FZR600, mentre il motore è stato ricostruito con nuove teste e adesso ruggisce grazie a raccordi Wolfman e terminali Spark GP megaphone. I cerchi da 18″ calzano dei pneumatici Pirelli Scorpion, abbinate a un impianto frennante che deriva da una Ducati S4RS. Anche il serbatoio è di una vecchia Ducati 250 del 1970, mentre la sella è di una Pursang Bultaco.
I parafanghi sono fatti a mano: alluminio all’anteriore e carbonio al posteriore. Completano il quadro la componentistica Rizoma e il faro Puch da minimoto. Divertente, agile e leggera, la Dirt-RAD è molto più di un semplice progetto: verrà infatti presentata dalla Radical alla 2a edizione del concorso “Metamorfosis Masiva“, competizione di stile aperta alle sole motocliclette monocilidriche (niente scooter, please), il tutto all’insegna del puro minimalismo: “menos es màs”!
Questa volta la “strana coppia” Pepo Rosell e Reyes Ramon dell’ormai nota e apprezzata Radical Ducati, l’ha fatta grossa, anzi, grossissima: in partership con la DragonTT ha ideato un kit di carene che rivoluziona l’estetica delle attuali Superbike 848/1098/1198 (almeno fino alla presentazione della 1199 al prossimo EICMA) made in Borgo Panigale.
Vendetta è un kit dal design rivoluzionario, mai visto prima, che rende la Ducati Superbike compatta, snella, aggressiva. Il bodykit può esser montato sulle moto senza necessità di modifica alcuna ed è disponibile sia in fibra di carbonio, sia in fibra di vetro. Rispetto alle carene originali, abbiamo diversi vantaggi quali: maggior capienza del serbatoio, miglior convoglio d’aria (tradotto in magggior potenza) e naturalmente, minor peso.
Nello specifico, il kit “Vendetta” si compone di un cupolino sdoppiato con duplice faro ellissoidale e plexiglass fumè; aribox maggiorati e in posizione semi-verticale; serbatoio più grande; carene laterali avvolgenti, con puntale racing e indicatori di direzione integrati; sella monoposto con luce incorporata e doppio scarico Termignoni in carbonio. Si può volere di meglio?
Gli amici di Radical Ducati ne hanno combinata un’altra. Nella gallery allegata potete osservare la RAD 02 Corsa Evo, evoluzione ancora più estrema - come dice il nome stesso - della RAD 02 Corsa, creatura studiata esclusivamente per l’uso in pista. Esteticamente siamo arrivati ad una silouette snella che punta a ridurre ancora di più il peso.
Un codino corto così in fibra di carbonio, sostenuto da uno striminzito telaio reggisella anch’esso in materiale composito. Il design del retrotreno è stato curato dal designer spagnolo Carlos Beltran, mentre lo snellimento della parte anteriore è opera dello studio Dragon TT. L’unico dettaglio estetico in comune con la vecchia 02 Corsa è il serbatoio, secondo Radical troppo perfetto per essere sostituito.
Il motore è un ST3, il desmo 3 valvole che equipaggiava la sport touring, mentre il telaio è derivato degli ultimi modelli Superbike e rifatto da Radical Ducati in alluminio della casa di Borgo Panigale. Considerando il risparmio di peso ancora più ricercato, potremmo aver abbassato ancora i 130kg a secco della Rad 02 Corsa, così da creare una vera e propria scheggia tra i cordoli.
RAD-01 è stato, e ancora è, il fiore all’occhiello dell’atelier Radical Ducati, uno dei più alti esempi di tuning spagnolo, che accorcia le distanze fra il motociclismo puro e l’arte. Fra le lavorazioni di classe di Pepo e del suo team di lavoro, la RAD continua a suscitare l’interesse degli appassionati, per l’estetica controversa e le indubbie doti tecniche, spremute dal bicilindrico Ducati.
Il progetto nacque nel 2005, quando Ducati con la Superbike 749/999 divideva l’utenza, una moto radicale che ha ricevuto una caratterizzazione estetica ancora più particolare, appena uscita dall’officina spagnola. Così anche Radical Ducati ha destato interesse, costruendo un cupolino senza proiettore, eliminando il grosso supporto di serie, e collocando i fari nelle carene laterali, con una soluzione bizzarra quanto affascinante.
Il motivo che rese la RAD ancora più famosa delle sue indubbie caratteristiche tecniche, però, fu il parere di tanti appassionati che hanno visto nel progetto special spagnolo la vera erede della 998. Una moto totalmente originale quanto armonica nelle forme e accattivante, diversamente dalla moto disegnata da Terblanche che alla sua creazione dalla pregevole fattura ha affiancato un disegno non capito da molti motociclisti, confezionandola come un oggetto ricercatissimo e high tech, forse meno diretto e ruspante della precedente icona della sportività italiana, e della bellissima RAD.
Continua a leggere: Radical Ducati RAD-01: La 999 che non fu
Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: la moto si chiama proprio così e non si tratta di un giudizio o di un test. Forse il voto vero e proprio se lo è dato lo stesso Pepo Rosell, patron della spagnola Radical Ducati, con questa 9 e mezzo chiaramente ispirata alle Ducati Racing anni ‘70, come la monocilindrica 450 cc. L’ alchimista iberico infatti ha ben saputo miscelare i diversi ingredienti, tutti rigorosamente made in Borgo Panigale.
La base di partenza è il telaio di un M900 del ‘97, modificato nella parte terminale per consentire l’alloggiamento del codino seventies’ style. Dello stesso modello, anche il forcellone monobraccio che, si lega al cerchio a tre razze della prima 916. Entrambi i freni a disco sono affidati all’eccellenza della nostrana Brembo. I collettori sono della tedesca Wolfman e terminano con i due bellissimi Magaphones sovrapposti della Laser.
Completano il look il parafango anteriore modificato dalla MT-03, pedane racing SP, i semimanubri, il serbatoio della 999 e la caratteristica sella monoposto presa in prestito da un’altra perla della stessa Radical: la RAD 02 Cafè Racer. Il rosso del telaio ben si sposa con il bianco delle carene sui cui spicca la tabella portanumero corsaiola. Chissà cosa avrà in serbo il buon Pepo per il Motor Bike Expo di Verona del prossimo gennaio.
Gli amici spagnoli di Radical Ducati ne hanno combinata un’altra delle loro, mettendo mano questa volta sulla motardona della casa di Borgo Panigale, snaturando un po l’estetica e dandole connotazioni più da naked sportiva che da supermotard.
Ma non perdiamoci in chiacchere e arriviamo subito al succo di questa Hyper Radical: l’abuso di carbonio e il telaio verniciato in nero, al posto del rosso di serie, sono le cose che più saltano all’occhio, assieme al faro anteriore di origine MT-03 e il parafango basso.
Pepo ha messo abbondantemente mano anche alla ciclistica, sostituendo le sospensioni anteriore e posteriore, oltre all’impianto frenante, cambiato con uno più potente. Il motore è stato modificato con un kit di alberi e centralina della DP racing. I tecnici della Radical hanno sostituito la pompa della frizione con una Discacciati e inserito nella frizione un disco autoventilante EVR ed un coperchio aperto in carbonio della CW Racing, come quelli dei coperchi della distribuzione. Lo scarico è della Termignoni in carbonio.
Continua a leggere: Hyper Radical: la Hypermotard secondo Radical Ducati